“L’essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare”.

Teresa di Gesù. Castello interiore.

 

 

Vedere, contemplare con gli occhi di Cristo.

La sana distanza sociale del COVID-19 è stata il veicolo per avvicinarci a migliaia di storie che convergono in uno spazio comune e che desideriamo sia più utile dal punto di vista pastorale, spirituale e didattico. Ed è questo il cammino di Dio, è stato sempre così, quanto maggiore è la difficoltà, maggiori sono il profitto e l’opportunità, in un altro senso.  È sempre stato così. Quando il Calasanzio si trovava nella situazione più difficile, la luce della santità del fondatore, delle Scuole Pie, della Chiesa, dei bambini, dei poveri, degli scolopi ha brillato di più. Questo momento complesso che stiamo attraversando deve essere un invito a essere migliori e a far risplendere la luce del Risorto nelle nostre vite e nelle nostre strutture.

Confesso che mi ci è voluto molto tempo per scrivere questo articolo; non voglio essere il protagonista di un’esperienza che molti di noi hanno costruito… ma voglio esprimere in questo articolo, quello che vedo e contemplo con l’iniziativa pastorale che è la Facebook: Studentato Scolopi Messico.

Il 17 marzo i ragazzi sono arrivati a casa e hanno posto questa domanda: cosa ci succederà? Le lezioni si erano concluse nel loro formato presenziale a causa del COVID-19, e stava iniziando una nuova fase accademica… il formato virtuale.

In realtà, in quel momento non sapevo cosa rispondere. Ma qualcosa dentro di me mi diceva che dovevo pregare e pensare, e così ho fatto.

E sono giunto a tre conclusioni categoriche, che sono le seguenti:

  1. Questo problema della pandemia ci ha colto di sorpresa. Nessuno sa cosa fare e come coordinare questa situazione. Siamo in molti a parlare e dobbiamo discernere “INSIEME” le informazioni alla luce di Cristo.
  2. La routine quotidiana a cui eravamo abituati cambierà e possiamo costruirla, ma ora dobbiamo cercare i criteri a partire da cui costruirla. È un momento formidabile per costruire nuove dinamiche. È un momento di grandi opportunità in mezzo al buio della paura e dell’incertezza. Nuovi scenari sono alla porta, sta a noi aprire la porta e accoglierli.
  3. Non possiamo rimanere con le braccia incrociate in attesa che tutto accada. Dio non è così. Non possiamo quindi lasciare i giovani dei gruppi di Talcoligia in modalità “mute”, perché al nostro ritorno non li troveremo certo nello stesso posto.

Ed è così come è sorto un “qualcosa” che riassume diverse intenzioni:

  1. Cura pastorale
  2. Accompagnamento
  3. Continuità
  4. Esercizio del ministero in un altro campo di evangelizzazione.

Ci siamo immersi “TUTTI INSIEME” nelle reti sociali di Facebook, Instagram e YouTube dello Studentato Scolopi Messico.  Questa esperienza pastorale educativa ha molti aspetti che ancora non riesco a classificare e a includere, forse perché nasce come un progetto aperto, in continua costruzione, sensibile alle reazioni delle persone che seguono questo accompagnamento, e soprattutto, per far entrare in questo spazio l’onnipotenza di Dio, per farci ispirare da Lui a raggiungere coloro che Dio ha affidato alla nostra cura e protezione.

 

Le basi. Lasciarci illuminare dal Vangelo

Lo Studentato “Scolopi Messico” in Facebook, YouTube e Instagram si è integrato a   varie attività che ora stiamo preparando in comunità, in comune, in collaborazione, in dialogo, in un atteggiamento di discernimento, in un atteggiamento di consapevolezza dei messaggi che vengono trasmessi, per rendere autenticamente trasparente ciò che stiamo vivendo e ciò che siamo e vogliamo essere, e soprattutto nel rendere più trasparente la chiamata di Gesù a seguirlo e a superare le nostre paure e i nostri dubbi “INSIEME”. È stato questo un punto formidabile, che mi è piaciuto molto nell’accompagnamento.

La vita nello Studentato è diventata un’occasione per centrare il nostro sguardo su Gesù e per fare cose per Lui, per centrare il nostro sguardo sui bambini e sui giovani e per essere sensibili a loro e alle loro famiglie, per centrare il nostro sguardo sulle famiglie e sulla società che soffrono e soffrono sommerse nella disperazione e nella paura. Ma, “INSIEME” possiamo tessere il ventaglio di possibilità che ci rendono più coesi e più solidali.

Gesù, il Cristo, è un evento di incarnazione; e la Trinità è un vero rapporto di comunione. Questo è il modello che vogliamo promuovere nella pratica pastorale attraverso le reti sociali. Desideriamo vivere l’esperienza completa degli apostoli in Giovanni 21,1-14. Compreso il momento di confusione quando gli apostoli non hanno preso nulla durante la notte. Ma desideriamo anche – per fortuna – che provochi in molti l’esperienza di sentire Gesù che ci dice dove gettare le reti, e di mettere sulla mensa dell’altare i pesci che sono il frutto del Regno di Dio in mezzo a noi.  Accogliamo anche le parole del Papa nell’Esortazione Apostolica post-sinodale (2019) “Christus Vivit”: Cristo vive. Lui ti vuole vivo.

Infine, è nostro dovere illuminare la pratica pastorale con il Vangelo, in modo da non essere orgogliosi dei frutti ottenuti, ma rendere solo a Lui Onore e Gloria.  È lui che provvede, è lui che fa crescere le cose, ma sta a noi seminare e irrigare.

 

Le persone. La comunità convocata.

Le persone coinvolte provengono da diversi ambienti in cui lo Spirito scorre e parla in modo diverso. Religiosi e laici, dai formandi dei primi anni ai professi solenni, dai giovani in discernimento vocazionale ai giovani che ogni giorno costruiscono la loro identità scolopica, attraverso i voti, esperti e no nel campo della comunicazione, tutti possiamo salire su questa barca. Tutti, compresi coloro che partecipano ai nostri momenti pastorali, ci seguono, partecipano alle attività, vivono l’Eucaristia con noi… ecc. tutti, formano una nuova comunità. Noi cerchiamo che essi non solo usufruiscano di un servizio, ma che vedano nel servizio che noi offriamo, la chiamata a cui sono invitatati a partecipare per costruire nuovi scenari che dobbiamo affrontare “INSIEME”.

In mezzo a paure comprensibili e valide, ma soprattutto con spirito di fiducia e dedizione, la comunità dei giovani, e poco a poco, e con sempre più persone, ha costruito questo spazio. Non è stato facile, perché quello che pensavamo sarebbe stato breve, è diventato più lungo… quello che pensavamo sarebbe stato una specie di “riposo” è diventato un lavoro diverso… qualcosa che pensavamo sarebbe stato solo dello studentato, è diventato un’esperienza di comunità e di comunione. Stiamo vivendo la trasformazione come una dinamica che prima non ci era molto esplicita, poiché l’essere umano è per sua natura routine e rituale… ora non ci sono rituali, non ci sono routine, tutto è nuovo, e questa novità ci trasforma e ci sfida.

 

Le scoperte

Abbiamo scoperto l’impotenza che deriva dal non incontrare di persona i bambini, i giovani e le famiglie del nostro apostolato. La confusione che questo allontanamento genera in noi. Scopriamo che vorremmo non essere contagiati per continuare a servire, ma sappiamo che non è così.

Abbiamo scoperto che non è facile camminare nella stessa direzione anche in tempi che ci richiedono questo atteggiamento. Ma che questo spazio è un areopago per capace di generare una tale dinamica.

Scopriamo che la generosità è più significativa della fuga, del silenzio o della passività.

Scopriamo che lo Spirito soffia e non sappiamo da dove viene e dove va, ma – come è successo al Calasanzio – dobbiamo stare attenti al suo passaggio, affinché non passi senza essere riconosciuto e si allontani.

Scopriamo che i nostri studenti hanno un seme di rinnovamento, una luce di speranza, una parola di incoraggiamento che dobbiamo ancora saper accogliere, e sostenere, e lasciare che la loro parola e la loro luce ci sostengano, specialmente quelli che pensano di non averne bisogno.

Scopriamo che gli i laici scolopi sono una fonte di energia pastorale e che ci fa molto bene accogliere il carisma che possiedono, perché ci sfida e ci fa smettere di essere territoriali o egoisti.

Abbiamo scoperto che la missione non è nostra, che è aperta ad essere una Missione in RETE, perché quando proprio non ce l’aspettavamo, tutto questo si è “aggrovigliato” con il Movimento Calasanzio Messico, il Morelos, e con l’UFEC a Miami. Ci sentiamo più scolopi, più a casa.

Abbiamo scoperto che essere RETE, secondo il vangelo di Giovanni 21, 6-8, è un’arte di ascolto, di dialogo, di apertura, di gioia, di tolleranza, di comprensione, di compassione, di lavoro, di speranza, di leadership condivisa, di lavoro tranquillo e umile. “E la RETE non si è rotta…”.

Abbiamo scoperto di avere fede, ma dobbiamo chiedere con più forza la fede che ci manca, perché nel cuore della notte sorgono i segni che Dio è con noi e benedice il lavoro dell’operaio. Per la preghiera per le vocazioni e l’accompagnamento dei giovani non è cessata, e anche nella sana distanza sociale il Signore continua a mandarci coloro che ascoltano e accompagnano. Grazie Adriano per aver accettato l’invito del Signore a vivere il tuo discernimento all’interno della comunità dei giovani. Grazie Octavio per esserti lasciato ispirare dallo Spirito e per aver vissuto la Settimana Santa in chiave di ascolto della chiamata. Grazie Justino, Luis Javier, Omar, Julen, Alam, José Luis, José, Lupillo, Patricio, Juan Francisco, Sergio, Emilio… per continuare ad essere in contatto con le schede AVE o altre risorse, impegnati con la chiamata di Dio nelle vostre vite.

Scopriamo che le barriere sono poste da noi, ma lo Spirito Santo ha il compito di tessere ciò che è diviso.

Scopriamo che vale la pena di dare la vita essendo scolopio, perché è il modo in cui il Calasanzio ci insegna a seguire Gesù e a raggiungere il Padre, i bambini e i giovani, in circostanze come queste che viviamo.

La Settimana Santa è stata eccezionale, perché con poco abbiamo scoperto che si poteva fare e dare molto, e che con molti la ricchezza traboccava.

Abbiamo scoperto la necessità che abbiamo come Chiesa di fare della Rete non uno strumento di evangelizzazione, ma un ambiente, un luogo teologico nuovo, dal quale possiamo anche rendere trasparente la coerenza della vita cristiana e annunciare la Parola di Dio.

 

Sfide

Molte… riassumendo: cambiamento di mentalità, per lasciarsi toccare dallo Spirito del Risorto, per essere operaio di Dio in profondità.

Sicuramente non abbiamo visto tutto, e forse abbiamo omesso alcune situazioni, di cui siamo sicuri che insieme scopriremo.

Le preoccupazioni di cui sopra, in breve, sono un invito riflessivo a rendersi conto che abbiamo bisogno di formazione o di alfabetizzazione digitale per svolgere il nostro ruolo di agenti pastorali comunicatori della Parola di Dio con l’aiuto delle possibilità evangelizzatrici delle Reti Sociali.

I limiti tra realtà fisica e realtà virtuale sono così sfumati che entrambi gli spazi devono essere visti come parte dell’unica realtà – anche se, in realtà, nulla si può paragonare al trovarsi faccia a faccia con qualcuno, prendendo insieme un buon caffè, con cui fare una bella chiacchierata, o un campeggio con i ragazzi o con i giovani, o un incontro su tanti argomenti che ci chiamano insieme. Come possiamo renderlo tangibile? Questo è il nostro compito di agenti pastorali.

Rimane nostro compito pastorale continuare a discernere, dialogare, scoprire e progettare come avvicinarci a questa realtà a partire dalla spiritualità o dalla santità del “vicino di casa”, vedendo in essa la sfera di espressione delle più alte aspirazioni del genere umano, come la comunicazione, la conoscenza e la relazione.

 

 

Attività che abbiamo svolto fino ad ora.

  • Eucaristie nei giorni feriali
  • Eucaristia domenicale con teatro delle marionette
  • Dialogo con Gesù. Ora Santa
  • Catechesi per giovani. Il tempo con il Calasanzio e Maria
  • Catechesi per i bambini. Gesù e il piccolo Calasanzio
  • Salva a uno studente
  • Note informative di cultura vocazionale, degli scolopi e del Calasanzio
  • Canzoni e dinamiche per gruppi
  • La Via Crucis, Vialucis e il Triduo Pasquale
  • Ritiro di preparazione alla Pasqua on-line

 

Grazie a tutti per aver continuato a fare la vostra parte, perché: Noi siamo con te e con te siamo di più.

 

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P. Julio Alberto Alvarez Díaz Sch. P.

 

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