Devo subito chiarire che non mi riferisco alla preghiera liturgica, e a quella devozionale di cui sono pieni tanti libri in mano ai laici. Si tratterrà invece della preghiera che sgorga dalla mente e dal cuore di chi prega; anzi, nemmeno della preghiera cristiana, ma di qualsiasi religione.

Questo scritto prende l’ispirazione dalle parole di un saggio, che non era cristiano, anche se ammirava Cristo. Si tratta di Mohāndās Karamchand Gāndhī. Ricordando il giudizio di San Tommaso d’Aquino, il quale ci insegna che “la verità da chiunque espressa proviene dallo Spirito Santo”, ho letto e condiviso le parole di un esperto di preghiera, servendomi dalle sue stesse parole, tratte dal suo libro “Antiche come le montagne”. Ecco il testo: “La preghiera mi ha salvato la vita. Senza di essa sarei pazzo da molto tempo. Ho avuto la mia porzione delle più amare esperienze pubbliche e private, che mi gettarono in una temporanea disperazione. Se riuscii a liberarmi da questa disperazione, fu grazie alla preghiera…”. “Come il cibo è indispensabili al corpo, così la preghiera è indispensabile all’anima. In realtà il cibo non è così indispensabile al corpo come la preghiera all’anima. Perché il digiuno è spesso necessario per conservare la salute del corpo, mentre non esiste il digiuno della preghiera. È impossibile saziarsi di preghiera”. Tre dei più grandi maestri del mondo, Buddha, Gesù e Maometto, hanno lasciato un’incontestabile testimonianza di aver trovato illuminazione nella preghiera e di non aver assolutamente potuto vivere senza di essa. Milioni di indù, musulmani e cristiani trovarono l’unico conforto della vita nella preghiera. Ancora una confidenza di Gandhi: “In realtà ho trovato gente che invidia la mia pace. Questa pace viene dalla preghiera. Non sono un uomo di cultura, ma presumo umilmente di essere un uomo di preghiera”.

A ben riflettere noi viviamo di preghiera fin dalla nascita. Che cosa dice o chiede il neonato alla mamma con il suo pianto? “Mamma, sbrigati; ho fame”. Infatti, dopo aver poppato a sazietà, non strillerà più e presto si addormenterà. Ma ritorniamo alla preghiera seguendo l’insegnamento del nostro Maestro Gesù. Nel Vangelo molti sono i riferimenti alla preghiera, o meglio, all’esperienza della preghiera. Anzi abbiamo un modello di preghiera e anche del suo autore. È Gesù stesso l’autore del Padre Nostro.[1] Di Gesù possiamo fidarci, perché era un uomo di preghiera: pregava anche di notte. Quando doveva compiere una importante iniziativa per la sua missione evangelica, come la scelta dei futuri apostoli, il Divino Maestro trovava luce e decisione nella preghiera: “In quei giorni se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione”.[2] Questa esperienza di preghiera è necessaria per trovare luce e decisione ferma non solo per la nostra vita spirituale o vita pastorale, ma anche per la vita umana. Secondo voi lettori quanti giovani che sentono i primi impulsi all’amore per una futura famiglia, trovano anche nella preghiera luce e discernimento per non fare una scelta sbagliata? “Io sacerdote celibe” non sono indicato a dare consigli su questo argomento: pensateci voi sposati. Non dimenticate, però, la preghiera e troverete luce e gioia nella scelta e anche nei consigli da suggerire a chi ne ha bisogno. Ma non dimenticate nemmeno le parole di Gandhi: “La preghiera mi ha salvato la vita. Senza di essa sarei pazzo da molto tempo”, ma dato che il mondo è pieno di pazzi e che esistono o esistevano ospedali dedicati a loro, chiamati manicomi, cerchiamo di rimanere fuori per non rendere vero il detto di un Tizio, che davanti al cancello di un manicomio fece questa battuta: “Il cancello divide i sani dai malati, ma non sappiamo dove sono i veri matti; di qua o di là dal cancello”. Ma lasciamo ad altri di risolvere questo problema, a noi è stata sufficiente l’esperienza di Gandhi, che ha confessato di se stesso: “La preghiera mi ha salvato la vita. Senza di essa sarei pazzo da molto tempo”. Alle due battute: “Canta che ti passa”, o anche “Balla che ti passa”, aggiungiamo l’ultimo consiglio: “Prega che ti passa”. Io credo che questo ultimo consiglio è quello giusto. Provare per credere. Di Gandhi e di Gesù possiamo fidarci a occhi chiusi e in ogni circostanza della nostra vita.

I veri amici si possono contare con le dita della nostra mano. Chi afferma di averne molti è paragonabile al vino molto allungato con l’acqua! Il vero amico è quello che ti sta accanto nei momenti difficili, che ti dà una mano a risolvere qualche problema angosciante. Io lo definirei “Un altro me stesso”. Ma la Bibbia va oltre, perché si diventa amici di Dio, come afferma la lettera di Giacomo con queste parole: “Abramo ebbe la fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio”.[3] Finora ci siamo interessati solo della preghiera individuale, ma esiste anche la preghiera comunitaria dei cristiani fin dalle origini della Chiesa, come risulta dagli Atti degli Apostoli. È sufficiente citare il testo della liberazione di Pietro dal carcere: Erode aveva fatto arrestare il Capo degli apostoli e della Chiesa ed era custodito severamente nella prigione. La comunità non potendo fare altro per liberarlo, si affidò alla preghiera, come confermano gli Atti degli Apostoli: “Mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui”.[4] Ed ecco il frutto della preghiera: Pietro fu salvato da un Angelo e tornò in mezzo alla comunità dei primi cristiani di Gerusalemme.[5] Dei benefici o miracoli di preghiera è piena la storia della Chiesa, nonostante le molte ombre o scandali in certi periodi della sua esistenza. Anzi sono una prova della sua origine divina e una conferma delle parole di Gesù: “E le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.[6]

La potenza della preghiera è efficace per scoprire in noi stessi una forza spirituale, necessaria per sconfiggere il potere di Satana mediante le varie tentazioni che lui propone al seguace di Cristo. Il nostro Divino Maestro ci illumina e ci sostiene con la sua parola di verità e di aiuto affermando: “Questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”.[7] Con questo giudizio luminoso di Gesù si conferma quanto ha scritto e vissuto Gandhi. Non solo, ma dobbiamo ammettere con umiltà e verità che la saggezza, la religiosità non sono un patrimonio assoluto di noi cristiani, ma di ogni persona che dà spazio a Dio nella sua vita con l’amore e la verità. Gesù ci ammonisce: Chiunque mi dice: “Signore, Signore, non entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.[8] È la volontà del Padre, che è anche amore, non accetterà altro che non sia amore. Dio non ha bisogno di nulla, cerca solo amore, l’amore che diamo a lui e ai nostri fratelli, che sono anche suoi figli. Ma Gesù non è un sognatore, quando parla di noi uomini, ci conosce troppo bene, e per ciò ha potuto ammonirci con questo amaro giudizio! ”I nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”.[9] Ne ha fatto amara e mortale esperienza. Quelli che gridarono: “Crocifiggilo” erano i suoi fratelli ebrei.[10] Molti si ribellano contro questa severa affermazione, perché hanno dimenticato la triste e mortale esperienza che grida: Ne uccide più la lingua che una spada. Non dimenticherò mai la risposta di un uomo sincero, che alla domanda: “Qual è animale più feroce del mondo”, rispose chiaro: “L’uomo”. Chi si scandalizza di questa risposta confessa la propria ignoranza circa la storia umana, ma particolarmente su quella biblica, la quale ci ricorda che l’omicidio è registrato nella prima famiglia, quella di Adamo ed Eva, con Caino che uccide suo fratello Abele.[11]

Mi piace chiudere questo scritto con le parole del libro biblico della Sapienza “Guardatevi pertanto da un vano mormorare, preservate la lingua dalla maldicenza, perché neppure una parola segreta sarà senza effetto, una bocca menzognera uccide l’anima. Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attirarvi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non è veleno di morte, né gli inferi regneranno sulla terra, perché la giustizia è immortale”.[12]

P. S. Il mio Santo Fondatore, Giuseppe Calasanzio ha dato la vera immagine di chi non prega: l’immagine di un soldato che rischia la morte. Ecco le sue parole: “Il religioso che non sa fare orazione, è come un uomo disarmato, perché da ogni parte possono ferirlo”.[13]

P. Giovanni Grimaldi Sch. P.

 


[1] Matteo 6,9

[2] Luca 6,12

[3] Giacomo 2,23

[4] Atti 12,5

[5] Atti 7,9

[6] Matteo 16,18

[7] Matteo 18,21

[8] Matteo 7,21

[9] Matteo 10,36

[10] Matteo 15,14

[11] Genesi 4

[12] Sapienza 1, 11-15

[13] Cfr. P. Leonardo Picanyol S.P., Florilegio Calasanziano, Ed. Calasanzianae, 1957, p. 33.