Da un anno a questa parte abbiamo celebrato tutti i Capitoli Locali e Demarcazionali dell’Ordine. Il “tempo capitolare” è terminato a maggio del 2019. Durante questi mesi, la Congregazione Generale si è incontrata con le nuove Congregazioni elette nei Capitoli, per condividere con loro i piani e i progetti del quadriennio; in breve, l’accoglienza dei propri processi capitolari.

È su questo tema che voglio scrivervi, perché sono convinto che l’accoglienza di un Capitolo provinciale non è questione di pochi giorni, ma di un intero processo, che merita molta attenzione. E ancor di più nel nostro caso, in cui stiamo iniziando il processo di preparazione al 48° Capitolo Generale. Voglio solo sottolineare alcune dinamiche di cui penso dovremmo tenere conto quando lavoriamo per accogliere il nostro Capitolo provinciale.

Nel libro degli Atti degli Apostoli[1] c’è una bella narrazione di un evento straordinario di discernimento comunitario: la domanda posta dalla comunità di Antiochia in relazione a ciò che era veramente importante e a ciò che non lo era nel vivere la fede cristiana. Antiochia (rappresentata da Paolo e Barnaba) consulta gli apostoli a Gerusalemme, che riflettono in profondità e scrivono un documento in risposta alle preoccupazioni e alle domande della comunità. Poi prendono una decisione significativa: scelgono due persone tra di loro (Giuda e Sila) per portare la lettera, accompagnando Paolo e Barnaba.

E Giuda e Sila convocano l’assemblea ad Antiochia e leggono la lettera, e “si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva.”  La lettera inviata dalla Chiesa di Gerusalemme è stata ricevuta come “parola di incoraggiamento”. Ma la questione non finisce qui. Ci è stato detto che Giuda e Sila “parlarono molto per incoraggiare i fratelli e li fortificarono[2]”.

Questo passaggio degli Atti degli Apostoli può aiutarci molto a capire dove si trova la chiave per la sfida di accogliere e ricevere un Capitolo provinciale (o generale) nel cuore di una Demarcazione e del gruppo di persone che vivono la loro fede e missione sulla base di un dato carisma.

Vi invito a leggere attentamente questo capitolo del libro degli Atti. In esso appare una comunità “in discernimento”, con posizioni su temi importanti; un chiaro desiderio di luce e chiarezza; uno sforzo per cercare risposte, alla luce del Vangelo; un lavoro serio, mettendo in atto i mezzi necessari perché la risposta arrivi e sia accolta; un’esperienza finale di gioia e consolazione.

Qualcosa del genere dovrebbe accadere tra noi quando celebriamo i nostri Capitoli: li prepariamo con la nostra migliore volontà, cerchiamo di farne opportunità dello Spirito per la Provincia, e facciamo tutto il possibile per accoglierne le decisioni e prepararne i frutti.

Stiamo facendo il possibile? Questa è la grande domanda a cui vorrei rispondere con questo semplice scritto, offrendo alcuni punti di controllo relativi all’organizzazione di un Capitolo: dal Capitolo alla Vita.

1-Essere consapevoli di ciò che cerchiamo quando celebriamo un Capitolo. A tal fine, vorrei citare una nota riflessione di Papa Francesco, pronunciata davanti a tutti i Padri sinodali riuniti a Roma per riflettere sulla Famiglia. Basta cambiare la parola “Sinodo” con la parola “Capitolo”. Questo è quello che ci direbbe il Santo Padre: “Le Assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente… Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo. Noi possiamo “frustrare” il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. Lo Spirito ci dona la saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività. Per questo vi chiedo di parlare con chiarezza e di ascoltarvi con umiltà[3].

Questa, dunque, è la mia prima affermazione: il compito di preparare, celebrare e accogliere il Capitolo è un compito spirituale, profondamente radicato nel nostro sincero desiderio di seguire il Signore e di annunciare il Vangelo, e assolutamente connesso con la Missione che abbiamo ricevuto. Questo è il tema di cui stiamo parlando: ciò che Dio si aspetta da noi. E di fronte a un tale “tema”, ogni risposta e ogni sforzo è sempre piccolo.

Per questo non dimentichiamo mai che l’accoglienza di un Capitolo richiede, prima di tutto, molta preghiera, un’intensa supplica al Signore perché con il suo Spirito ci illumini e ci rafforzi nelle nostre ricerche. E ha bisogno di lavoro: se non lavoriamo per farlo fruttare – in ciò che dipende da noi – stiamo sprecando il nostro lavoro e, cosa più importante, le speranze di molti fratelli e la preghiera sincera e generosa di chi si aspetta qualcosa da noi.

 2-Dare impulso ad un processo di accoglienza. La ricezione di un Capitolo ha lo stesso dinamismo – su piccola scala – di un Sinodo o di un’enciclica nella Chiesa nel suo insieme. È un processo lento e bisogna lavorarlo a fondo. Tutte le nostre Demarcazioni hanno una grande sfida: accogliere o meno il proprio Capitolo. Perché può accadere che non lo accogliamo, o che lo facciamo in modo superficiale. Se così fosse, perderemmo un’opportunità.

Lavorare per accogliere il Capitolo non consiste solo nell’incoraggiare la lettura dei documenti o nel promuovere progetti formativi perché siano meglio conosciuti e studiati. Affinché il Capitolo possa essere accolto, è necessario un dinamismo globale, che presuppone atteggiamenti positivi e operativi. Significa avvicinare le decisioni e le opzioni del Capitolo a tutti i religiosi e laici della Provincia, aiutare i giovani a conoscerle e a scoprire le potenzialità e le esigenze che contengono, promuovere iniziative e attività concrete che rendano possibile quanto approvato dal Capitolo. Se dopo un Capitolo “non succede nulla di nuovo”, è perché non è stato detto nulla di nuovo o perché non siamo stati in grado di accogliere le cose nuove che abbiamo approvato.

3- I documenti, le decisioni, l’evento vissuto e i capitolari. In un capitolo entrano in gioco molte dinamiche che devono essere prese in considerazione quando vengono accolte e avviate. Ma vorrei mettere in evidenza queste quattro:

  1. I documenti che sono stati approvati (piani, statuti, proposte, scritti), tutti importanti. Sono il frutto del lavoro dei capitolari e di tutti coloro che vi hanno collaborato. Meritano di essere letti e approfonditi.
  2. Le decisioni prese, tutte importanti per la Provincia, alcune indubbiamente significative, e di altre delle quali non immaginiamo nemmeno l’importanza che avranno in futuro. Abbiamo l’esperienza di essere stati in grado di prendere decisioni importanti perché un capitolo, anni fa, ha approvato opzioni che all’epoca nessuno valutava al massimo del loro potenziale.
  3. L’ “evento capitolare”, l’esperienza di fraternità che si vive nel Capitolo, anche l’esperienza di lavoro di comunione – a volte difficile – che può essere data in alcuni momenti. I giorni del Capitolo sono un’esperienza spirituale e demarcazionale che vale la pena discernere e trasmettere. Un capitolo è molto più dei documenti che vengono approvati.
  4. I capitolari. Sono gli “inviati” del Capitolo. Non solo i superiori, ma tutti: trasmettere ciò che è stato vissuto fa parte della responsabilità del capitolare. Il loro lavoro non si esaurisce con la firma degli atti; al contrario, continua e con molta richiesta e dedizione. Pensiamo a Giuda e Sila, ad Antiochia, che “parlarono molto per incoraggiare i fratelli e li fortificarono”.

Accogliere il Capitolo significa aspettarsi qualcosa di buono da esso, significa che vogliamo conoscere chiaramente e obiettivamente le opzioni concordate, le decisioni prese. Accogliere il Capitolo significa dargli l’opportunità di produrre frutti, e frutti in abbondanza. Accoglienza non significa solo “conoscere”, “sapere” o “chiedere”.  Soprattutto, significa riceverlo in modo tale da consentire di dare frutti di Vita e Missione.

4-Quali dinamiche dobbiamo avviare per accogliere il Capitolo?  Tra le tante, ve ne propongo quattro:

  1. La prima si chiama “informarsi”. È importante leggere i documenti, sapere cosa significano le varie proposizioni approvate o respinte, che i superiori maggiori riferiscano sull’essenziale e sulla lettura che le équipe governative fanno del Capitolo pensando alla Congregazione e alla Demarcazione. Dobbiamo facilitare, chiedere e lavorare su queste informazioni. Solo in questo modo eviteremo di rimanere nel superficiale o nel più eclatante. Solo così saremo in grado di superare la tentazione, talvolta presente, di voler conoscere solo gli aneddoti o proprio quello su cui dobbiamo saper mantenere la discrezione. L’informazione è fondamentale, deve essere chiara e fedele.
  2. La seconda si chiama “riflettere personalmente e in comunità”. La conoscenza è seguita dalla riflessione, dal dialogo e dall’approfondimento di quegli aspetti che possono essere più rilevanti per la Provincia o per la comunità stessa. Siamo invitati a discernere, chiarire, interiorizzare, rispondere alle domande, cercare di leggere i documenti come fonte di rinnovamento della nostra realtà, lavorare sui testi per arricchire i nostri programmi o i nostri incontri formativi. Tutto questo è importante. Potrei fare molti esempi di decisioni prese da un Capitolo che non sono state ben comprese, in modo oggettivo, da molti religiosi. Non dare per scontato che le cose siano comprese bene.
  3. La terza dinamica riguarda le “nostre scelte”. Dopo il discernimento (personale, comunitario, demarcazionale…), dobbiamo arrivare a prendere decisioni, approvare nuovi passi, arricchire la nostra programmazione; in breve, dobbiamo provare che ciò che è stato approvato in un Capitolo può offrire frutti di nuova vita.
  4. La quarta può essere chiamata “partecipazione”. Il Capitolo non riguarda solo i religiosi, ma anche le Fraternità scolopiche e tante persone che fanno parte del progetto scolopico. Diversi capitoli hanno già avuto la presenza delle Fraternità o laici corresponsabili della missione scolopica. “Partecipazione” significa che il lavoro di informazione, riflessione e decisione va ben oltre l’ambito della comunità religiosa stessa.

 

5-Su quale base di fondo dobbiamo accogliere il Capitolo?  Penso che qualcosa che può aiutarci ad accogliere e comprendere i nostri Capitoli è riceverli da un atteggiamento centrale, da una convinzione che ci colloca chiaramente nel momento presente della Provincia. Senza dubbio c’è più di una opzione di base per interpretare un Capitolo, ma oso proporne una molto concreta: riceviamo il Capitolo in chiave di “costruire una Provincia”.  Questo atteggiamento ci impegna a comprenderci come persone corresponsabilmente impegnate a costruire una Provincia più viva, più missionaria, più fedele e più capace di nuove risposte. Questo impegna tutti.

6-Purifichiamo i nostri rischi e cerchiamo di approfittare delle nostre opportunità.  Prima della celebrazione del Capitolo, tutti noi abbiamo rischi e opportunità. I rischi devono essere superati, le opportunità devono essere sfruttate.  Tra i primi, ne citerò alcuni: la tentazione dell’indifferenza (questo non va con me, non ha nulla a che fare con la mia vita quotidiana e le mie necessità), volgarizzazione (più scartoffie, come sempre), semplificazione (dei capitoli, ciò che interessa sono le elezioni, il resto rimane sugli scaffali), localismo (vediamo cosa si adatta di questo Capitolo a casa nostra, invece di pensare a quello che siamo chiamati a fare, come comunità, da questo Capitolo), ignoranza (non mi prendo nemmeno la briga di leggere, perché so già tutto e ho altre cose più importanti da fare). È importante essere consapevoli che tutti noi abbiamo dei rischi nell’accoglienza, perché normalmente le cose vengono ricevute secondo il destinatario, e questo non è facile da evitare.

Abbiamo anche delle opportunità. Ed è bene saperne approfittare. Vorrei indicarvene alcune, quali semplici, suggerimenti:  arricchire la nostra coscienza di Provincia cercando di capire ciò che ci riguarda e ciò che ci occupa; accettare un piccolo movimento di disinstallazione vitale pensando a ciò che posso fare per rendere possibili le grandi sfide comuni che abbiamo come Provincia; organizzare un buon piano di formazione nella comunità, lavorando su alcuni documenti capitolari o facendo in modo che alcuni ritiri comunitari si concentrino su ciò che le decisioni del Capitolo possono significare per noi.     

7-I destinatari che accolgono. Concentriamo la nostra attenzione non sui testi capitolari, ma sui destinatari. Penso che i nostri capitoli dovrebbero essere accolti nei vari ambiti in cui viviamo come religiosi. Fondamentalmente tre: la Provincia, la presenza comunitaria e locale, e ognuno di noi. A livello della Provincia, i responsabili e le équipe responsabili, così come i consigli dei rettori e dei segretariati, dovrebbero leggere gli aspetti fondamentali del Capitolo che ci riguardano di più e cercare di trarne le conclusioni. A livello locale, sono la comunità, le equipe responsabili del lavoro e le equipe di presenza che devono svolgere il loro lavoro. E personalmente, ognuno di noi deve anche sforzarsi di leggere e riflettere, cercando di trovare modi per aiutarci nella nostra esperienza vocazionale. I tre settori sono complementari, i tre sono indispensabili.

Ma ci sono altre aree a cui possiamo pensare. Per citarne alcune: convocare i giovani religiosi a condividere i loro sogni e le loro domande prima del Capitolo; progettare un piano positivo di comunicazione del lavoro capitolare per gli anziani; convocare tutte le Fraternità e i collaboratori per studiare insieme le decisioni capitolari, ecc. Tutto ciò che facciamo in questo senso, specialmente con i giovani religiosi, provocherà un’accoglienza completa del Capitolo. I religiosi sono in grado di trarre da un Capitolo frutti che i capitolari non sono riusciti a vedere. Lo Spirito Santo agisce come e quando vuole.

Voglio concludere questa lettera fraterna mettendo in evidenza qualcosa che ritengo essenziale. È bene preparare tutti i dinamismi e tutte le attività affinché un Capitolo sia conosciuto e accolto. Ma non possiamo mai dimenticare che Dio conosce le sue vie, e che ci pone sempre di fronte alla nostra realtà e ci sfida nel modo più inaspettato. Questa è la grande verità della nostra fede: Dio è sempre più grande.

A Lui, nella preghiera fiduciosa, presentiamo i nostri capitoli, affinché siano accolti nell’ascolto della sua Parola e nella fedeltà alla sua volontà, per poter portare frutti e frutti che rimarranno.

Ricevete un abbraccio fraterno.

P. Pedro Aguado

Padre Generale

 

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[1] Atti degli Apostoli, 15, 1-35

[2] Atti 15, 32

[3] FRANCESCO: Omelia nella Santa Messa di apertura del Sinodo straordinario sulla Famiglia, 5 ottobre del 2014.

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