Il ministero scolopico, che il Calasanzio definisce necessarissimo, sarà il terzo nucleo importante su cui vogliamo lavorare nel prossimo Capitolo generale, insieme ai due che sono stati oggetto delle mie precedenti lettere fraterne (“la costruzione dell’Ordine” e “lo scolopio di cui abbiamo bisogno”) e il quarto al quale mi riferirò nella prossima Salutatio, a Dio piacendo (la centralità di Gesù Cristo). Nel Memoriale al cardinale Tonti il Calasanzio dice così: “Tra questi ministeri va compreso, per comune parere di tutti, così Ecclesiastici come Laici, così Principi come privati, come necessarissimo e forse il primo per la riforma dei costumi corrotti del secolo, quello dei Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie. E infatti dalla buona educazione dei giovanetti che dipende tutto il resto del bene o mal vivere degli uomini[1]”.

Ci sono vari punti di vista da cui possiamo avvicinarci alle chiavi del nostro ministero scolopico. Senza dubbio, il Capitolo generale avrà l’opportunità di approfondire la nostra comprensione di alcuni di essi. In questa breve riflessione, vorrei concentrarmi su tre aspetti che mi sembrano molto importanti.

Il primo è proprio l’aggettivo che il Calasanzio usa per indicare il nostro ministero: “necessarissimo”. Ho pensato molto a questa affermazione, e mi sembra che contenga un significato molto profondo.

Forse qualcuno potrebbe pensare che la missione educativa svolta dalle Scuole Pie abbia un senso fintanto che gli Stati non si assumono pienamente il dovere di garantire l’educazione alle giovani generazioni. Secondo questo parere, la proposta del Calasanzio nascerebbe con una “mentalità di sostituzione”, fino a quando altre istanze non assumeranno la sfida dell’educazione.

Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Né il Calasanzio, né molti altri fondatori e fondatrici di congregazioni religiose dedicate all’educazione hanno preso le loro decisioni sulla base di una mentalità di sostituzione. Al contrario. Volevano dare una risposta integrale a un bisogno integrale. Il nostro progetto educativo non cesserà mai di essere indispensabile, perché non sarà mai – né prima, né ora, né in futuro – pienamente assunto dagli Stati. Le Scuole Pie hanno qualcos’altro, e lo devono dare. Le Scuole Pie devono credere nel loro progetto e offrirlo senza dubbi e con convinzione, per il bene dei bambini e dei giovani. Per questo motivo, è fondamentale che tutti noi, che crediamo in questa proposta educativa, lavoriamo insieme. Solo così andrà avanti. Ci sono ancora molti bambini e adolescenti senza scuola e molti altri che hanno bisogno di una scuola che funzioni davvero come tale. E sarà sempre necessario avere una scuola che evangelizzi l’Educazione, che sia portatrice di Cristo, una scuola per i poveri, che abbia il profumo del Regno di Dio. Questo non è offerto da alcun curriculum ufficiale.  

Il Calasanzio ci ha insegnato a credere in ciò che siamo chiamati a dare. Credere non solo in modo teorico, ma anche in modo impegnato, come avviene con noi credenti. Credere in un modo che ci dia ciò in cui crediamo. Credere è lavorare per questo, per un audace progetto delle Scuole Pie. Senza temere le difficoltà che possono sorgere.

Credere nel proprio progetto, senza abbassarlo o dissolverlo nel mercato dell’educazione, per rispondere alle aspettative, e convocare tutti ad un progetto comune, portandolo fin dove è necessario.

Credere nel proprio progetto significa che – anche se dobbiamo saperci collocare in ogni contesto – non lo adattiamo alle esigenze, ma lo offriamo come qualcosa di prezioso, ma in modo tale da poterlo ricevere e accogliere. Lo offriamo come un servizio umile, ma con convinzione.

Perché crediamo, invitiamo a questo progetto. Il mondo, i bambini, i giovani hanno bisogno di educatori convinti, di religiosi scolopi, di pastori dediti, di genitori convinti. Convocare è un compito straordinario. Non è egocentrico. Non c’è niente di più impegnativo per gli esseri umani che chiamarli ad essere educatori. Non basta dare la vita per l’educazione, bisogna cercare altri che lo facciano dopo di noi. Questo è uno dei buoni insegnamenti del Calasanzio. 

A volte dà l’impressione che non abbiamo un progetto. O che ci limitiamo a soddisfare le richieste della legislazione di ogni paese. Ci sono persone nelle nostre istituzioni che pensano che quello che è nostro porti poche novità e che, se ce ne andiamo, non succede nulla. Al contrario, dobbiamo dire che lasciare una scuola è qualcosa che non possiamo permetterci di fare, o esserci dentro senza lavorare per il suo futuro, per la sua crescita, per il suo consolidamento.

C’è un secondo punto di vista a partire dal quale vorrei fare riferimento al nostro ministero, e non è altro che il contesto provocato da Papa Francesco quando ha invitato l’intera società a “Ricostruire il Patto Educativo Globale”.

Dal momento in cui il Papa ci ha chiamato a questa formidabile sfida, sto collaborando in alcune équipe di lavoro, soprattutto per il coordinamento delle risposte che possiamo dare alle varie congregazioni religiose che si dedicano all’educazione. Vorrei offrirvi una sintesi di ciò che è in gioco in questo tema del PATTO EDUCATIVO GLOBALE.

Come punto di partenza, il Papa pensa che dobbiamo “ricostruire” il patto educativo, perché ci sono fratture importanti che dobbiamo riconoscere e affrontare, soprattutto tre: tra la persona e Dio; delle relazioni umane nella loro diversità (il rapporto con chi è diverso da me) e della persona con la natura. Queste tre fratture possono essere superate solo attraverso l’educazione. Per questo è necessario un patto globale che si rivolga a loro e che ci permetta di lottare per un mondo diverso.

L’itinerario a partire dal quale si affronta questo lavoro di ricostruzione del PATTO EDUCATIVO GLOBALE comprende vari incontri e forum di riflessione, la definizione di alcuni nuclei centrali da cui articolare il processo del Patto, e alcune opzioni preferenziali da cui partire per avanzare. Tralascio il riferimento ai vari incontri, le cui informazioni sono pubbliche e disponibili a tutti, e mi riferisco ai nuclei e alle opzioni.

I quattro nuclei centrali a partire dai quali vogliamo lavorare sono stati chiariti: dignità e diritti umani; ecologia integrale dal punto di vista della Laudato Si’; pace e cittadinanza; solidarietà e sviluppo. Sono state inoltre chiarite le tre opzioni da cui promuovere l’intero processo in questi settori. Sono tre: mettere la persona al centro; promuovere tutti i processi che aiutano la persona a crescere; educare al servizio del bene comune di tutti gli esseri umani.

Penso che non siamo di fronte a una serie di eventi più o meno interessanti, ma a un formidabile processo per ripensare l’educazione e metterla al suo posto, come chiave per un mondo migliore, per una società più giusta e fraterna. Per noi scolopi, figli e figlie del fondatore della scuola popolare cristiana, è facile comprendere questo processo, perché ci lavoriamo da quattro secoli e perché sappiamo fin dall’inizio della nostra storia scolopica che “se infatti i fanciulli fin dai primi anni ricevono una seria formazione nella pietà e nelle lettere, è da sperare, senza alcun dubbio, che sarà felice tutto il corso della loro vita.[2], e che “la riforma degli Stati dipende dalla diligente educazione dell’età tenera[3]”. Per questo il nostro ministero è “necessarissimo[4]”. Il Calasanzio lo esprime in modo sublime in uno dei paragrafi più noti del suo Memoriale al Cardinale Tonti: “Meritevolissimo per il fatto di stabilire ed esercitare con ampiezza di carità, nella Chiesa, un efficacissimo rimedio preservativo e sanativo dal male, induttivo e illuminativo al bene di tutti i giovanetti d’ogni condizione, così come di tutti gli uomini che prima passano per quell’età, per mezzo delle lettere e dello spirito, dei costumi e delle creanze, del lume di Dio e del mondo…[5]”. 

Vorrei invitare tutti voi a partecipare a questa sfida proposta al mondo da Papa Francesco. Siamo attenti al processo e cerchiamo i modi migliori per partecipare a questo compito universale di ricostruzione del Patto Educativo Globale. Ci troviamo di fronte a una sfida già iniziata – profeticamente – dal Calasanzio, e nella quale oggi possiamo e dobbiamo continuare a dare il meglio di noi stessi. Sappiamo che la situazione attuale non è facile. Ma è per questo che è più urgente.

E il terzo aspetto da cui voglio affrontare la riflessione sul nostro ministero ha a che fare con alcuni impegni che l’Ordine ha assunto e che dobbiamo approfondire. Sono non pochi, ma mi riferirò solo a cinque di loro.

Il primo è quello di sostenere le nostre scuole. Dobbiamo essere realistici: abbiamo scuole in crisi. La pandemia COVID-19 ha causato una situazione in cui per alcune delle nostre scuole la sostenibilità non è garantita. Questa è la realtà. Ci aspetta una strada difficile, dovremo prendere decisioni difficili, per sostenere alcune delle nostre scuole fino a quando la situazione non migliorerà e potremo tornare allo stato pre-pandemico, se ci riusciremo. Dobbiamo parlarci chiaramente, ma dobbiamo anche essere incoraggiati a combattere, come Ordine, per le nostre Opere. Le cose non sono facili, soprattutto in alcuni contesti che hanno sofferto in gran misura a causa della pandemia, come le nostre province americane. Qualche mese fa non avrei nemmeno pensato a questo impegno per “sostenere le scuole”. Ma lo scenario che abbiamo ci obbliga a tenerne conto.

Un secondo impegno, entusiasmante, di cui tener conto in relazione al nostro ministero: il Processo sinodale e il Movimento Calasanzio. Il Sinodo scolopico che stiamo vivendo e il lavoro sostenuto per consolidare il Movimento Calasanzio nel gruppo delle Scuole Pie sta aprendo nuove “finestre di missione” e ci presenta nuove sfide. Sono sicuro che il nostro Capitolo generale, dove saranno presenti alcuni giovani durante gli ultimi giorni di lavoro, ci darà qualche indizio su tutto questo. Tra queste sfide, possiamo citarne alcune che appaiono già con forza: di quali scolopi hanno bisogno i giovani di oggi; quali proposte di corresponsabilità nella missione dobbiamo costruire con i giovani; quali testimonianze dobbiamo offrire loro; quale qualità nelle chiavi del Movimento Calasanzio dobbiamo garantire; quali dinamismi vocazionali dobbiamo promuovere; quali processi di fede possiamo e dobbiamo accompagnare, ecc.

Il terzo impegno ha a che fare con l’innovazione educativa nelle nostre piattaforme educative. A questo stiamo lavorando tutti. Voglio solo dare un nome alla principale preoccupazione che percepisco tra i responsabili del nostro ministero: l’innovazione, sì, ma da quello che siamo, dalla nostra identità. Questa è la sfida delle Scuole Pie. Siamo immersi in un processo di profonda innovazione. Siamo consapevoli che niente può essere lo stesso per molto tempo, e che dobbiamo saperci collocare nel mondo in cui viviamo e in quello che verrà. Sappiamo che la vera scuola è quella che prepara i suoi studenti a saper vivere in un mondo che non esiste ancora, ma che permette loro di poterlo creare e trasformare. Per questo crediamo nell’innovazione. Ma la vera innovazione, nella prospettiva di cui parliamo, può essere fatta solo sulla base della nostra identità, a cui non si può rinunciare, di ciò che siamo e determinare, con un certo discernimento, i vettori essenziali da cui vogliamo innovare la nostra scuola. Poi, una volta determinati i vettori del cambiamento, arriveranno i metodi e le risorse.

Il quarto impegno ci viene proposto direttamente dal processo del Patto Educativo Globale, e possiamo riassumerlo così: educare alla cittadinanza globale, con una forte ispirazione alle proposte dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. C’è persino un concetto che sta già cominciando ad essere coniato, ed è quello dell’eco-educazione. Le nostre scuole hanno un chiaro progetto educativo, basato sul Vangelo. Sappiamo quello che vogliamo. Lo facciamo sapere. Cerchiamo di fare in modo che le sue chiavi permeino il lavoro quotidiano degli educatori. Cerchiamo di farlo sapere alle famiglie. Lo trasformiamo in proposte educative impegnative per i nostri studenti, e cerchiamo di accompagnare adeguatamente il loro processo di crescita integrale come persone. Ebbene, a questa necessità di avere un progetto chiaro, assunto e condiviso, dobbiamo aggiungere oggi una certezza molto chiara: tra gli assi di questo progetto deve esserci la sfida di educare ad una cittadinanza globale e nella consapevolezza dell’importanza dell’ecologia integrale. Questo impegno deve essere l’asse centrale del nostro progetto, se vogliamo essere fedeli a ciò che la Chiesa ci propone e a ciò di cui il nostro mondo ha bisogno: giovani impegnati a costruire un mondo migliore, per se stessi e per le generazioni future.

E il quinto impegno a cui voglio riferirmi è profondamente calasanziano, e il nostro Santo Fondatore lo ha lasciato scritto nelle sue Costituzioni: svolgere con diligenza la nostra missione. Il testo del Calasanzio è molto bello: “Il nostro Istituto, se sarà esercitato con la necessaria diligenza, come si è fatto finora, sarà richiesto anche in seguito con grandi insistenze da molte città, borgate e paesi[6]. Il nostro ministero deve essere vissuto in questo modo: con diligenza e attenzione quotidiana. Classe a classe, riunione a riunione, progetto a progetto, studente a studente, giorno per giorno, tutti i giorni. Solo così viviamo la vocazione scolopica nella fedeltà. È bene ricordarlo di tanto in tanto. Per noi non c’è qualità senza dedizione.

Ricevete un abbraccio fraterno.

Pedro Aguado Sch. P.

Padre Generale


 

 

[1] San Giuseppe Calasanzio. Memoriale al cardinale Tonti. Trascrizione “Tosti-De Marco”.

[2] San Giuseppe Calasanzio. Costituzioni della Congregazione Paolina, 2.

[3] San Giuseppe Calasanzio. Costituzioni della Congregazione Paolina, 175.

[4] San Giuseppe Calasanzio. Memoriale al cardinale Tonti. Trascrizione “Tosti-De Marco”.

[5] San Giuseppe Calasanzio. Memoriale al cardinale Tonti. Trascrizione “Tosti-De Marco”.

[6] San Giuseppe Calasanzio. Costituzioni della Congregazione Paolina, 175.