Tra il 5 settembre 2020, anniversario del suo battesimo, e il 12 giugno 2021, undicesimo anniversario della Beatificazione di Manuel Lozano Garrido, “Lolo”, si sono svolte nella diocesi di Jaén una serie di manifestazioni tra Linares, città natale, e Jaén, per commemorare il centenario della nascita di “Lolo”. Esse si sono concluse con una solenne Eucaristia nella cattedrale di Jaén presieduta dal suo Vescovo. D. Amadeo Rodríguez Magro domenica 13 giugno 2021, concelebrata da una trentina di sacerdoti, tra cui due scolopi, i padri Hipólito de la Cruz Fernández e P. Juan Martínez Villar. Nel presbiterio della cattedrale c’era l’urna con i resti di “Lolo” che per nove giorni è stata esposta a l’altare principale.

“Lolo” alunno delle Scuole Pie di Linares

Manuel Lozano Garrido, “Lolo”, nacque a Linares, una città olivicola e mineraria della provincia di Jaén, una città circondata da olivi e ciminiere, il 9 agosto 1920, in una famiglia di tradizione cristiana, ed era il più giovane di cinque fratelli. Ce n’erano altri due che presto se ne andarono.  I Padri Scolopi, dopo aver chiuso il Collegio di Úbeda nel 1920, si trasferirono quello stesso anno a Linares, una città vicina, e vi fondarono il Collegio del Nostro Santo Padre “Giuseppe Calasanzio”, con alcuni Scolopi del Collegio di Úbeda, il Rettore P. Celestino Moreno e Fratello Antonio Herrero, e altri cinque da diversi luoghi inviati dal Provinciale, P. Clemente Martínez. “Lolo” era iscritto a questa scuola appena fondata, poiché anche i suoi fratelli maggiori la frequentavano. Quasi appena iscritto e quando aveva sei anni, suo padre morì, un dettaglio che qualche scolopio ricorderà più tardi. “Lolo” ha studiato alle elementari in questa scuola delle Scuole Pie e il 9 maggio 1929 vi ha fatto la sua prima comunione. La mattina correva a scuola con suo fratello per arrivare in fretta e avere il tempo di giocare a calcio, che gli piaceva molto e faceva molto bene, soprattutto come ala sinistra. Lo stesso accadeva all’ora di pranzo, dato che era uno degli “alunni cestino” che si portava il cibo da casa e lo riscaldava nella cucina della scuola. Finiva presto il suo pranzo per trovare il tempo per il calcio. A scuola apparteneva al gruppo scout che esisteva nelle scuole del nostro Ordine, così approfittava delle gite in campagna per scoprire e amare la natura e talvolta per trovare reperti archeologici e monete romane. Partecipava alle pratiche religiose della scuola come il rosario quotidiano, il mese di maggio dedicato alla Vergine Maria e la confessione frequente come voluto da San Giuseppe Calasanzio e da suo fratello. In quella scuola delle Scuole Pie a quel tempo c’erano i padri Aurelio Isla, Matías Díez, Juan José Lara e altri. Quest’ultimo, che aveva più di cento anni, mentre era in comunità a Pozuelo, e molto vecchio, conservava ancora ricordi di lui.

Dopo la scuola primaria è andato a continuare gli studi alla scuola secondaria. A casa e dopo aver studiato a scuola, iniziò la sua missione di apostolato, come scrisse di lui più tardi il sacerdote e giornalista spagnolo José Luis Martín Descalzo quando lo conobbe e lo visitò nella sua casa di Linares quando era già molto malato: “si dedicò ad essere cristiano; si dedicò a credere”.

Chi era Manuel Lozano Garrido, “Lolo”?

Si descrive così: … “Il mio record potrebbe essere questo: 39 anni. Celibe e andaluso. Insegnante. Invalido da quasi diciotto anni. Reumatismo. La mia vita è confinata in una stanza, con appena un’uscita annuale. La mia stanza è camera da letto, soggiorno e posto di lavoro allo stesso tempo… Faccio qualcosa. Ogni giorno dedico qualche ora alla compilazione delle pagine… Siede un uomo nella rigorosa postura dei quattro (4). Le sue mani saranno leggermente appoggiate sulle gambe, con le dita arricciate, come un uomo che tiene una moneta. Testa china…”

Dopo gli studi primari presso gli Scolopi di Linares, si iscrisse alla Scuola Secondaria di Linares e quasi contemporaneamente all’inizio degli studi di baccalaureato, entrò nell’Aspirantato dell’Azione Cattolica dove si forgiò la sua vocazione a seguire Gesù e nella quale sarebbe rimasto fino alla sua morte. La sua infanzia e la sua adolescenza ci ricordano le parole del Calasanzio nel Proemio delle sue Costituzioni: “Se infatti i fanciulli fin dai primi anni ricevono una seria formazione nella pietà e nelle lettere, è da sperare, senza alcun dubbio, che sarà felice tutto il corso della loro vita”. La sua esperienza cristiana e apostolica si manifesta nella carta d’identità che più tardi scriverà quando sarà su una sedia a rotelle: “Fatti sedere al tavolo della sincerità e compila la tua carta d’identità. Il tuo nome è Uomo e questi sono i cognomi che dovresti scrivere: Libero, amante, immortale. Figlio: di Dio. Professione: Generosità. Come una fotografia, stampate il vostro cuore e firmate tutto con la calligrafia della fede e la firma della speranza”.

Il suo viaggio nella vita non è stato molto lungo, ma ci vorrebbe molto tempo per raccontarlo. La guerra civile spagnola (1936-39) lo raggiunse all’età di 16 anni, quando non nascose la sua appartenenza all’A.C. e, come un altro Tarsicio, portò clandestinamente l’eucaristia ai prigionieri, cosa che gli costò una notte, giovedì santo, in prigione. Più tardi (1942) fu mobilitato e, mentre era nell’esercito, sviluppò la malattia che diede origine al disturbo fisico che lo avrebbe ucciso. Tornò a casa con una paralisi progressiva che lo lasciò su una sedia a rotelle, dandogli l’immobilità totale e impedendogli un lavoro remunerativo.

Nel 1958 fece un pellegrinaggio in sedia a rotelle al santuario di Lourdes e al suo ritorno da lì iniziò la sua opera pia, la rivista Sinai, un centro di apostolato tra i malati con monasteri di contemplativi e malati incurabili che pregano per i giornalisti (oggi fino a 52 monasteri e 600 suore pregano per i giornalisti). Quando divenne totalmente disabile, la sua vita cambiò e “dalla sua sedia a rotelle divenne uno scrittore e giornalista prolifico: 9 libri, centinaia di articoli di stampa che furono per lui il canale del suo zelo evangelizzatore. La sua casa divenne un centro di orientamento, gioia e vocazione per molti giovani”. In un’occasione in cui l’Eucaristia doveva essere celebrata nella sua stanza, disse e scrisse:

 “Porta la tua macchina da scrivere”

 “Che senso ha adesso? Sei pazzo?

  “Sì, sì, vai avanti, sbrigati. Me lo porti e lo metti sotto il tavolo,

   affinché il tronco della croce sia inchiodato alla tastiera e vi metta radici”.

 come segno del suo desiderio di scrivere da parte di Dio. Frère Roger di Taizé lo visitò nella sua casa di Linares e scrisse sulla lampada del suo tavolo: “Lolo, sacramento del dolore”.

Nel 1964, oltre alla sua invalidità “con le mani rotte, in ginocchio insieme“, divenne cieco, ma questo non gli impediva di continuare il suo lavoro apostolico come scrittore, per il quale ora usava un registratore. La malattia e la cecità negli ultimi anni continuarono a schiacciare il grano della sua vita fino a che non divenne Eucaristia  il 3 novembre 1971, “Lolo” a Linares mentre pregava il Padre Nostro con un prete.

Ai suoi familiari, ai suoi compatrioti, ai seguaci di Gesù “gli ultimi due servizi che ha offerto sono stati: malato e scrittore”.

“Il 12 giugno 2010, la Chiesa ha proclamato Beato – dirà Papa Francesco nel 2019 nel Discorso all’Unione Cattolica della Stampa Italiana – il primo giornalista laico, Manuel Lozano Garrido, meglio conosciuto come “Lolo”. Nonostante la malattia che lo ha costretto a vivere ventotto anni su una sedia a rotelle, non ha mai smesso di amare la sua professione – davvero un bell’esempio da seguire!” e nel Messaggio per la 55a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Francesco stesso ha citato le parole di “Lolo”: “spalanca gli occhi su ciò che vedi e lascia che il catino delle tue mani sia pieno di saggezza e freschezza, affinché gli altri possano toccare quel miracolo di vita pulsante quando ti leggono”. Benedetto XVI, il giorno dopo la sua Beatificazione a Linares, e da Roma disse: “I giornalisti troveranno in lui una testimonianza del bene che si può fare quando la penna riflette la grandezza dell’anima e si mette al servizio della verità e di nobili cause” (1920).

Il  vescovo di Jaén, D. Amadeo Rodríguez Magro, nell’Eucaristia di ringraziamento di questo centenario ha detto: “Questo anniversario deve servire come ricordo di Lolo, ma, soprattutto, come riflessione su come ha colto la verità al volo e l’ha scritta“.

Lolo era un esempio di “giornalista in movimento” che sa come radicarsi nella vita quotidiana, nell’esperienza del giorno per giorno. “Un cieco che vede tutto, un giornalista che racconta tutto, un invalido vincitore delle Olimpiadi della fede“.

Certamente, per avvicinarsi alla figura di Lolo che pensava e scriveva: “Per Dio che è il primo sostenitore di ogni uomo, siamo tutti eletti”, è necessario avvicinarsi a lui attraverso ciò che ci ha lasciato scritto nei suoi libri: “El sillón de ruedas“, “La Mesa redonda con Dios“, “Las golondrinas nunca saben la hora“, “Cartas con la Señal de la Cruz“, “Dios habla todos los días” (Diario de un inválido), “Todos somos elegidos“, “Bienvenido Amor“, Reportaje desde la cumbre”, “El árbol desnudo”, “Las estrellas se ven de noche” (diario postumo), racconti, articoli, lettere,(…).

Opere su di lui: Lolo, un ciego a los altares (Juan Rubio-1997)), El Secreto de Lolo (Blanca Aguilar-2001), Lolo, un cristiano (Pedro Cámara-1997), La Alegría vivida (Rafael Higueras Álamo-Pedro Cámara Ruiz-2008), Lolo, una Vida a ras de suelo (Juan Rubio-2011).

Cinque sfaccettature della figura di “Lolo”.

La sua vocazione di laico impegnato in una Chiesa in uscita.

                        Il suo lavoro letterario come giornalista e scrittore.

                        La sua esperienza cristiana della malattia.

                        La sua devozione eucaristica e mariana.

                        Il suo accompagnamento di adulti e giovani. 

                                                                                   Juan Martínez Villar Sch.P.