“Aggiornare” la Spiritualità Calasanziana, vuol dire integrarla nelle nuove sfide che il nostro mondo pone a molti livelli, per affrontarle, comprenderle, e imparare a lavorarle come la materia prima con cui elaborare l’opera d’arte di ciò che possiamo essere a livello personale e istituzionale. Alcune sfide:

  1. Un cambiamento di epoca: abbiamo un’idea nebulosa di cosa significhi questo cambiamento, ma non sappiamo dove ci porterà. C’è chi parla dell’argomento con certe connotazioni negative; come forza di poteri nascosti di fatto e monetari che manipolano le coscienze e le strutture sociali e culturali; ma se il nuovo ordine implica un’umanità più solidale, nella costruzione di un mondo migliore, dove i diritti e la dignità di tutti siano rispettati, a cominciare dai più poveri, allora gli scolopi si congratulano, e noi dobbiamo cercare il nostro posto in questo processo.
  1. Il mondo globale: La pandemia del coronavirus, covid-19, che in poche settimane ha cambiato il nostro chip mentale, è un esempio di cosa significa globalità, intesa come connessione planetaria, dove ognuno di noi è un agente, nel bene e nel male, non importa quanto vogliamo ignorarla o rifiutarla. 
  1. La sensibilità razziale ed etnica, sensibilità di genere, rispetto per ogni persona, difesa della vita dal suo concepimento: la nostra spiritualità non può sfuggire a questo contesto che ci chiama ad attualizzare la spiritualità calasanziana. Senza lasciarsi trasportare da ideologie che trasformano una piccola realtà in una visione del mondo manipolata, forse lo Spirito Santo ci chiama a visitare nuove frontiere, in nuove realtà di servizio scolopico, senza precedenti (lavoro con gli esuli, campi profughi, con i popoli respinti, in situazioni di disperazione), per portare la speranza del Vangelo.
  1. La sensibilità ecologica che, insieme alla sensibilità della globalità del mondo, ci collega a questioni come il cambiamento climatico e il ruolo che il nostro stile di vita svolge nella conservazione del pianeta terra.
  1. La multiculturalità, l’interculturalità e l’inculturazione: è un dato di fatto che nella maggior parte delle nostre comunità siamo membri viventi dell’Ordine di diverse nazionalità, culture e lingue. È un’esperienza di “cattolicità” (universalità) che è insieme una grazia e un compito, sempre animata dallo Spirito Santo che crea unità nella diversità.
  1. Una Chiesa che con Papa Francesco cerca la massima semplicità possibile, mentre viene attaccata dall’interno e dall’esterno, con la vergognosa macchia di abusi sessuali da parte del clero. Anche se il nostro Ordine non è tremendamente macchiato da questa realtà peccaminosa, dobbiamo riconoscere che in un modo o nell’altro tocca anche noi.

Linee di futuro

  • Sulla base della sinodalità, che implica un compito di amministrazione e di vita in chiave di comunione, con un servizio di autorità inteso come “agire da pastori” e un ascolto attento di tutti i fratelli, per portare i doni dello Spirito Santo.
  • Con una struttura sistemica, basata su progetti in linea con le linee di vita che rispondono alle esigenze della Chiesa e del mondo, per essere veramente significativi e attraenti.
  • Per risvegliare nuove vocazioni, per una nuova generazione di scolopi.
  • Sulla base della contemplazione di Cristo e partendo dall’amore incondizionato per Lui, il vostro Ordine potrà ottenere quella luce e quel coraggio che gli permetteranno di tracciare percorsi profetici di apostolato, che rispondono alle mutate aspettative dei tempi. Ma è necessario, prima di tutto, che ogni membro della vostra famiglia religiosa trovi in Cristo la forza di rinnovare la sua vita: egli è il modello da imitare e seguire, per poterlo proporre efficacemente agli altri”[1].
  • Dobbiamo prestare attenzione all’interculturalità dentro e intorno a noi, e all’inculturazione, per aiutare i semi del Verbo a germogliare.

“Il Verbo (il Verbo, il senso della vita) si è fatto carne e ha abitato in mezzo a noi”. “Il processo di inculturazione, oltre alla lingua, comprende altri aspetti, come: conoscere la storia e la cultura del Paese; avvicinarsi cordialmente alla sua gente e vivere con essa; valorizzare ciò che la gente apprezza, cambiando la nostra mentalità; adottare la semplicità del loro modo di vivere, dei loro costumi e delle loro abitudini. Quale  segno di incarnazione, si può considerare la convenienza di richiedere un cambio di nazionalità”[2]

  • La nostra spiritualità, presentata con criteri chiari, come un cammino di santità.
  • Coltivare “lo spirito di preghiera” nella vita quotidiana e nel ministero.
  • La nostra spiritualità come processo di crescita, integrazione e testimonianza, garanzia di un futuro di speranza.
  • La spiritualità scolopica, secondo le parole del Calasanzio, è mista, il che richiede di essere mistici nell’azione e contemplativi nell’azione. (Tonti, 26)

 

Linee concrete di azione

  • Continuare ad approfondire il significato della nostra Spiritualità Calasanziana, nell’attuale contesto di espansione e consolidamento dell’Ordine.
  • Impegnarsi in una spiritualità vissuta con passione, perché sia la condizione essenziale e la fonte indiscutibile di una feconda pastorale vocazionale.
  • Insieme ai laici, far conoscere la figura del nostro Santo Fondatore, non solo dalle coordinate del suo tempo e della sua cultura, ma, soprattutto, dal processo esistenziale che, dall’esperienza spirituale, lo ha portato ad altissimi livelli di “santità pedagogica ed evangelizzatrice dell’infanzia”.
  • Continuare ad essere consapevoli dell’importanza di rivitalizzare la preghiera personale e comunitaria, come elemento essenziale della nostra identità di consacrati al servizio del Regno tra i piccoli.
  • Di fronte all’attuale situazione di crisi e di cambiamento globale, analizzare secondo lo spirito del Calasanzio, alla luce dello Spirito Santo, con un atteggiamento sinodale, la possibilità e l’efficacia di nuove fondazioni in territori non ancora esplorati come: campi profughi, centri per l’accoglienza di bambini e giovani privi di documenti, nazioni in Asia e in Africa che hanno grande bisogno dell’educazione liberatrice del Vangelo.
  • Lavorare in profondità, in modo sistemico, graduale e solido, sui processi di preghiera, di direzione spirituale e di integrazione psicospirituale, con tutti i mezzi che le nuove tecnologie offrono.
  • Affinché la nostra spiritualità non sia scollegata dalla realtà, dobbiamo essere ben formati nell’amministrazione e nella finanza, affinché il nostro voto di povertà ci porti ad essere poveri, semplici, distaccati e austeri come Cristo, e allo stesso tempo saggi e pratici.
  • Continuare ad approfondire teologicamente, e a vivere concretamente, lo spirito sinodale e la mistica dell’essere parte del creato, che il Padre vuole che conserviamo e curiamo. Il nostro carisma calasanziano in mezzo ai bambini e ai giovani è una scuola e una piattaforma ideale per realizzare il sogno di Dio.
  • Vivere praticamente la spiritualità della restituzione, che consiste nel restituire liberamente ciò che è stato dato per il servizio dei fratelli: la vita, i doni, il tempo, i beni che servono. È necessario “introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita. un vero incontro con i poveri e dare spazio ad una condivisione che diventi uno stile di vita.”[3]
  • “Nell’Enciclica Laudato si’ Papa Francesco ha esortato affinché nei seminari e nelle case religiose di formazione, si educhi ad una austerità responsabile, alla contemplazione riconoscente del mondo, alla cura per la fragilità dei poveri e dell’ ambiente.”[4]
  • Vivere una spiritualità calasanziana gioiosa, di integrazione psicospirituale, in un cammino di santità scolopica, attraente per risvegliare nei giovani il desiderio di essere scolopi.
  • Introdurre i membri dell’Ordine scolopico, fin dall’inizio della loro formazione iniziale, alla dinamica del discernimento spirituale, che permette loro di guardare con gli occhi di Dio. Questo è l’unico modo per comprendere ciò che le nostre Costituzioni proclamano nel loro punto no.1: La famiglia religiosa scolopica, con umiltà di spirito e profonda gratitudine, riconosce se stessa quale opera di Dio e del sapiente ardimento e della constante pazienza di San Giuseppe Calasanzio. Egli infatti, per intimo suggerimento dello Spirito Santo, si dedicò completamente con spirito d’intelligenza e di pietà al ministero dell’educazione cristiana dei fanciulli, specie dei poveri”. 
  • Una spiritualità senza astrazioni ideologiche, ben assimilata dalla convinzione cognitiva, e in dialogo con la realtà storica, culturale, geografica, ecc. delle persone che serviamo e con le quali viviamo.
  • Vivere la nostra Spiritualità Calasanziana, come fonte da cui scaturisce il nostro specifico carisma, che si orienta nel tempo nella nostra specifica missione, con il quarto voto di educazione, e si incarna in diversi ministeri, in comunione con la Chiesa locale dove viviamo.
  • Alla luce dei quattro principi che il Papa Francesco offre nell’enciclica ‘Evangelii Gaudium’, vivere la nostra spiritualità e valutarla: + Il tempo è superiore allo spazio + La realtà è più importante dell’idea + Il tutto è superiore alla parte + L’unità prevale sul conflitto e la diversità.

P. Fernando Negro Marco Sch. P.

 

[1] Dalla lettera di Papa Giovanni Paolo II al 45 Capitolo Generale dell’Ordine, Roma, 2003.

[2] “Documento di Bamenda”, Orientamenti per la Presenza delle Scuole Pie in Africa”, Publicaciones  ICCE, Madrid, 1989, p. 12

[3] PAPA FRANCISCO, Messaggio in occasione della I Giornata Mondiale dei poveri, Roma (13 giugno 2017),

[4] Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Economia al Servizio del Carisma e della Missione” Libreria Editrice Vaticana, 12 dicembre 2017, no. 19