Nell’ottobre 2019 presso la Pinacoteca di S. Pantaleo a Roma, si è svolta la presentazione del libro di Alessia Lirosi “Una Confraternita femminile a Roma. La Compagnia di Sant’Anna nella Chiesa di S. Pantaleo tra XVII e XVIII secolo” (Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2019), studio prodotto da circa due anni di ricerche nel materiale documentario dell’Archivio Storico della Curia Generalizia dei Padri Scolopi.

Il volume illumina in modo approfondito il mondo delle confraternite femminili, dando ampio spazio alle valenze devozionali, sociali e di partecipazione politica ed economica che ricoprivano, durante il XVII e XVIII secolo, nella loro specificità di associazioni laicali.

La Confraternita di Sant’Anna fu fondata nel 1640 presso la Chiesa di S. Pantaleo da S. Giuseppe Calasanzio con l’intenzione di favorire gli aspetti devozionali di un’associazione in cui le affiliate appartenevano all’aristocrazia romana.

Dalle ricerche d’archivio sono stati reperiti gli Statuti del 1700 della Confraternita di Sant’Anna, che fanno chiaramente emergere l’esigenza di adottare delle regole per la gestione del gruppo e dei proventi ricavati dalle quote associative e dalle elemosine. Gli Statuti del 1700 sono conservati in versione manoscritta e si trovano inseriti nella prima parte del Registro di un Volume che raccoglie i verbali delle riunioni dei Confratelli. Il titolo di queste Regole è “Instituto della Congregazione di S. Anna eretta solamente per le Donne”, con la data del 17 luglio 1700 e seguono poi le definizioni dell’organizzazione composta da “sorelle” o socie, consociate, consorelle. Il governo del sodalizio spettava “alle 12 consultrici perpetue”, che però svolgevano il loro compito con l’assistenza del Padre Generale degli Scolopi pro-tempore: ciò sta a significare come fosse comunque prevista una figura maschile nella supervisione delle confraternite femminili. La Socia che svolgeva le funzioni di Superiora della Confraternita di Sant’Anna assumeva il nome di “Priora”, la quale veniva estratta a sorte dal Padre Prefetto tra i nomi delle 12 consultrici perpetue e la carica aveva durata annuale.

Il luogo delle riunioni era la Chiesa di S. Pantaleo, dove sono conservate le reliquie della Santa e le sepolture di alcune consorelle. Un’opera di grande devozione della Confraternita era costituita dalla tela con una Madonna con Bambino donata nel 1688 da Aurora Berti Paradisi, tela che testimonia l’enorme importanza del culto Mariano sia per le associate sia per gli stessi Padri Scolopi.

Il materiale documentario testimonia nel tempo l’estensione delle associate anche agli strati della borghesia romana e la specificità delle funzioni della Confraternita volte alle elemosine, al sostegno alle vedove, alle prostitute ma soprattutto alle neofite ossia le ebree convertite. Quest’ultime in particolare dovevano essere seguite e controllate anche dopo il Battesimo attraverso il loro iter di integrazione nella società cattolica.

Ciò costituiva un fenomeno sociale e religioso che si affiancava con decisione alla stuttura consolidata del potere ecclesiastico costituita dalla Diocesi, dalle parrocchie, dai conventi, dai monasteri, favorendo in tal modo la diffusione della dottrina cattolica. Lo studio della Confraternita di Sant’Anna ha fatto emergere come le pratiche devozionali fossero organizzate con minor magnificenza rispetto ad altri sodalizi maschili, probabilmente per il fatto che era costituita da donne a cui veniva precluso l’allestimento di processioni o riti o cerimonie notturne che al tempo erano diffusissime all’interno delle Chiese e degli Oratori. Bisogna sottolineare altresì che le associate della Confraternita di Sant’Anna non svolgevano esclusivamente un ruolo assistenziale ma votavano atti e decisioni da mettere poi in pratica, cercando sempre di negoziare i propri intenti non solo con i Padri Scolopi ma anche con il Cardinal Vicario di Roma a cui spettava il controllo di tutte le attività delle Confraternite in quanto Vescovo Ordinario della Diocesi romana per conto del papa.

Oltre all’analisi specifica sui documenti d’archivio, l’autrice porta il suo studio anche al luogo precipuo di riunione delle associate alla Confraternita di S. Anna. La cappella dedicata a Sant’Anna nella Chiesa di S. Pantaleo fu realizzata dopo la creazione della Confraternita stessa, soppiantando una precedente cappella dedicata a Santa Caterina d’Alessandria e infatti a Roma l’intitolazione di altari a Sant’Anna appare costante tra Sei e Settecento. Sull’altare della cappella troneggia una tela raffigurante la Madonna con i suoi genitori circondati da un trionfo di Angeli. Si conosce poco di questo dipinto se non che fu realizzato dal pittore Bartolomeo Bosi verso la fine del XVII secolo, forse su commissione della Priora Eleonora Baroni. Nella pittura Sant’Anna mostra una Maria bambina che legge pensierosa un libricino: viene puntualizzata la figura di Sant’Anna come “educatrice” della Vergine e la scena raffigurata costituiva comunque un soggetto iconografico molto utilizzato in età moderna, sebbene fossero più comuni e diffuse le raffigurazioni di Sant’Anna in atto di insegnare alla Vergine a cucire. Viene indicato dall’autrice del libro come ciò fosse pensato per rafforzare tra le donne, modelli “di attività devota e caritatevole, non solo in casa, ma anche nell’ambito di istituzioni religiose e laiche che fornivano istruzione a giovani donne bisognose”. In questo nostro caso tuttavia si trattava però della rappresentazione di un momento di educazione specificatamente etica e spirituale, poiché la Confraternita di Sant’Anna non svolse mai alcun tipo di attività pedagogica per le fanciulle.

Il libro di Alessia Lirosi tralascia la trattazione della Confraternita di Sant’Anna nel corso dei secoli successivi al XVIII secolo per dedicarvi in seguito uno studio più approfondito. Viene comunque segnalata la presenza di documentazione relativa alla Confraternita di Sant’Anna nell’archivio storico della Curia Generalizia delle Scuole Pie, databile fino al 1929.

Alessandra Merigliano

 

 

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