Qualche mese fa si è tenuto online un seminario sulla vocazione dello “scolopio laico”. Hanno partecipato una trentina di persone, invitate dalla Congregazione generale, provenienti da diverse Province e Fraternità, oltre a diverse persone che stanno già vivendo questa specifica vocazione che chiamiamo “scolopio laico”. L’intenzione della Congregazione generale nel convocare questo seminario è stata quella di approfondire “l’integrazione carismatica e giuridica dei laici nelle Scuole Pie”, dato che si tratta di una nuova vocazione che, anche se per il momento si è sviluppata solo in una Provincia, è bene riflettere e lavorare in tutto l’Ordine, a poco a poco, come era stato richiesto, all’epoca, da alcuni ambienti.

Non scrivo questa lettera fraterna per sintetizzare i contenuti del Seminario o per presentare i materiali che sono stati elaborati, che sono a disposizione di tutte le persone interessate all’argomento[1], ma per condividere alcune riflessioni che ho fatto durante il Seminario e che credo possano aiutare ad entrare in questa entusiasmante sfida.

Ho intitolato il testo con una nota frase del libro del profeta Isaia[2]. La verità è che ho scritto questa lettera durante l’Avvento, che è un momento propizio per meditare su “le cose nuove che stiamo aspettando”. Abbiamo sempre letto questo passo di Isaia nel tempo di Avvento, e mi sono concesso la licenza di usarlo come una semplice immagine che ci aiuta a capire che dal tronco forte e consolidato del Calasanzio continuano a nascere nuovi germogli che arricchiscono le nostre possibilità di incarnare e vivere il carisma che il nostro Santo Fondatore ha generato nella Chiesa. Vorrei strutturare la mia riflessione in dieci semplici affermazioni.

  1. “Continuano a nascere nuove vocazioni scolopiche”. La vocazione dello “Scolopio Laico” è una novità nel cuore dell’Ordine, consolidata da un Capitolo generale, che è la massima autorità dell’Ordine: “Un’integrazione, oltre che carismatica, anche giuridica, al tempo stesso, con la quale si accetta di essere un vero scolopio laico in senso pieno”[3].

Questa è una prima affermazione che vorrei fare, e che considero importante, per quanto semplice possa essere. La vocazione religiosa scolopica, consolidata e purificata da quattro secoli di fedeltà creativa al Fondatore, è arricchita da vocazioni scolopiche di laici che, da altri punti di vista, desiderano vivere lo stesso carisma e condividere la stessa missione. Tra queste vocazioni, non c’è dubbio che l’appartenenza alla Fraternità delle Scuole Pie sia la più consolidata e definita. È in questo stesso contesto di “apertura al nuovo” che possiamo e dobbiamo collocare l’integrazione carismatica e giuridica.

Lo Spirito ci benedice con laici e laiche la cui identità calasanziana è centrale. Così come siamo benedetti da molte persone che scoprono la loro vocazione scolopica come membri della Fraternità e sviluppano la loro vita di fede e di missione al suo interno, ci saranno alcune persone che pongono le Scuole Pie al centro della loro vocazione, e modellano la loro vita a partire da un impegno centrale con l’Ordine delle Scuole Pie, reso esplicito attraverso uno statuto specifico che definisce la loro vocazione. Ritengo fondamentale dire, e sottolineare, che queste persone non sono né migliori né peggiori, né la loro vocazione è superiore o inferiore. Sono semplicemente diversi e portano doni specifici alla costruzione delle Scuole Pie. Noi scolopi non facciamo una gerarchia delle vocazioni; le accogliamo e le riceviamo come doni del Signore, sapendo che Dio distribuisce le sue chiamate secondo la sua volontà per ognuno di noi. Ma siamo grati e celebriamo che è possibile una vocazione laicale, che è essenzialmente calasanziana, in cui l’identità diventa un asse essenziale che riordina la vita e che si esprime in un impegno non solo verso la Fraternità, ma anche verso l’Ordine, con il quale si stabilisce un legame che esprime un qualche tipo di appartenenza, legame da cui condividere vita, sogni e progetti.  

  1. “C’è un processo vocazionale capace di generare questa vocazione”. La vocazione dello scolopio laico è specifica, e presuppone un profondo legame con il carisma calasanziano e con l’Ordine. Come tutte le vocazioni, ha i suoi processi e le sue esperienze che lo confermano e lo chiariscono. Dopo questi anni di vita, possiamo già cercare di dare un nome ad alcune esperienze significative che finiscono per dare forma a questa vocazione: una vita a disposizione dei bisogni e dei progetti delle Scuole Pie; esperienze forti di vita e di missione condivisa; ricerca sincera e creativa di risposte alla domanda: “a cosa mi sento chiamato/a come vocazione”; discernimento personale e comunitario della vocazione; cura di uno stile di vita segnato dalla dinamica scolopica; processi di trasformazione della dinamica stessa della Provincia, della comunità o della Fraternità, arricchita da questa vocazione, ecc.
  2. “C’è un contesto scolopico che è capace di provocarla e di suscitarla”. Si deve tener conto dei contesti in cui le vocazioni nascono e crescono. Così come è difficile che le vocazioni di speciale consacrazione nascano in luoghi e contesti dove questa speciale consacrazione non è sentita né valorizzata, è anche molto difficile che uomini e donne laici con forti legami scolopici emergano in contesti dove il dinamismo della Partecipazione non è curato né compreso.

Per l’emergere e il consolidamento della vocazione dello scolopio laico, ci sono alcune chiavi che devono essere particolarmente curate. Tra queste posso citare le seguenti: una Fraternità scolopica coerente e sempre più degna del Calasanzio, che cresce come entità adulta; una Provincia che rafforza il suo rapporto con la Fraternità e percorre il suo cammino in modo condiviso con essa; una ricerca sincera ed equilibrata della pluralità vocazionale; una coraggiosa comprensione della sinodalità che ci aiuta a crescere nel vissuto corresponsabile della vita e della missione scolopica; una proposta sistematica della missione scolopica ai laici; un’apertura al fatto che è bene che appaiano nuove vocazioni e che la sfida è quella di dare loro un’entità evangelica e scolopica; una brillante chiarezza sull’originalità e l’indispensabilità della vocazione religiosa e sacerdotale scolopica, ecc.

  1. Ogni vocazione offre doni“. Tutte le vocazioni offrono doni alla Chiesa e alla comunità in cui, nel nostro caso, nascono le Scuole Pie. Posso citare alcuni doni che stiamo già ricevendo, e che sento cresceranno e porteranno nuovi frutti.
  2. Aumenta la nostra capacità di Missione, perché ci sono più persone che offrono la loro piena disponibilità anche all’Ordine – secondo la loro vocazione – per la sua promozione e il suo sviluppo.
  3. In alcuni luoghi dove potrebbe essere difficile avere comunità scolopiche che siano l’anima e il punto di riferimento della missione, esse possono essere costituite. Indubbiamente, in modi diversi, ma anche come anima e riferimento.
  4. In un momento storico in cui la lotta contro il virus del clericalismo diventa un elemento chiave di discernimento e di conversione per la Vita Consacrata, il fruttuoso rapporto con i laici che assumono lo stile di vita delle Scuole Pie può e deve aiutarci in modo significativo.
  5. Credo che l’emergere di una vocazione laicale dotata soprattutto della sfida della significatività possa aiutare la vocazione religiosa, portatrice essenzialmente di quel dono, a prendersene cura e a ripensarla in modo nuovo e più impegnato.
  6. Il cammino sinodale a cui siamo chiamati oggi si sviluppa a molti livelli: vita fraterna, gruppi di lavoro, direzione della missione, generazione di comunità cristiane scolopiche, sviluppo dei vari ministeri, ecc. Anche qui questa vocazione è chiamata ad offrire nuova luce e nuove opportunità.
  7. Ogni vocazione scolopica mira al Regno di Dio“. Sappiamo che il Regno di Dio è un dono del Padre, che ci sarà dato secondo la sua volontà. Il Regno di Dio è il nucleo del Messaggio del Signore Gesù. Siamo tutti chiamati ad annunciarlo e a testimoniarlo. Così come le Scuole Pie, che sono essenzialmente uno “strumento del Regno”. Il Calasanzio ha creato le Scuole Pie convinti che, attraverso l’educazione integrale dei bambini e dei giovani, noi scolopi possiamo avvicinare i valori del Regno al mondo in cui viviamo.

Ecco perché la cura, il rafforzamento e l’arricchimento delle Scuole Pie è un “compito da svolgere per il Regno”, emozionante e necessario. E per questo motivo, discernere e curare adeguatamente i diversi modi di vivere il modo di vivere scolopico è anche un compito di cui siamo responsabili. Facciamolo bene, in fedeltà al nostro fondatore e a ciò che la Chiesa ci chiede oggi e a ciò di cui hanno bisogno oggi i bambini e i giovani al cui servizio ci dedichiamo.

  1. “Costruiamo, insieme a tante persone a noi vicine, una rinnovata offerta vocazionale scolopica“. Gli scolopi laici che vivono oggi tra noi e altre persone che si interrogano su questa possibile vocazione erano anch’essi giovani e si sono posti la domanda sulla volontà di Dio per la loro vita, come abbiamo fatto noi religiosi scolopi. Per questo è importante promuovere un programma pastorale che sia capace di suscitare domande nell’anima dei giovani, certi che la vocazione non si scopre e poi si vive. E’ il contrario. Si vive e quindi si scopre.

Se un giovane vuole scoprire ciò che Dio vuole da lui, deve vivere secondo ciò che sa che Dio vuole da lui. Non c’è altro modo. Il giovane che prega, che perdona, che lavora, che si forma, che condivide, che è felice di rendere felici gli altri, che si dona per i poveri, che lavora per gli altri, che non pensa a se stesso, questo giovane e questa giovane da soli scoprono ciò che Dio vuole da lui e gli dà un nome, lo definisce. E lo fa perché lo sta vivendo. Deve solo decidere come vuole vivere, per tutta la vita, quello che sta già vivendo. Costruiamo con i nostri giovani delle Scuole Pie più conviviali e missionarie.

Sono convinto che in molte delle nostre presenze e Demarcazioni esiste un contesto maturo perché le persone che vivono e crescono in mezzo a noi possano compiere passi concreti di dedizione vocazionale e possano essere accompagnate nel loro processo. Le nostre comunità religiose, così come le comunità della Fraternità, devono lavorare sulla propria maturità per proporre, all’interno dei processi pastorali e della Fraternità stessa, l’apertura a tutte le vocazioni scolopiche, cioè di nuovi religiosi scolopi ed anche di scolopi laici e laiche.

  1. “Ci sono dinamiche che accompagnano questo tipo di vocazione“. Permettono loro di essere considerati e li aiutano a svilupparsi progressivamente e a non distrarsi. Tutto ciò significa la promozione di una cultura vocazionale; lo sviluppo della formazione calasanziana dei giovani e degli educatori; la crescita e l’apprezzamento dello spirito di missione e della mentalità di appartenenza all’Ordine; l’ascolto attento e disponibile delle scoperte e delle preoccupazioni della gente; il sempre migliore posizionamento della Fraternità scolopica e dei laici nella vita e nella missione delle demarcazioni; i progetti della presenza scolopica in cui ogni vocazione e ogni comunità trova il suo spazio; i forum di riflessione e di discernimento, a livello di Demarcazione e di Ordine, progettati dalla partecipazione ordinata e sinodale delle persone corresponsabili, ecc. Tutte queste dinamiche, e alcune altre che tutti noi possiamo promuovere, ci aiuteranno senza dubbio nel cammino che stiamo intraprendendo.
  2. Una vocazione che possiamo promuovere“. Dopo l’esperienza che stiamo facendo, penso sia giunto il momento di considerare l’integrazione giuridica dei laici che stanno già vivendo l’integrazione carismatica in quelle Demarcazioni e Fraternità che hanno voglia di farlo. Dare alla luce una vocazione è sempre un’avventura. Ma è un’avventura del Vangelo. Come è logico, ci saranno vari modi per stabilire il legame giuridico di queste persone con la Provincia, e ci saranno vari aspetti da tenere in considerazione. Tra questi, ne cito alcuni: la disponibilità nei riguardi dell’Ordine, la vocazione comunitaria, uno stile di vita cristiano chiaro e coerente, il vivere il carisma calasanziano, la condivisione economica, la formazione comune, la preghiera e l’Eucaristia, ecc. La garanzia, se è possibile parlare in questo modo, della chiarezza dei legami che si stabiliscono, sarà data dal discernimento e dall’approvazione dell’Ordine.
  3. Vieni e seguimi“. La chiamata di Gesù, espressa in questa semplice, ma formidabile frase, è ancora aperta, ancora in corso. Gesù continua ad aspettare i seguaci del suo progetto, gli apostoli del suo Regno e i fratelli e le sorelle della comunità cristiana. L’Ordine si è sempre sentito corresponsabile di questa chiamata. Cerchiamo con entusiasmo, non per noi stessi, ma per il bene dei bambini e dei giovani, che il numero dei giovani che vogliono assumere pienamente la vocazione religiosa che il Calasanzio ha generato nella Chiesa continui ad aumentare. Ma, con analogo entusiasmo, cerchiamo di accompagnare le ricerche vocazionali, oneste e generose, di tante persone che, dalla loro condizione laica, vogliono incarnare anche, in modo definito e stabile, il carisma scolopico. Alcuni e altri, tutti, saranno coerenti solo se sono risposte al Signore che chiama, e se queste risposte si configurano attorno all’unico centro di ogni vocazione: Cristo Gesù, il Signore.

Ricevete un abbraccio fraterno.

Pedro Aguado Sch. P.

Padre Generale

 

[1]. WWW.SCOLOPI.ORG. Documenti del Seminario sullo Scolopio Laico.

[2] Is. 11, 1

[3] 44° Capitolo Generale delle Scuole Pie “I laici nelle Scuole Pie”, n. 23.