Cari fratelli, siamo in pieno nel processo di accogliere il Sinodo dei giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Questo è il momento della Chiesa. Ma nel nostro Ordine siamo nella fase di discernimento su quanto abbiamo sperimentato al Sinodo della Gioventù Scolopica, che celebrerà la sua Assemblea Generale a Oaxaca.

Dedicherò due salutatio a questo processo molto importante. La prima, quella che avete in mano, è scritta prima dell’Assemblea di Oaxaca. La seconda, la scriverò più tardi. Nella seconda, cercherò di offrirvi la mia lettura dell’esperienza che abbiamo vissuto a Oaxaca, per aiutarvi ad accogliere tutto ciò che lì si farà. Questa seconda lettera terrà conto dell’esortazione apostolica post-sinodale scritta da Papa Francesco. Ma in questa prima parte voglio presentare una serie di proposte concrete che sono, senza dubbio, sfide scolopiche proposte dal Sinodo tenutosi nell’ottobre 2018.

Ho sempre pensato che la ricezione di un Sinodo, come quella di un Capitolo, richiede tempo. Ecco perché vi offro queste proposte, alcune delle quali molto concrete, un anno dopo il Sinodo tenutosi a Roma. Le citerò semplicemente, senza svilupparle. Lascio a voi il compito di pensare “cosa significa ciascuna di queste proposte per la nostra Provincia o per la nostra Presenza Scolopica”. Cercherò di fare riferimento a paragrafi concreti del documento finale del Sinodo (DF) del novembre 2018, per aiutarvi a contestualizzare le proposte e a lavorare sul documento.

La sfida dell’ascolto (DF97). Va detto che è stato un grido sinodale. Anche se qualche padre sinodale ha detto che “il lavoro della Chiesa non è ascoltare, ma insegnare”, la considerazione generale è stata che la Chiesa non sarà in grado di esercitare la sua funzione di “maestra” se non impara prima ad ascoltare i giovani. L’ascolto e l’accompagnamento degli scolopi verso i giovani presuppone molte cose. Tra queste: la creazione di strutture e dinamiche di ascolto; l’orientamento della pastorale verso l’accompagnamento dei giovani; la formazione all’accompagnamento e la dinamica di supervisione di come questo accompagnamento si svolge; la preparazione di persone qualificate per ascoltare, e accompagnare, etc.

Lo sviluppo di processi pastorali completi (DF16.142), dall’infanzia all’età adulta e persino l’inserimento nella comunità cristiana. Credo che tutto lo sforzo che si sta facendo per lo sviluppo del Movimento Calasanzio vada nella direzione indicata dal Sinodo, e che uno dei frutti più preziosi del Sinodo Scolopico sarà l’universalizzazione, il consolidamento e lo sviluppo del Movimento Calasanzio in tutte le Demarcazioni e presenze delle Scuole Pie.

Rivitalizzare le nostre parrocchie (DF18.129). L’Ordine ha appena creato la Rete delle Parrocchie scolopiche. È necessario prendere coscienza della necessità da parte delle parrocchie di essere più significative, di pensare all’aspetto missionario, di inserirsi nella dinamica scolopica, di riconoscere che a volte sono molto lontane dai giovani, ecc. La chiamata è chiara: rendiamo le nostre comunità parrocchiali più capaci di vita e di missione, più identificate con la mentalità dell’Ordine.

La lotta contro qualsiasi tipo di abusi (DF 29-30-31).  Tra le tante altre, una sfida è chiara: lavorare in modo che quanto è accaduto nell’intera questione dell’abuso sessuale, della coscienza e del potere non si ripeta. E questo significherà, tra l’altro, qualificare i nostri scolopi, educatori, catechisti e collaboratori in questo tema. Dobbiamo progettare processi formativi.

Potenziare l’impegno e la partecipazione sociale (DF46). Percepisco ancora poca sensibilità tra noi per lavorare sulla sfida di sensibilizzare i nostri studenti e i giovani all’importanza della partecipazione sociale e politica nei processi. Dobbiamo riflettere a fondo su cosa significhi lavorare per la creazione di cittadini responsabili, costruttori di società più giuste e partecipative.

Processi di autocritica (DF53). È molto interessante cercare di comprendere l’autocritica ecclesiale del Sinodo dei giovani. Forse nei nostri capitoli perdiamo opportunità per una sana autocritica, e dovremmo pensare a questo. Qualche esempio: alcune affermazioni sinodali: “scandali sessuali ed economici”, “la mancanza di preparazione dei ministri, incapaci di comprendere le esigenze dei giovani”, “la mancanza di attenzione per le omelie e la liturgia”, “il ruolo passivo attribuito ai giovani nelle comunità parrocchiali e il dinamismo diocesano”, “le difficoltà ecclesiali nel rendere conto delle loro posizioni dottrinali”, e così via.

I giovani, luogo teologico in cui il Signore ci rivela speranze e sfide (DF64). Forse siamo troppo abituati a pensare e discernere partendo da noi stessi, dai nostri approcci o dai nostri processi tradizionali, e non diamo l’importanza che hanno alle sensibilità e alle speranze dei giovani. Conosco molti giovani che ancora si aspettano molto da noi, ma la loro speranza è intrisa di una certa delusione o insoddisfazione.

Rinnovare la Vita Consacrata partendo da prospettive nuove (DF88). Tra queste, possiamo citare: l’audacia delle nuove fondazioni; la missione nelle periferie; la fecondità e la creatività di tanti laici che condividono carisma e missione, la creazione delle condizioni per una Cultura Vocazionale autentica, ecc.

Cosa significa la sinodalità nelle Scuole Pie? (DF 119.123). Indubbiamente, nella Chiesa c’è una forte riflessione sulla sfida della sinodalità. Questo è un dinamismo su cui riflettere in tutti gli ambiti della vita ecclesiale. E anche tra di noi. E, come nella Chiesa, anche noi dobbiamo interrogarci sul ruolo dei giovani nelle Scuole Pie.

La qualifica vocazionale della Pastorale dei Giovani. (DF140). E’ sempre una sfida aperta per noi, qualcosa che deve essere sempre presente. Così come è chiaro che la pastorale vocazionale ha uno spazio proprio, è chiaro che la pastorale vocazionale deve illuminare tutta la pastorale. Non stanchiamoci mai di riflettere su questo.

La presenza della donna nella Chiesa (DF148) e nelle Scuole Pie. E’ sempre più evidente tra noi la consapevolezza dell’importanza della presenza delle donne nei processi di sviluppo delle Scuole Pie. Tra questi possiamo citare: lo sviluppo e il coordinamento della missione; la capacità di accompagnamento; gli importanti contributi formativi; la sensibilità e le proposte delle Fraternità; la presenza e il contributo femminile nelle équipe e segretariati delle Province; il contributo decisivo nella funzione direttiva delle nostre opere; la partecipazione ad alcune fasi dei processi capitolari, ecc.

Cosa possiamo offrire noi scolopi per aiutare nei processi di discernimento vocazionale dei giovani (DF161). Tra queste possibilità che possiamo offrire per rafforzare e qualificare i processi di discernimento di tanti giovani, il Sinodo ne ha sottolineato tre:

  1. Aprire esperienze di vita fraterna condivisa. Qual è la capacità delle nostre comunità di accogliere le persone? Come possiamo e dobbiamo preparare le nostre comunità per offrire ai giovani spazi di vita comunitaria significativa? Ci sono già alcune esperienze interessanti tra di noi.
  2. Proposte apostoliche forti e significative. È molto chiaro che un giovane, per poter svolgere il suo discernimento vocazionale nell’ambito scolopico, ha bisogno di sperimentare la missione scolopica. In modo forte, significativo, accompagnato e stimolante. Possiamo fare molto di più di quanto facciamo, senza dubbio.
  3. Esperienze di preghiera coerente e spiritualità. È un dinamismo senza il quale il discernimento vocazionale non è possibile. Possiamo offrire ai giovani spazi di preghiera di qualità? Penso alle nostre comunità, ma non solo a loro, ma anche a possibili offerte di spazi di spiritualità ben accompagnati e di adeguati itinerari di crescita spirituale.

La Formazione Iniziale dei giovani scolopi (DF100.163-164). Il Sinodo dei Giovani ha parlato anche dei giovani che crescono tra noi preparandoci ad essere religiosi, educatori e sacerdoti scolopi. E i criteri che il Sinodo ha sottolineato sono abbastanza esigenti e chiari: la scelta dei formatori; i criteri formativi che sono prioritari; il contributo dei laici nella formazione dei religiosi; l’importanza di introdurre la formazione pastorale e formativa nei curricula formativi; i dinamismi di verifica e valutazione del cammino formativo, ecc. Allo stesso modo, il Sinodo ha sottolineato l’importanza di un’adeguata organizzazione dell’accompagnamento sia nella formazione iniziale che nei primi anni di vita scolopica adulta. Il Sinodo ha proposto compagni accompagnati e seguiti. Ecco una traccia molto chiara per la nostra riflessione.

Come potete vedere, non sono ancora voluto entrare nell’esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco (Cristo vive!). Spero di farlo nel contesto dell’Assemblea Generale del Sinodo Scolopico dei Giovani di Oaxaca, per poi offrirvi qualche altra riflessione. Il mio interesse è quello di continuare ad aiutare affinché il Sinodo dei giovani non sia per noi solo un altro evento, ma uno spazio di discernimento per la nostra autenticità e fedeltà vocazionale, per essere sempre più gli scolopi di cui i giovani hanno bisogno.

Ricevete un abbraccio fraterno

 

Pedro Aguado Sch.P.

Padre Generale

 

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