Come tutti sapete, Papa Francesco ha avviato un formidabile processo di discernimento ecclesiale sulla sinodalità. Per due anni, tutta la Chiesa lavorerà su questa entusiasmante sfida alla ricerca di una “Chiesa sinodale, basata sulla comunione, la partecipazione e la missione”. 1

Non c’è dubbio che questo è il contesto in cui vivremo, lavoreremo e accoglieremo il nostro 48° Capitolo Generale, previsto per il prossimo gennaio. La sinodalità sarà anche uno dei temi specifici su cui lavoreremo nelle riunioni del Capitolo.

In questa lettera fraterna voglio condividere con voi alcune riflessioni su ciò che mi piace chiamare “sinodalità di base“, cioè la vita della piccola comunità scolopica nella quale ognuno di noi vive la propria vocazione. Credo che non potremo avanzare in modo credibile nella proposta della sinodalità se non avremo una cura speciale del piccolo “sinodo quotidiano” vissuto nelle nostre comunità, tramite la nostra vita comune, le nostre riunioni, la nostra preghiera, la nostra testimonianza quotidiana. Credo anche che questa sinodalità di base sia una condizione preliminare per l’altra, la sinodalità scolopica ed ecclesiale.

Evidentemente, la nostra vita comunitaria ha molte dimensioni e chiavi molto diverse, che la rendono lo spazio integrale nel  quale ognuno di noi vive la sua vocazione, la sua sequela del Signore. Non ho intenzione di scrivere su tutto questo, ma mi concentrerò soprattutto su uno degli aspetti più importanti che, a mio parere, dovremmo cercare di recuperare nel nostro Ordine, e questo non è altro che il tema dell’incontro comunitario.

Ho usato consapevolmente il verbo “recuperare”, e l’ho fatto perché credo che sia necessario riconoscere che, in alcuni luoghi, le nostre comunità non si incontrano o lo fanno in modo molto sporadico, senza cadenze né pianificazione trasformando così l’incontro in un evento che tende ad essere irrilevante. Penso che sia necessario dare una svolta forte a tutto questo, impegnandoci chiaramente nella riunione settimanale della comunità religiosa, coerente e preparata.

Affrontiamo questa proposta da diversi punti di vista. Prima di tutto, vorrei invitarvi a rivedere ciò che le nostre Costituzioni dicono sulla riunione della comunità. È una questione che viene trattata, come sapete, nei numeri 32, 134, 165 e 167. È molto interessante per farci conoscere i dinamismi che le nostre Costituzioni associano all’ “adunanza familiare”. Essi sono questi:

  1. Lo sviluppo della solidarietà di azione e della responsabilità condivisa. E perché questo funzioni, devono essere preparati con lo sforzo e la cooperazione di tutti (C134).
  2. Il luogo della riflessione sulle questioni di maggior rilievo (C165).
  3. Il contesto in cui rivediamo e proponiamo miglioramenti per la nostra vita spirituale, calasanziana e apostolica (C167).
  4. Costituire una vera comunità (C32).

Mi hanno sempre colpito gli obiettivi che le nostre Costituzioni associano all’adunanza della comunità. Né più né meno questi: costituire comunità autentiche; il discernimento delle grandi questioni; lo sviluppo della corresponsabilità e dell’azione comune; la nostra capacità di rivedere ciò che viviamo e di migliorarlo. In altre parole, una vita comunitaria scolopica degna di questo nome non è possibile senza una riunione comunitaria adeguatamente preparata e sistematicamente celebrata.

Chiediamoci, pensando alla nostra comunità concreta, come risuona tutto questo nella nostra vita quotidiana scolopica?

Andando un po’ più avanti, vorrei condividere con voi ,dopo questi anni di servizio all’Ordine, che sono arrivato ad una certa chiarezza su quali siano gli aspetti più importanti che dobbiamo curare in tutto ciò che riguarda la nostra vita comunitaria. Riducendoli il più possibile ed essendo cosciente del rischio di semplificazione – che spero mi permetterete – penso che siano tre: la centralità di Cristo nella nostra vita; la cura del processo vocazionale dei fratelli e la promozione della nostra missione.

Intorno a questi tre grandi aspetti, direttamente legati alla consacrazione, alla comunione e alla missione, possiamo e dobbiamo situare tutti gli obiettivi e tutte le opzioni che vogliamo realizzare per migliorare la nostra vita comunitaria. E, per la stessa ragione, questi sarebbero i tre grandi nuclei che dovrebbero ispirare tutti i nostri incontri comunitari, che dovrebbero essere posti alla “tavola comune” delle nostre case, nei nostri incontri fraterni. Le nostre comunità non si riuniscono “per trattare argomenti più o meno interessanti“, ma per occuparsi della centralità del Signore nella nostra vita, per accompagnare il processo vocazionale dei fratelli e per realizzare la missione che ci è stata affidata.

L’immagine della “tavola condivisa“, dalle profonde radici neotestamentarie, può aiutarci ad approfondire questi temi. Nelle nostre case abbiamo la “tavola dell’Eucaristia”, la “tavola della Parola”, la “tavola dell’incontro condiviso”, ecc. Tutte sono espressioni di questa sinodalità, e tutte servono le tre grandi opzioni a cui ho fatto riferimento sopra. Tutte sono indispensabili nella nostra vita comune, e tutte devono essere curate con attenzione e corresponsabilità.

Cercherò di suggerire alcuni modi con i quali possiamo avanzare nella cura della “tavola condivisa”, riferendomi soprattutto agli aspetti che penso dovremmo rivedere.

La celebrazione quotidiana dell’Eucaristia comunitaria è centrale nella nostra vita scolopica. Senza di essa, la comunità perde il suo centro. È vero che in molte comunità è difficile che tutti i religiosi siano presenti all’Eucaristia comune, perché ci sono molti altri impegni celebrativi (parrocchia, cappellanie, chiese, scuola, pastorale). Ma quando questo accade, sarebbe importante che almeno una volta alla settimana tutta la comunità si riunisse intorno alla tavola eucaristica per condividere e celebrare il centro della comunità. Non ci dovrebbe essere comunità che non faccia questo sforzo, con una celebrazione particolarmente attenta.

La Parola condivisa da una lectio divina comunitaria, come scuola di meditazione e discernimento della Parola di Dio. Sono poche le comunità che lo fanno, e anche se in molte case di formazione si realizza questa dinamica, poi si perde e si dimentica. Non è necessario che sia settimanale, ma è necessario che sia presente.

Discernimento comunitario sulle questioni veramente importanti che ci riguardano e che hanno bisogno della nostra risposta. Molte volte abbiamo parlato della necessità di imparare a discernere, a prendere decisioni a partire da un adeguato e attento discernimento evangelico e calasanziano. Possiamo imparare poco a poco, possiamo muoverci verso comunità più aperte e attente alla loro capacità di discernimento condiviso, ma solo se accettiamo di dover imparare a farlo.

La condivisione della vita, nella quale si mette in comune la propria storia, o qualche esperienza recente, o il proprio lavoro e le proprie scoperte, o la revisione della propria vita nella comunità o delle responsabilità di ciascuno, ecc. Ci sono molti e diversi modi in cui la “vita condivisa” può essere promossa. Si tratta di valutarlo. Questo è uno degli aspetti più cari ai giovani in formazione e che più manca loro quando entrano nella vita delle comunità di missione.

La formazione, così necessaria tra noi, ci aiuta ad essere sempre “attenti” alla realtà e alle sue sfide. Non è possibile una vita comunitaria in cui non si rifletta, in modo condiviso, su temi propri dell’Ordine, sulla vita della Chiesa, sull’educazione, sulla pastorale, sulla cultura, sulla società, ecc. Recuperare – uso ancora lo stesso verbo – la comunità come spazio formativo è molto importante per noi.

L’accompagnamento della missione. Nella maggior parte delle nostre presenze le comunità scolopiche sono associate ad una missione. È bene che ci prendiamo cura della riflessione comunitaria sulla missione in cui siamo impegnati. Sarà un discernimento sempre più in chiave di missione condivisa e in chiave di presenza scolopica, ma ugualmente necessario per tutti.

Collaborazione nella presenza scolopica di cui siamo parte. È una delle chiavi che a poco a poco si sta facendo strada tra noi e che offre molte vie di arricchimento per la comunità, perché si basa sulla relazione, sull’apertura, sull’accoglienza, sul decentramento e sulla ricerca dell’impulso globale dello scolopio. E tutto questo è molto necessario per le nostre comunità, per lo sviluppo della sinodalità.

La festa e la gioia condivisa. Anche questa è sinodalità. La festa, il tempo libero condiviso, il ringraziamento per i fratelli, l’accoglienza di chi arriva e l’addio a chi parte per una nuova destinazione, la celebrazione dei grandi punti di riferimento dell’Ordine, ecc. tutto questo costruisce anche la comunità.

La connessione della comunità con la vita della Provincia e dell’Ordine, attraverso temi, incontri, proposte, documenti condivisi, ricerche comuni, compiti affidati, ecc. Dobbiamo collegare la vita delle comunità e la vita della Demarcazione.

L’elaborazione e lo sviluppo del progetto comunitario, sempre in connessione con il progetto della presenza e con il progetto della Provincia,  dall’ispirazione delle “chiavi di vita dell’Ordine”. Questo è il quadro di base (non l’unico) a partire dal quale viviamo e lavoriamo per progetti, come abbiamo proclamato in questi anni nella maggior parte delle nostre riunioni.

Queste e altre dinamiche possono ispirare e arricchire l’incontro comunitario tra di noi. Non sono tutte, né ho preteso un’enumerazione esaustiva. Ho solo voluto suggerire aspetti sui quali,  penso, dovremmo fermare la nostra attenzione, per poter dare nuova vita alle nostre comunità religiose scolopiche.

Permettetemi di concludere con una proposta molto concreta: che tutte le nostre comunità si riuniscano settimanalmente in una “tavola comune” dalla quale possano sviluppare una buona parte dei dinamismi propri della nostra vita consacrata, che ci aiuterebbero tanto nelle tre grandi sfide che proponiamo in ciascuna delle nostre case: vivere della centralità del Signore, accompagnare lo sviluppo della vocazione di ciascuno di noi e promuovere la nostra missione.

Il recupero dell’incontro settimanale di comunità sarà un buon passo nella linea proposta da Papa Francesco per camminare nelle dinamiche sinodali, curando la comunione, la partecipazione e la missione condivisa. Siamo invitati a farlo.

Ricevete un abbraccio fraterno.

 

P. Pedro Aguado Sch.P.

Padre Generale

 

 

1 Mario, Cardinale GRECH, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi. Presentazione della XVI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Città del Vaticano, 21 maggio 2021.