Inizia l’Incontro Internazionale sulla Tutela dell’Ordine delle Scuole Pie

In questi giorni, a Madrid, si ritrovano circa quaranta referenti del dipartimento di Tutela provenienti da tutte le Demarcazioni dell’Ordine, per un incontro internazionale sulla Tutela, con il motto: Ascoltiamo, Preveniamo, Ci prendiamo cura.

L’obiettivo è porre le basi di una cultura dell’Ordine orientata a superare risposte improvvisate o individuali, per costruire «qualcosa di più profondo: un modo di lavorare e di vivere insieme che sia condiviso nella responsabilità, strutturato nella prassi e sostenuto dall’impegno».

In questo primo giorno si sono svolte le presentazioni dei partecipanti. Il P. Jorge Iván Ruiz, Provinciale di Betania, che ospita l’incontro, ha rivolto il saluto di benvenuto. Il Padre Generale Carles Gil ha offerto parole di incoraggiamento e il P. József Urbán, coordinatore dell’Equipe di Tutela, ha introdotto i lavori della giornata.

Il P. Carles Gil ha proposto alcune chiavi che saranno approfondite lungo la settimana ed ha esplicitato le linee portanti dell’Ordine in questo ambito. Ha esortato i presenti a lavorare per costruire una cultura della tutela «insieme». Non basta parlare di «spazi sicuri», ma «dobbiamo costruire ambienti in cui le persone possano crescere integralmente, con identità scolopica». Non è solo un’esigenza di giustizia: «è condizione per poter svolgere la nostra missione». In questo senso, la tutela non può essere considerata un onere amministrativo, «ma una dimensione essenziale della nostra vocazione scolopica», e una responsabilità che ci lega tutti, dalla quale nessuno può essere escluso.

L’umiltà è dunque la parola chiave. Come indica il Padre Generale, «non siamo una comunità di santi, ma di uomini e donne che vogliono seguire Cristo nella verità». Per questo ciò che tocca la società «tocca anche noi». Non si tratta di guardare indietro con paura, «ma di guardare avanti con responsabilità», ha spiegato nel suo intervento. «La trasparenza non ci distrugge, ma ci purifica».

Il P. József Urbán, coordinatore dell’Equipe di Tutela dell’Ordine, ha insistito nella sua presentazione che la tutela non è una questione di procedure o metodi, «ma di cultura: di come abitiamo la nostra missione, di come viviamo insieme, di come ci relazioniamo con le persone che ci sono affidate». Ha quindi richiamato il cambio di paradigma: nelle situazioni di vulnerabilità non si tratta di cercare colpevoli, ma di affrontarle a partire dalla nostra responsabilità di educatori scolopi. «Questo è ciò che significa tutela per noi: educare come atto di giustizia e di amore, proteggere come atto di fede e di speranza», ha spiegato. Ha inquadrato l’incontro attorno a tre assi: «non solo comprendere la vulnerabilità, ma trasformare la cultura che la produce; non solo reagire al danno, ma coltivare la responsabilità; e non solo evitare il fallimento, ma costruire fiducia».

Nel corso della mattinata, Mayra Medina, membro dell’Equipe generale dell’Ordine per la Tutela, ha presentato il Documento Quadro dell’Ordine e ha offerto il contesto storico scolopico, condividendo anche le prime piste di lavoro attorno alla Tutela. Nel pomeriggio, attraverso dinamiche di gruppo, i partecipanti hanno potuto condividere la situazione delle rispettive realtà e iniziare a prioritizzare linee comuni nelle diverse sensibilità.