In questa prima Pasqua universitaria, abbiamo avuto la partecipazione di 17 giovani universitari e 19 scolopi (un sacerdote scolopio, 7 religiosi di voti semplici, 4 pre-novizi e 7 postulanti). Questa ricca esperienza si è svolta a Samigaluh, un pittoresco quartiere di Kulon Progo, a ovest di Yogyakarta, in Indonesia, a due ore di distanza dalla nostra Comunità.
La nostra fede è un viaggio di pellegrinaggio, una chiamata continua a incontrare il Risorto in ogni angolo della nostra esistenza. Immersi nel silenzio e nella semplicità di questo ambiente rurale, abbiamo avuto l’opportunità di vivere un’intensa esperienza di vita e di fede, che ci ha permesso di approfondire la nostra comprensione del mistero della Pasqua. Questo contesto naturale e spirituale ci ha fornito uno spazio per riflettere e meditare sul significato del Pellegrinaggio della Speranza verso il Risorto.
L’invito a “non balconare” ci sfida a impegnarci pienamente nella vita. Questo approccio richiede non solo una fortunata audacia, ma anche una tenace pazienza, virtù essenziali per percorrere il cammino della fede. Come indicato in Spes non Confundit, “questo intreccio di speranza e pazienza mostra chiaramente come la vita cristiana sia un cammino, che ha bisogno anche di momenti forti per nutrire e rafforzare la speranza, la compagna insostituibile che ci permette di intravedere la meta: l’incontro con il Signore Gesù” (5). Solo vivendo con il cuore saremo in grado di rispondere a questo invito.
I momenti di preghiera, il silenzio, le visite agli anziani e agli ammalati e le celebrazioni liturgiche del Triduo Pasquale sono state esperienze profonde che hanno rafforzato la speranza dei nostri giovani pellegrini. Ogni celebrazione, ogni canto, ogni gesto ci ha portato un passo più vicino all’essenza della vita cristiana: l’incontro trasformante con il Signore della VITA.
Al termine di questa esperienza, portiamo con noi la certezza che il viaggio della fede è un viaggio condiviso, un viaggio che ci invita a vivere intensamente alla ricerca di Dio. I nostri giovani lo sanno perché lo hanno visto e vissuto. In questi giorni hanno potuto intravedere la dolcezza dell’incontro con il Signore nella comunità. E per i fratelli scolopi, tutto questo è stato un’opportunità per crescere nella fede e allo stesso tempo per crescere nell’identità scolopica.
Concludiamo questa semplice condivisione con questa citazione di Isaia: “Ecco, c’è qualcosa di nuovo; sta nascendo, non ve ne accorgete?” Che questa esperienza ci aiuti ad essere agenti di incontro tra Dio e i giovani. Che possiamo essere una famiglia, una casa dove la vita è nutrita e la fede è alimentata.
Gregorio di Cristo Crocifisso