Questi sono i tre verbi che il Calasanzio utilizzò nel Memoriale al Cardinale Tonti per esprimere la sua assoluta convinzione circa la necessità delle Scuole Pie di configurarsi come Ordine di voti solenni. Sono tre verbi precisi, chiari e significativi.  Credo ci aiuti a spiegare il contenuto del primo nucleo tematico del nostro prossimo Capitolo generale che, a Dio piacendo, celebreremo il mese di luglio prossimo venturo: la “costruzione delle Scuole Pie”.

Il Calasanzio dice: “Supposta dunque l’utilità e necessità di questa opera che abbraccia tutte le persone, età, condizioni e luoghi, tutte le scienze basse e tutti gli aiuti a ben vivere, ne viene anco-ora per conseguenza necessaria la necessità di elevarla a Religione così per stabilirla, acciò in tempo alcuno non venga meno. (…)    E non solo per stabilirla, ma anche per ampliarla e propagarla conforme al bisogno, desiderio ed istanza di tanti.[1]”.

Il Calasanzio ha plasmato l’Ordine in modo stabile e gli ha dato i primi impulsi per crescere progressivamente, al servizio del ministero educativo. All’epoca della riduzione ordinata da Papa Innocenzo X l’Ordine aveva 500 religiosi, 5 province e 37 case, la maggior parte delle quali erano scuole. È stato un processo straordinario di costruzione delle Scuole Pie. Dopo la decisione papale, gli scolopi hanno continuato ad avanzare, lottando per la restaurazione dell’Ordine. Non c’è dubbio che le chiavi di questa restaurazione sono contenute nel messaggio del fondatore che tutti noi conosciamo: “Non però manchino di seguitar allegramente l’Istituto e di star uniti et in pace sperando che Iddio remediarà ad ogni cosa[2]

La nostra fede ci spinge a pensare che l’amore di Dio, la protezione di Maria e l’intercessione del Calasanzio siano le cause più profonde della restaurazione dell’Ordine. Indubbiamente, ci sono stati anche alcuni fattori che hanno aiutato in questo processo. I nostri storici evidenziano, tra l’altro, quanto segue: le pressioni delle autorità civili, convinte della necessità delle Scuole Pie nei loro Stati, compresa la risposta educativa cattolica all’Europa protestante; la lotta e lo sforzo degli scolopi, che non si sono arresi o ritirati, ma sono andati avanti come il Fondatore aveva chiesto loro di fare; la preghiera costante degli scolopi  per il loro Ordine; la gestione ecclesiastica adeguata e progressiva, che ha favorito un clima favorevole alle Scuole Pie; la chiarificazione della situazione interna, con l’abbandono di chi doveva lasciare l’Ordine e l’ingresso e la perseveranza di chi voleva veramente vivere il carisma del Fondatore, ecc.   

Ma il compito continua. E continuerà. Noi scolopi continuiamo a costruire le Scuole Pie, con il favore di Dio e con lo sforzo quotidiano, con sapiente ardimento e costante pazienza. Le chiavi di questo lavoro continuano ad essere le stesse: il desiderio di rispondere alla chiamata del Signore, la figura e il carisma del Calasanzio, il bisogno di educazione per tutti, la convinzione che le Scuole Pie sono uno strumento del Regno, ecc. L’elenco dei motivi sarebbe infinito.

In ogni momento storico appaiono nuovi toni da cui il nostro sforzo per rendere le nostre Scuole Pie più efficienti assume nuove sfide. Il nostro prossimo Capitolo generale è chiamato a dare un nome a queste nuove tonalità, a queste chiamate che riceviamo e alle quali dobbiamo rispondere. Non intendo, in questa Salutatio, riferirmi a tutte le chiamate, perché non potrei farlo. Desidero semplicemente condividere con voi alcuni di quei “tocchi” (ho imparato questa parola da uno dei nostri pre-novizi a Quito) con cui la realtà ci commuove. Eccoli.

Durante il sessennio sono emersi importanti aspetti del processo dell’Ordine, che sono stati oggetto di lavoro in incontri, riunioni, ecc. Tra queste, le sfide dell’interculturalità e dell’inculturazione; il progressivo consolidamento delle nuove Province; l’espansione in alcuni nuovi Paesi e in quelli dove siamo già presenti, con nuove opere e presenze; lo sviluppo e la crescita della pastorale vocazionale; il dinamismo della partecipazione dei laici; la chiamata ecclesiale alla sinodalità e che nel nostro Ordine abbiamo accolto soprattutto dai processi con i giovani; la sostenibilità integrale delle nostre presenze, ecc.

Credo che tutti questi processi siano dinamiche che ci chiedono e ci spingono come Ordine, e che offrono indizi per capire come le Scuole Pie continuano a stabilirsi, ampliarsi e propagarsi secondo i desideri e le richieste di tanti. Vorrei condividere con voi quattro dinamiche che considero fondamentali.

Il primo l’ho chiamato “per realizzare un progetto di dare impulso all’Ordine”. Faccio un semplice esempio per spiegare cosa intendo dire. Non molto tempo fa ho ricevuto una lettera circolare da uno dei superiori maggiori dell’Ordine in cui, parlando della sua Provincia e delle sue risposte alla pandemia del COVID-19, diceva quanto segue: “È molto consolante e incoraggiante constatare che è stato l’impegno per le grandi chiavi di vita dell’Ordine e della Provincia a darci le risorse e gli strumenti per affrontare il momento forse più incerto della nostra vita”.

Condivido con tutti voi una convinzione importante: lavorare con un progetto chiaro, realizzare la nostra vita e la nostra missione a partire da opzioni assunte da tutti e che sono portatrici di vita (le chiamiamo “chiavi di vita”) è qualcosa di assolutamente necessario per “stabilire, ampliare e propagare le Scuole Pie”. Una delle cose che apprezzo di più del Capitolo generale tenutosi in Ungheria è che l’Ordine si è dato un progetto chiaro, che indicava una direzione e che è stato ripreso da tutte le Scuole Pie.

In molte occasioni ho potuto condividere con voi questa riflessione: la vita dell’Ordine dipenderà, in primo luogo, dall’amore di Dio; in secondo luogo, dall’autenticità della nostra esperienza scolopica e, in terzo luogo, dal prendere le giuste decisioni e opzioni. Ebbene, il “progetto di promozione delle Scuole Pie” è inscritto in questa terza chiave: fornirci un piano chiaro da cui partire. Forse il nostro prossimo Capitolo generale non avrà bisogno di fare un altro progetto completo, ma dovrà certamente segnare la direzione da cui partire per camminare in ciascuna delle chiavi della vita che abbiamo assunto.

La seconda dinamica l’ho chiamata “comprendere la sfida della nostra realtà scolopica”. Certamente sono molti i richiami che riceviamo dalla realtà sociale diversa e plurale in cui viviamo. Non mi riferisco ora a questi appelli, ma a quelli che provengono dal “corpo scolopico”, dalla nostra stessa realtà, e che hanno bisogno di essere compresi, interpretati e integrati nel progetto dell’Ordine.

Faccio alcuni esempi: la crescente e inarrestabile composizione interculturale delle nostre Demarcazioni; il processo chiaramente diversificato delle nostre quattro Circoscrizioni e che richiede di pensare come ciascuna di esse può contribuire allo sviluppo scolopico delle altre; il crescente numero di giovani che bussano alla nostra porta chiedendo di diventare scolopi e che hanno bisogno di processi formativi impegnativi e completi; il processo che stiamo promuovendo a partire dalla chiave delle “Scuole Pie in Uscita”; il formidabile sviluppo del Movimento Calasanzio; il dinamismo della Fraternità; l’incessante richiamo all’autenticità vocazionale in tutte le sue dimensioni, ecc. L’Ordine palpita, e le sue palpitazioni indicano vita, direzione, opzioni. È molto importante “auscultarlo” e rispondere a ciò che emerge nel suo seno come doni dello Spirito.

Formulo alcune domande pensando ad un solo aspetto, quello dello sviluppo dell’Ordine in ogni continente:

  1. Come possiamo procedere verso una crescita sostenibile nelle Circoscrizioni dell’Africa e dell’Asia? E non mi riferisco solo agli aspetti economici o alle risorse materiali, ma al concetto di sostenibilità integrale (persone, equipe, progetti, risorse, identità, processi, ecc.)
  2. Come garantire nelle emergenti presenze scolopiche dell’Ordine i riferimenti carismatici di cui hanno bisogno per crescere bene, da una chiara e certa identità calasanziana?
  3. Come cercare di riattivare la capacità di crescita delle nostre Province americane, la maggior parte delle quali è ben consolidata e ha molte possibilità di offrire all’Ordine quanto tradizionalmente offerto dalle regioni europee? Questa è probabilmente una delle chiavi del futuro delle Scuole Pie nei prossimi anni.
  4. Come possiamo rendere sostenibile la nostra presenza europea, soprattutto nel contesto occidentale, di fronte ad una – per il momento – irreversibile riduzione del numero dei religiosi? Come possiamo avanzare verso un rinnovato e fecondo soggetto scolopico che ci permetta non solo di mantenere ciò che facciamo, ma anche di continuare a crescere? Come possiamo lavorare per continuare ad avere vocazioni religiose in un contesto come quello europeo, anche se in ‘umile’ numero?

C’è un terzo dinamismo a cui vorrei fare riferimento, e che io chiamo “ascoltare il sentire della Chiesa”. Ascoltando la Chiesa, come figli, e rispondendo alle sue chiamate, come apostoli. Questa è la sfida. Non abbiamo bisogno di “antenne molto specializzate” per rilevare le chiamate che la Chiesa ci rivolge. Sono molto chiare. Citiamone alcune nella dinamica della “risposta scolopica”.

  1. La sinodalità, espressione chiara e trasformante della chiamata alla corresponsabilità, alla partecipazione, al coinvolgimento di tutti nel progetto scolopico.
  2. Le “Scuole Pie in Uscita”, come percorso di crescita nella disponibilità missionaria e nella fraternità interculturale.
  3. L’impegno a favore dei giovani e dei loro processi di fede e di discernimento vocazionale. Papa Francesco indica chiaramente la strada: “La pastorale giovanile non può che essere sinodale, vale a dire capace di dar forma a un “camminare insieme” che implica una «valorizzazione dei carismi che lo Spirito dona secondo la vocazione e il ruolo di ciascuno dei membri della Chiesa, attraverso un dinamismo di corresponsabilità[3]”.
  4. La lotta contro ogni tipo di abuso (sessuale, di coscienza o di potere), legato ad atteggiamenti clericali.
  5. L’impulso missionario, di annuncio esplicito del messaggio di Cristo, da tutte le nostre piattaforme scolopiche, che accompagna i processi di educazione integrale della fede.
  6. L’accoglienza del migrante, l’attenzione scolopica ai poveri, l’impegno per un’educazione capace di trasformare la persona e la società.
  7. L’appello per la ricostruzione del Patto Educativo Globale, che sfida direttamente noi scolopi.

Non c’è dubbio che queste e altre chiamate saranno l’oggetto del nostro lavoro capitolare. Non potremo affrontarle tutte, perché sarebbe impossibile farlo con sufficiente profondità, ma quello che dovremo fare è “ascoltare la Chiesa” e rispondere come scolopi.

E il quarto dinamismo che non può mancare è così chiamato: “rispondere alle vere sfide dei bambini e dei giovani”. Il Calasanzio ha configurato le sue Scuole Pie come una risposta alla realtà dei bambini, al loro bisogno di istruzione per uscire dalla povertà e dall’emarginazione; alla sfida di proporre loro un futuro non legato alla loro nascita, ma al lavoro e allo sforzo di crescere; alla sfida di aiutarli a vivere grazie ad una vita aperta alla fede e sostenuta da essa. Il Calasanzio non ha fondato le Scuole Pie partendo da una mentalità “sostitutiva”, facendo qualcosa che nessun altro faceva fino a quando qualcuno – per esempio, lo Stato – lo facesse. No. Il Calasanzio ha dato una risposta integrale a una sfida integrale. E ancora oggi è necessario rispondere allo stesso modo.  

Quindi, se vogliamo rispondere a ciò di cui i bambini e i giovani hanno bisogno, dobbiamo continuare a difendere il nostro progetto, e farlo crescere, anche di fronte a mentalità e politiche che pretendono che non sia più necessario o che cercano di distorcerlo o controllarlo; dobbiamo rafforzarlo, partendo dalle chiavi e dalle caratteristiche dell’educazione scolopica; dobbiamo arricchirlo con sfide più attuali che mai.

Tra queste sfide ci sono: il diritto all’educazione per tutti; un’educazione che sia una risposta al desiderio di senso della vita che i giovani chiedono; un’educazione integrale che accompagni il processo di fede dei nostri giovani; un impegno per la qualità, specialmente dove ci sono meno risorse e più bisogni; educatori che sentono veramente la vocazione ad educare, ecc. 

Penso che queste quattro dinamiche dovrebbero essere molto presenti nelle nostre riflessioni capitolari e nei prossimi sei anni. Sono opzioni per “costruire le Scuole Pie” che dobbiamo tenere ben presenti per dare risposte precise alle sfide che abbiamo dinanzi.

Chiediamo a Dio, nostro Padre, di aiutarci e di ispirarci in questo processo.

Ricevete un abbraccio fraterno.

P. Pedro Aguado Sch. P.

Padre generale

 

[1] San Giuseppe Calasanzio. “Memoriale al Cardinale Tonti”. Trascrizione “Tosti-De Marco”.

[2] San Giuseppe Calasanzio: Lettera 4342 del 17 marzo 1647.

[3] Papa Francesco. Esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit” nº 206, 2019.

 

 

Este sitio web utiliza cookies para que usted tenga la mejor experiencia de usuario. Si continúa navegando está dando su consentimiento para la aceptación de las mencionadas cookies y la aceptación de nuestra política de cookies, pinche el enlace para mayor información. ACEPTAR

Aviso de cookies