Padre Antoine Thierry Edang vive e lavora nel collegio degli scolopi di Krems. E’ sacerdote scolopio, impegnato nell’educazione e nella cura dei bambini e degli adolescenti. Nel “Campus Ministry Krems” celebra e si occupa della pastorale. In un’intervista parla dell’Ordine, delle attuali restrizioni imposte dal COVID-19 e del perché è diventato scolopio.

Quale è la particolarità di noi scolopi?

Padre Antoine Thierry: Il comandamento dell’amore, applicato universalmente ad ogni cristiano, è vissuto nella Chiesa in modo diverso, secondo la chiamata riovolta dallo Spirito Santo. Noi scolopi, lo viviamo in un modo che ci unisce come fratelli per un ministero specifico di evangelizzazione dei bambini e dei giovani, senza dimenticare il contesto naturale e permanente in cui vivono, le loro famiglie. Allora la particolarità dello scolopio è vedere e riconoscere Gesù Cristo nei bambini poveri e consacrare la nostra vita al loro servizio.

Attualmente siamo limitati nella nostra vita quotidiana dalle misure adottate dal governo federale austriaco. Come svolgi la tua vita quotidiana? Cosa fai?

Penso che non solo in Austria ma in tutto il mondo si vive questa situazione. È davvero una situazione non comune e scomoda. È un momento di crisi, ma dobbiamo prima di tutto accettare e capire l’esclusività della situazione. Infatti la crisi, secondo la sua radice ebraica, può significare opportunità, creatività.  Significa che nella mia vita quotidiana ho due attività principali: pregare e lavorare (ora et labora). Assomiglia molto allo stile di vita monastico. Ho avuto questa esperienza durante il mio noviziato. Questo periodo di confinamento è un’opportunità per pensare, riscoprire, per realizzare il mio rapporto con Dio e con gli altri.

Non manca molto tempo alla Pasqua. La Quaresima è importante per te?

Penso che il periodo quaresimale, che ci porta alla celebrazione della Santa Pasqua, sia per me e per la Chiesa un tempo liturgico molto prezioso e importante. Mentre la Chiesa attende l’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nelle opere caritative, intensifica il suo cammino di purificazione dello spirito, per attingere più abbondantemente dal Mistero della Redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr. Prefazio I di Quaresima). La Quaresima è per me un momento di spiritualità in cui ho bisogno di uscire dal mondo virtuale e superficiale per unirmi profondamente allo Spirito vivendo per e con quello stesso Spirito di Dio. La Quaresima mi porta a un incontro particolarmente intenso con il Signore, chiamandomi a ripercorrere i passi dell’iniziazione cristiana.

Come e dove preghi?

Gli scolopi sono uomini di preghiera. Preghiamo con il Breviario.  Celebriamo la messa nella nostra cappella e nella nostra chiesa. Questo riguarda la dimensione della preghiera comunitaria. Ma ogni persona ha un momento specifico di preghiera personale. Noi consacriamo in modo speciale la nostra preghiera sotto la protezione e per intercessione della Beata Vergine Maria Madre di Dio e Madre delle Scuole Pie. Radichiamo anche la nostra spiritualità in Cristo Crocifisso: “I nostri religiosi pertanto con grande silenzio e raccoglimento del corpo e dello spirito, in ginocchio o in altra decente posizione, si sforzino di conoscere e imitare, secondo l’esempio di S. Paolo, Cristo crocifisso e le sue virtù e ricordarsene frequentemente durante il giorno.” (San Giuseppe Calasanzio, Costituzioni N. 44).

Perché sei diventato scolopio?

È importante per me dire che volevo prima di tutto essere un maestro. Crescendo in un contesto religioso e studiando in una scuola cattolica sono stato toccato dal messaggio del Vangelo. Una volta uno dei miei maestri mi disse che Gesù era un pedagogo, un educatore: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnava nelle sinagoghe, annunziava il Regno di Dio e guariva tutte le malattie e le infermità della gente”. Da quel giorno ho voluto essere un maestro come Gesù. L’immagine migliore di quel maestro per me era quella di un prete. Finalmente andai a leggere la vita del  Calasanzio e scoprii che era possibile essere religioso, educatore e sacerdote. Così accettai liberamente e con gioia di seguire il processo di formazione scolopica. E oggi sono uno scolopio felice di esserlo.

Cosa vuoi dare ai bambini e ai loro genitori nelle Scuole Pie?

Voglio che sappiano che l’educazione che ha spinto il Calasanzio ad agire ha uno scopo: rendere i bambini capaci di crescere integralmente, in modo che possano trasformare il mondo. Forse suona un po’ forte, ma questa è l’intuizione del Calasanzio e, quindi, è la questione essenziale che i bambini devono scoprire e incarnare nel loro processo educativo: Con gli scolopi, i bambini sono capaci di rendere il mondo differente.

Cosa desideri per gli scolopi?

Desidero che gli scolopi siano e rimangano discepoli e testimoni di Gesù sulle orme del nostro Fondatore Giuseppe Calasanzio. E che prestino costantemente attenzione alla voce di Dio, come dice il Calasanzio: “La voce di Dio è la voce dello Spirito, che va e viene, tocca il cuore e passa; non sappiamo da dove viene e quando soffia; per questo è importante essere sempre vigili, affinché non arrivi all’improvviso e non passi senza risultato” Desidero che lo scolopio ‘riparta’ sempre di nuovo da Cristo; partendo dalle sue domande, dai suoi inviti, e da lì cammini sulle orme di Gesù.

 

P. Antoine Thierry Edang Sch. P.