Come tutti sapete, ho dedicato le ultime Salutatio alla riflessione sui nuclei essenziali del nostro prossimo Capitolo Generale. Ne ho scritto una sul motto del Capitolo (“Sotto la guida dello Spirito Santo”) e una su ciascuno dei primi tre nuclei che abbiamo scelto, ispirati al Memoriale del Cardinale Tonti (“Stabilire, ampliare, e propagare”, “Lo scolopio di cui abbiamo bisogno”, e “Un ministero necessarissimo”). Manca la lettera dedicata al quarto nucleo del Capitolo: “La centralità di Gesù Cristo nella nostra vita”.

Dopo molte riflessioni sull’argomento, ho deciso che la cosa migliore era di fare mia la riflessione già preparata da un gruppo di fratelli capitolari su questo importante nucleo, e di inviarla a tutti come lettera fraterna. Il testo raggiungerà tutte le comunità, a tempo debito, con l’insieme dei documenti del Capitolo in preparazione. Ma ho voluto farne una Salutatio perché credo che sia un testo che illustra molto bene l’importanza di questa sfida.

Quindi, questa è la Salutatio che mi ha dato meno lavoro! Grazie ai Fratelli che hanno lavorato il tema e che ci aiutano a comprendere alcuni dei percorsi che possiamo intraprendere per crescere in una vita consacrata centrata in Cristo, per una vita integrata, equilibrata, mistica e profetica della nostra vocazione. Buona lettura!

La gioia e la disponibilità della povertà (Lc 2,6-7). Siamo ‘Poveri della Madre di Dio’ e riflettiamo la nostra gioia unendoci al Magnificat della nostra Madre di cui ci sentiamo veri figli. Recuperare la semplicità della nostra vita, che è visibile nei luoghi dove abbiamo le nostre case, il nostro stile di vita semplice e una testimonianza austera di vita, aiuta il nostro senso di filiazione. Più che un’opzione per i poveri, siamo chiamati ad essere piccoli che possono identificarsi con i piccoli, poveri con i poveri, soprattutto abbassandoci ai bambini che continuano a chiamarci e a convocarci. Questa esperienza di povertà genera dinamiche di effettiva presenza tra i bisognosi e la cura della casa comune attraverso iniziative concrete con l’ambiente e l’uso solidale delle risorse.

La testimonianza di vita e la formazione continua (Lc 2,34-35a; 39-40).  Il dinamismo evangelizzatore più efficace è la testimonianza della vita stessa. Siamo chiamati ad essere un ‘segno’, sia a livello personale che comunitario, e a mostrare autorità combinando discorso e vita. I gesti, le parole e i fatti ci danno credito, anche se comportano un certo disagio sociale: la dimensione profetica della nostra vocazione deve manifestarsi nel coraggio evangelico delle nostre parole e delle nostre azioni. La compassione, nello stile di Gesù, con noi stessi e con gli altri, favorisce il vivere con coerenza. Una corretta formazione nelle diverse dimensioni personali ci aiuterà a crescere in un cammino di integrità e saggezza (santità) a immagine del nostro Santo Fondatore, offrendo un’immagine più luminosa di Cristo.

Discernimento e conoscenza di sé (Lc 2,48-52) Entrambe le esperienze sono uno stile di vita aperto alla presenza di Dio in noi, nella nostra storia e nella realtà. Vivere il dinamismo del discernimento significa essere aperti allo Spirito Santo nella nostra vita. L’accompagnamento personale e comunitario, una lettura credente della realtà, le decisioni prese per consenso in comunità e una cordiale vicinanza alla Parola di Dio e ai sacramenti saranno i modi migliori per crescere. Lo studio degli scritti e l’empatia spirituale con il nostro Fondatore saranno di aiuto decisivo.

Consacrati per la missione e per un ministero proprio (Lc 4,17-21). Viviamo la nostra vita consacrata e tutte le sue dimensioni a partire dalla missione scolopica alla quale siamo stati chiamati: annunciare il Vangelo ai piccoli. Nei nostri ambienti noi siamo la memoria stessa di Cristo. Il vissuto dei voti ci mostra disponibili, uniti e centrati sugli altri; offriamo una testimonianza di gratuità, assumendo la logica della grazia, dispiegando i nostri talenti al servizio del nostro ministero: evangelizzare i bambini e i giovani, soprattutto in situazioni di povertà diverse, attraverso un’educazione liberatoria (dall’ignoranza e dal peccato) che provoca una trasformazione personale e sociale. La novità con cui affrontiamo la missione e l’esito nel collocare ciascuno secondo i propri doni renderà possibile una vita felice.

Rinnoviamo la nostra missione e rinnoviamo la nostra risposta vocazionale (Lc 5,4-5.10-11). Siamo invitati da Gesù a continuare a gettare le reti ‘sulla sua parola’, lasciando da parte la stanchezza e la logica dei nostri progetti. Una missione rinnovata ci porterà necessariamente ad uscire e a popolare con il nostro carisma le periferie esistenziali; attualizzando la nostra vocazione rinnoviamo la nostra risposta. Dobbiamo riscoprire itinerari personali e comunitari di rinnovamento della nostra missione, tenendo conto della nuova realtà delle comunità (intergenerazionale, interculturale, “intervocazionale”, di pochi membri…) e della nuova realtà del personale (grande numero di anziani o giovani, processi formativi incompiuti, aspirazioni vocazionali…).

Esercitiamo la misericordia e promuoviamo la salute dei bambini/giovani (Lc 7,12-15). La nostra consacrazione ha una dimensione curativa; siamo stati scelti dalla Grazia per esserne strumenti. Più canali forniamo per esprimere e vivere la misericordia, più la nostra consacrazione si radica e cresce. Siamo chiamati ad esprimere questa misericordia, prima di tutto, nella nostra casa, con i nostri fratelli in comunità, essendo creativi nel viverla ogni giorno. Allo stesso modo, il secondo obiettivo sono i bambini, gli adolescenti e i giovani che serviamo. Questa vicinanza e compassione che si manifesta attraverso le parole, i gesti, le azioni e la preghiera fanno sì che mentre la morte è all’opera in noi, la vita cresce negli altri.

Noi scolopi, religiosi e laici (Lc 8,1-3). Abbiamo scoperto che il nostro carisma appartiene al Popolo di Dio, per cui viviamo convinti che la partecipazione e l’esperienza dei laici al nostro fianco arricchisce e rafforza la nostra vita consacrata. Facilitare l’incontro e la condivisione della vita, della spiritualità e della missione tra le due vocazioni è un segno dei tempi che dobbiamo considerare, curare e favorire per il reciproco arricchimento, rendendo possibile una testimonianza corale del carisma e della correzione fraterna. In questo modo le nostre comunità sono aperte all’incontro e alla condivisione fraterna con tutti coloro che si avvicinano al nostro carisma, rendendo visibile la comunità cristiana scolopica.

Mistica e contemplazione (Lc 9,33b-35). Essere consacrati significa essere separati da una scelta d’amore per rendere visibile un aspetto di Dio. Il nostro battesimo ci collega all’esperienza dell’amore di Dio, la fonte e la meta di tutto ciò che facciamo. Accresciamo e consolidiamo questa esperienza coltivando un rapporto intimo e personale con Dio nella preghiera, nella sua mediazione (i poveri, i fratelli e le sorelle, la Chiesa-comunità, i sacramenti, coloro che esercitano il servizio dell’autorità…) e nella visione contemplativa di un mondo pieno dei semi della Parola. Ascoltare e accettare la Parola quotidianamente (nella vita e nella scrittura) ci dà un senso mistico nella nostra azione con cui rendiamo presente l’amore di Dio in tutta la creazione.

Benedizione e infanzia spirituale (Lc 18,15-17). La nostra vita consacrata è inquadrata nella benedizione: con le nostre parole e le nostre azioni parliamo bene di Dio e anche coloro che sono in contatto con noi ricevono la sua benedizione. Non solo impartiamo la benedizione, ma come “piccoli” nella vita spirituale, ne siamo destinatari. Per questo accettiamo la raccomandazione del nostro Santo Fondatore Calasanzio di farci “come bambini di due anni che non sanno fare due passi senza inciampare”, accompagnando i piccoli nella preghiera e abbassandoci a dare loro luce, rendendo la nostra preghiera simile all’esperienza dei piccoli. Essi continuano ad essere i fari del nostro cammino.

La realtà e la volontà di Dio (Lc 22, 40b-42). Assumiamo la realtà come proveniente dalla mano di Dio, per la quale facciamo della Passione del Signore l’oggetto costante della nostra meditazione, chiedendo pazientemente di ottenere la grazia di vivere nella speranza tutto ciò che accade. Il Mistero Pasquale è l’evento da cui interpretiamo il nostro mondo. Siamo, quindi, fedeli al discernimento personale e comunitario, per essere resi ministri della speranza futura, e ci apriamo a tutte quelle persone, esperienze e realtà che possono offrirci una visione più chiara della volontà di Dio.

Eucaristia e stile di vita (Lc 24,29b-32). La nostra vita si nutre del Mistero Pasquale che aggiorniamo quotidianamente nell’Eucaristia. Le nostre celebrazioni sono aperte a tutti coloro che desiderano esserne nutriti, rendendo possibile, per quanto possibile, la partecipazione di compagni, famiglie e studenti, vivendola con loro o servendo da sacerdoti alle persone a noi affidate. La celebrazione dell’Eucaristia è per noi un itinerario di vita, incorporando nella nostra vita quotidiana ciò che celebriamo ritualmente: l’accoglienza, il perdono, l’ascolto della Parola, l’offerta dei nostri doni, la vita donata, il ringraziamento e l’invio-missione. In questo modo cerchiamo di vivere l’esperienza del Buon Pastore prendendo le distanze da ogni tipo di clericalismo.

La vita fraterna e la Vergine Maria (Atti 1,14). La fraternità scolopica la rendiamo evidente nella cordiale accettazione del nostro stile di vita proposto nelle nostre Costituzioni. La aggiorniamo facendo nostre le proposte dei Capitoli generali e provinciali, costruendo così le Scuole Pie e crescendo nella mentalità di Ordine. Facciamo crescere la nostra vita fraterna nell’accoglienza, nell’affetto e nella vicinanza alle altre comunità della Demarcazione; la esprimiamo con la testimonianza della comunità locale unita alle comunità della Fraternità delle Scuole Pie e ci sentiamo un corpo, uniti alla Vergine Maria, protezione e rifugio del nostro Ordine.

Seguendo questo itinerario, sulle orme di Gesù, i giovani si avvicineranno a noi con un profondo desiderio di vita eterna (Lc 18,18ss) e sarà la nostra occasione per invitarli a venire a vedere. Questo approccio reciproco tra giovani e religiosi risveglierà in molti il desiderio di vivere ciò che scoprono in noi. Aperti in questo modo alle nuove generazioni, camminiamo verso una nuova “Pentecoste degli Scolopi” che crei in noi la comunione necessaria per svolgere con slancio la missione propria degli Scolopi nel mondo, superando paure e barriere di ogni tipo.

Ricevete un abbraccio fraterno.

Pedro Aguado Sch. P.

Padre Generale