Nel 2022 ricorre il 25° anniversario dell’approvazione, da parte del 44° Capitolo Generale dell’Ordine, del documento istituzionale “I laici nelle Scuole Pie“. È una data “tonda“, che può suggerirci uno sguardo grato alla strada percorsa in questi anni e che questo documento, che ricordiamo, ha contribuito tanto a promuovere e sviluppare.

Il Capitolo generale del 1997 fu convocato con un motto molto interessante. Il testo recitava: “Carisma e ministero: una storia da ricordare, una storia da costruire”. Era il 400° anniversario dell’inizio della missione calasanziana nella Scuola di Santa Dorotea (1597), e l’Ordine celebrava con profonda gioia quella storia – incompiuta – che il Nostro Santo Fondatore aveva iniziato nella piccola sacrestia di una parrocchia di Trastevere.

Mi sembra che ora sarebbe bene applicare lo stesso motto a questo anniversario del documento sul laicato scolopico. Siamo infatti di fronte a una bella storia che dobbiamo ricordare e su cui dobbiamo continuare a costruire. Vorrei contribuire con questa semplice lettera fraterna e  soffermarmi su alcuni punti che ritengo importanti.

Prima di tutto, credo che dobbiamo porci una domanda: cosa desiderava raggiungere il Capitolo Generale con quel documento?In un Capitolo non si approva nulla senza un’intenzione. Rileggendo i verbali e il documento stesso, i tre obiettivi che erano sul tavolo in quegli anni sono chiari:

  1. Chiarire la coscienza scolopica su questo tema.
  2. Rispondere alle preoccupazioni di tanti laici che si interrogano sul progetto delle Scuole Pie nei loro confronti.
  3. Accettare l’apertura ai laici quale segno dei tempi che ci sfida profondamente.

Questi erano i tre obiettivi. Questo viene registrato nei verbali del Capitolo e nel documento stesso.  Voglio condividere con tutti quanto segue: i tre obiettivi continuano ad essere reali, attuali e provocatori. È ancora necessario approfondire e chiarire ciò che stiamo vivendo; continuiamo a ricevere domande, proposte e aspirazioni dalle persone che condividono il nostro carisma e la nostra missione; è ancora vero che questo cammino ci interpella e suscita nell’Ordine il desiderio di rispondere e di compiere nuovi passi, oltre a domande e preoccupazioni. Continuiamo il nostro cammino, fratelli.

Oltre ad affermare che gli obiettivi sono ancora attuali, dobbiamo anche affermare che in tutti e tre abbiamo fatto molti progressi. Offro alcuni dati su questo progresso e su questi progressi, accennando anche alle difficoltà e agli errori che abbiamo commesso.

1. Il documento che stiamo commemorando è stato approvato canonicamente con il 65% dei voti al 44° Capitolo generale. Sappiamo tutti che una proposta o un direttorio, per essere approvati, hanno bisogno della maggioranza assoluta. Il voto con cui il documento è stato approvato indica una chiara maggioranza, ma esprime anche difficoltà o dubbi. Anni dopo, l’attuale Direttorio di Partecipazione, che è la concretizzazione aggiornata del documento del 1997, è stato approvato con l’84% dei voti dei capitolari. Sono dati forse poco rilevanti, ma ci aiutano a capire che siamo di fronte a una sfida e a un processo che ha bisogno di tempo, ma che gradualmente viene ben compreso e recepito dall’Ordine.

2. D’altra parte, sappiamo che le quattro modalità di partecipazione sono state consolidate e che esistono numerose e ricche esperienze di promozione di ciascuna di esse. È vero che l’integrazione carismatica e giuridica continua a essere un’opzione poco diffusa, ma non per questo insignificante. Ed è anche vero che il lavoro di accompagnamento dei nostri collaboratori, la ricchezza dei processi di Missione condivisa e lo sviluppo della Fraternità sono stati formidabili.

3. Oltre a questi fatti fondamentali, cito molte altre cose che sono sufficientemente chiare tra noi: la condivisione del carisma e della missione tra religiosi e laici è buona, ricca e necessaria; maggiore è l’identità calasanziana dei laici, meglio è per i bambini e i giovani che crescono in mezzo a noi; la pluralità vocazionale scolopica è ricca e creativa; i ministeri scolopici affidati ai laici danno vita a molta ricchezza nella missione e persino alla possibilità di creare nuovi ministeri; il modello di presenza scolopica si sta facendo strada tra noi con progressiva naturalità; la Fraternità e l’Ordine condividono la missione in vari modi, particolarmente significativa è la rete “ITAKA-Escolapios”; la Fraternità si sta dotando gradualmente di strutture di animazione e di accompagnamento, e sta nascendo in nuovi contesti e Demarcazioni, ecc.

4. Come in ogni processo, anche in questo caso sembrano esserci difficoltà e situazioni che devono essere riviste o accompagnate. Ne citiamo alcune: in alcuni luoghi è difficile trovare la strada giusta per inserire bene la Fraternità nel dinamismo della Provincia e di ciascuna delle presenze, in modo che possa crescere e contribuire come ciò che è, un’importante entità scolopica; intendendo la formazione dei laici nella dinamica della Missione condivisa come “conoscenza da apprendere in un corso” e non come un processo integrale che trasforma la vocazione educativa delle persone; credere che noi religiosi non dobbiamo essere formati, insieme ai laici, su tutto ciò che riguarda l’identità calasanziana della nostra missione, “perché sappiamo già tutto“; non riflettere abbastanza sull’importanza della presenza dei religiosi nella vita della Fraternità, ecc.

5. Dobbiamo stare attenti a certi modi di pensare, o forse piuttosto a frasi o idee che a volte si nascondono tra noi, soprattutto in alcuni luoghi, e che non riflettono affatto né il modo di pensare dell’Ordine né le dinamiche sinodali proposte dalla nostra Chiesa. Ne cito alcuni:

    1. “Finché abbiamo abbastanza religiosi, non è necessario promuovere il progetto dei laici”. Riflette una concezione utilitaristica del laicato scolopico e non risponde affatto al desiderio di costruire Scuole Pie che siano partecipative, plurali e generatrici di identità. Una cosa è essere chiari sulla priorità di costruire una Demarcazione, un’altra è pensare di “promuovere il progetto dei laici solo quando ne avremo bisogno; per il momento non è necessario”.
    2. “Non è un problema non avere religiosi in una scuola, è già gestita dai laici”. Un’affermazione e un modo di pensare che non solo sconcerta i religiosi, ma anche i laici. Non importa se in una scuola delle Scuole Pie ci sono religiosi o meno. È meglio, assolutamente meglio, se ci sono dei religiosi. Affermo che non solo è meglio, ma è necessario. Ma se non ci sono religiosi, ovviamente, le cose devono essere fatte in modo diverso. Ma trasformare la soluzione in un problema – la mancanza di religiosi – nell’ideale o nel meglio, è un errore molto grave.
    3. Dobbiamo accompagnare bene i nostri giovani affinché possano comprendere adeguatamente l’intero dinamismo della Partecipazione. Le cose più sconcertanti sono quelle che si trovano agli “estremi” e che trasformano il dinamismo della Partecipazione in ciò che non è e non sarà mai. I nostri giovani devono sapere e sentire che la loro vocazione è piena, necessaria, entusiasmante e insostituibile. Come è sempre stato. E dobbiamo trasmetterlo a tutti noi – religiosi e laici – e non solo con le parole, ma con la vita.

6. Si presentano nuove sfide, tutte frutto della vita e del cammino che stiamo percorrendo. Eccone alcune:

  1. Sviluppare e vivere pienamente l’identità dell’Ordine e della Fraternità. L’Ordine delle Scuole Pie e la Fraternità Scolopica sono realtà diverse che optano per la comunione. Ma questo può essere fatto solo a partire da identità chiare e da esperienze complete. Abbiamo bisogno di un Ordine delle Scuole Pie che viva intensamente la consacrazione e la profezia, che cresca e cammini a partire dai dinamismi e dalle strutture che gli sono propri, e che si prenda cura del suo significato e della sua capacità di Vita e Missione. Allo stesso modo, abbiamo bisogno di una Fraternità Scolopica che cresca nello sviluppo della propria identità, chiaramente enunciata nei suoi documenti, e che cerchi di vivere chiaramente la vocazione cristiana arricchita dal carisma calasanziano affinché, al suo interno, religiosi e laici possano condividere il dono vocazionale ricevuto.
  2. Condividere la sfida missionaria. L’Ordine, la Fraternità e i laici scolopi nel loro insieme sono inviati ai bambini, ai giovani e soprattutto ai più poveri. Questo invio in missione può e deve essere condiviso. È già così in molti luoghi dell’Ordine, e abbiamo esperienze ricche e fruttuose di questo “invio in missione condivisa”. Abbiamo persino presenze scolopiche che sono nate in questo modo, congiuntamente.
  3. Configurare un soggetto scolopico chiaro e fecondo. Quando parliamo di “scolopi” non parliamo solo dell’Ordine. Questo sta diventando gradualmente più chiaro tra di noi. Ma questo nuovo soggetto scolopico che stiamo configurando, formato dall’Ordine, dalle Fraternità e da tante persone che condividono la Missione che abbiamo ricevuto da Dio attraverso il Calasanzio, ha bisogno di essere ben riflesso e strutturato, nelle sue diverse dinamiche, per essere fruttuoso. Se è confuso, se le diverse identità non sono ben rispettate, non funzionerà.
  4. Sviluppare i ministeri scolopici. Stiamo vivendo un momento di riflessione creativa su questo tema dei ministeri, decisivo per la promozione della pluralità vocazionale scolopica. Il nostro ultimo Capitolo generale ha chiesto alla Congregazione generale di studiare la possibilità di creare un nuovo ministero scolopico, legato all’ascolto e all’accompagnamento. È un bellissimo esempio di vita che emerge tra noi.
  5. Il ruolo di guida dei giovani e il loro contributo per una scuola migliore. Non c’è dubbio che lungo questo percorso arriveranno molti altri contributi e suggerimenti in tutto ciò che riguarda la Partecipazione. Siamo molto grati al Signore per il dono della presenza dei giovani che crescono e camminano in mezzo a noi con crescente corresponsabilità scolopica, sapendo che la costruzione delle Scuole Pie è un bel contributo all’utopia ecclesiale e sociale che essi vogliono costruire e che tutti sappiamo e crediamo di doverci aspettare come dono da colui che tutto può: il Regno di Dio e la sua Giustizia.

Vorrei concludere questa lettera fraterna con una parola di ringraziamento a tante persone che, con la loro buona volontà e il loro amore per il Calasanzio, desiderano sinceramente crescere nella loro identità e nel loro legame scolopico e, con la loro sensibilità e i loro sogni, portare nuove energie a tutte le Scuole Pie. A tutti loro esprimo la mia gratitudine e per tutti loro ringrazio Dio. Al Signore che chiama chiediamo di continuare a chiamare altre persone, ognuna secondo la propria vocazione, per continuare a promuovere il sogno sempre incompiuto di San Giuseppe Calasanzio.

Un abbraccio fraterno.

P. Pedro Aguado Sch. P.

Padre Generale