Così inizia il terzo capitolo delle nostre Costituzioni, dedicato alla vita comunitaria scolopica. Inizia così la seconda “chiave di vita” del nostro 48° Capitolo Generale, che propone di “rivitalizzare la nostra vita comunitaria e di curare in modo speciale gli aspetti centrali sottolineati dalle nostre Costituzioni“.

Vorrei dedicare i prossimi minuti a condividere con tutti voi alcuni aspetti del nostro Capitolo Generale che considero particolarmente significativi, nella speranza di contribuire al processo di accoglienza del Capitolo in cui siamo tutti coinvolti. Cercherò di farlo da un punto di vista molto concreto: quali sono i punti di attenzione che il nostro Capitolo ci propone in ciascuno degli ambiti della nostra vita e missione. Cominciamo con la comunità.

Cercherò di organizzare la mia riflessione a partire da tre punti di vista complementari: alcuni processi trasversali proposti dal Capitolo, alcune opzioni concrete di rinnovamento e, tra queste, alcune che possono essere particolarmente nuove e impegnative. Iniziamo.

I-Le dinamiche trasversali sono molto importanti. Sono capaci di illuminare tutte le aree della nostra vita e offrire suggerimenti per rinnovarsi in tutte. Ne ho scelte quattro, che il Capitolo Generale sottolinea in modo speciale nell’area della Vita Comunitaria, ma che, per la loro stessa natura trasversale, riguardano ed energizzano ognuna delle Chiavi di Vita delle Scuole Pie. Ce ne sono certamente altre, ma le lasceremo per un’altra volta.

a. Prima di tutto, vorrei affrontare la questione dei processi di apprendimento, dei percorsi e delle vie di apprendimento, che il nostro Capitolo chiama “imparare ad imparare”. Penso che questo sia un campanello d’allarme molto significativo per noi educatori. Sappiamo che lo sviluppo delle persone, la formazione delle scelte, le trasformazioni e i cambiamenti non avvengono dall’oggi al domani. Il tempo è necessario, ma un tempo “attivo”, un tempo curato e pieno di significato, un tempo che diventa un processo, un itinerario e una dinamica di apprendimento.

Il nostro Capitolo Generale ci invita a “scegliere di imparare a vivere in comunità“, attraverso processi formativi e itinerari che ci aiutano a farlo. Ci invita anche a “disimparare“, perché ci possono essere dinamiche tra di noi che non sono utili e consolidate, ed è bene che possiamo identificarle e ridefinirle.

b. In secondo luogo, vorrei fare riferimento alle Costituzioni. Il nostro “testo base” è citato in ognuna delle nostre Chiavi della Vita, e questo è molto significativo per noi. Quando si parla di Vita Comunitaria, ciò che il Capitolo dice è “rinnovare la nostra vita comunitaria e curare in modo speciale gli aspetti centrali sottolineati dalle nostre Costituzioni”. Cosa ci chiedono le Costituzioni oggi, in modo speciale, di fronte alla sfida di rinnovare la nostra vita comunitaria?

Solo come esempio, vorrei esaminare il numero 28, che dice che “accettiamo con tutto il cuore gli altri come sono, e li aiutiamo attivamente a maturare nelle loro capacità e a crescere nell’amore“. È interessante leggere questa proposta oggi, dal punto di vista delle nostre comunità interculturali, intergenerazionali e anche intervocazionali[1]. C’è molto lavoro da compiere.

c. Faccio una terza considerazione, legata a due apprendimenti particolarmente evidenziati durante il Capitolo: l’accompagnamento e il discernimento comunitario. Il nostro Capitolo ci sfida in due aree particolarmente significative, dove credo che abbiamo molto da imparare e su cui riflettere. Una è la capacità delle nostre comunità di accompagnare la vita e il processo vocazionale dei religiosi, e il desiderio e l’apertura dei religiosi di essere veramente accompagnati. Entrambi sono una sfida, perché entrambi richiedono trasparenza, desiderio di condividere, dedizione di tempo e dinamiche comunitarie che lo rendono possibile. Credo che più di un problema personale sarebbe stato risolto bene – e in tempo – se questa proposta di capitolo fosse vissuta in modo più reale e frequente tra noi.

Il discernimento comunitario è senza dubbio uno degli elementi più fondamentali che dobbiamo affrontare. Cercherò di dedicare qualche lettera fraterna a questo argomento. Per ora, basta evidenziare la sfida, come ha fatto il Capitolo, e farlo nei termini in cui dobbiamo farlo: dobbiamo imparare.

In questo periodo pasquale leggiamo gli Atti degli Apostoli. In quei primi momenti della Chiesa, il discernimento comunitario alla luce dello Spirito, per cercare la volontà di Dio, fu ciò che li aiutò a cercare nuove risposte a nuove situazioni e a superare vecchi attaccamenti che non avevano senso dall’esperienza sorgente della Pasqua del Signore. Anche noi ci troviamo in una nuova situazione e abbiamo bisogno di processi di discernimento per trovare le opzioni migliori. Il nostro Capitolo Generale ce lo propone con insistenza.

d. La quarta chiave trasversale che vorrei evidenziare ha un nome molto specifico: l’Eucaristia. Un Capitolo Generale che propone con insistenza che c’è un solo centro (Cristo Signore) e che ci ricorda chiaramente che lo spazio privilegiato per vivere e condividere questo centro è l’Eucaristia, non poteva non ispirarci modi di viverla con sempre maggiore autenticità. Mi basta ricordare questa affermazione del capitolo: “La celebrazione dell’Eucaristia è per noi un itinerario di vita, incorporando al nostro stile di vita ciò che celebriamo ritualmente: accoglienza, perdono, ascolto della Parola, offerta dei nostri doni, vita donata, ringraziamento e invio in missione[2] “.

II-Il Capitolo Generale propone alcune “opzioni per il rinnovamento della nostra vita comunitaria” molto concrete ed esigenti. Ne evidenzierò alcune, tutte tratte dalle Linee d’azione generali approvate dall’Assemblea capitolare. Non cerco di svilupparle, desidero solo aiutarci ad avvicinarle. Ne cito quattro[3] .

  1. Ci sono alcune opzioni che sono considerate dal Capitolo come “particolarmente urgenti“. Sono le seguenti: comunità aperte e accoglienti; comunità che sono “scuole di preghiera”; comunità che si impegnano alla costruzione di un nuovo soggetto scolopico formato da religiosi e laici; comunità che curano e accompagnano il processo vocazionale di ogni scolopio, religioso o laico. È interessante che queste quattro opzioni siano dette “urgenti”. Le quattro sono espresse con una sfumatura di attività, di processo, di cambiamento: essere scuola, accogliere, costruire, accompagnare, curare… È molto suggestivo leggere queste proposte di ciascuna delle nostre comunità, come una chiamata istituzionale -questo è quello che sono- alla nostra conversione.
  2. L’accettazione nelle nostre comunità della chiamata ecclesiale alla sinodalità si esprime soprattutto in due momenti particolarmente sottolineati dal Capitolo: l’Eucaristia e l’incontro comunitario. È molto chiaro, fratelli.
  3. Emerge chiaramente il ruolo del superiore locale e il suo servizio di guida pastorale. Penso che in questo sessennio dobbiamo fare progressi su questo tema, basandoci su proposte di formazione semplici ma efficaci, e su dinamiche che lo rendano possibile.
  4. Sarebbe molto utile se potessimo fare progressi nelle dinamiche dei progetti (personali, comunitari e di presenza). Sia chiaro che, se sappiamo lavorare su questo tema, e se sappiamo combinare bene queste tre realtà, otterremo buoni risultati. Ma non perdiamo di vista il fatto che il Capitolo propone di vivere di tutti e tre e di avanzare in tutti e tre. Sono diversi, ma complementari. A poco a poco.

III-Ci sono alcune proposte abbastanza nuove, che potrebbero anche sorprenderci. È bene accoglierle in questa prospettiva. Forse alcune di esse possono essere una di quelle “sorprese dello Spirito”. Mi concentrerò su quattro.

  1. Che le comunità scolopiche siano responsabili della pastorale vocazionale[4] . Nel corso degli anni abbiamo insistito di avere in ogni Provincia un responsabile della Pastorale Vocazionale, e anche di fare in modo che tutti i religiosi si sentano responsabili della Pastorale Vocazionale. Ma forse ci è sfuggita questa proposta: che le comunità siano – e si sentano – responsabili della Pastorale Vocazionale. Penso che stiamo affrontando una sfida interessante e molto impegnativa, e che può aiutare molto nelle dinamiche delle nostre comunità. E in molti ambiti: preghiera comunitaria, testimonianza evangelica, accoglienza, interesse, inserimento del tema nel progetto comunitario, formazione, sostegno al responsabile, ecc.
  2. Che le comunità siano “scuole di vita comunitaria“. Questo si dice espressamente delle case di formazione[5] , ma credo che dobbiamo applicarlo a tutte le comunità, altrimenti corriamo il rischio che ciò che si impara nelle case di formazione – se davvero sono scuole di vita comunitaria – venga dimenticato negli anni, per mancanza di pratica, rinforzo o coerenza.
  3. La “comunità cristiana scolopica“. Appare in quasi tutte le “Chiavi di Vita” approvate dal Capitolo Generale. Non c’è dubbio che siamo di fronte a una realtà che non solo è venuta per restare (Regola 103), ma per crescere e rinnovare la nostra vita e missione. Tra l’altro, le comunità cristiane scolopiche aiutano a situare la comunità religiosa nella presenza scolopica nel suo insieme, che è una delle maggiori necessità che abbiamo.
  4. Le “comunità di comunione“. Senza dubbio esistono già tra noi, ma il Capitolo ha dato loro un nome. Oltre a quello che viviamo nella comunità religiosa di cui facciamo parte, il Capitolo riconosce che i religiosi hanno bisogno di potersi incontrare ad altri livelli, “con fratelli con i quali possono condividere la loro vita e la loro vocazione in modi nuovi e creativi[6]“.

Concludo con un invito. La comunità è il nostro modo di vivere, lo spazio naturale in cui viviamo, cresciamo, lavoriamo e preghiamo. È forse una delle testimonianze di cui i giovani d’oggi hanno più bisogno e che cercano. Ed è anche una delle nostre nostalgie, e la esprimiamo frequentemente nei nostri Capitoli e nelle nostre Assemblee. Forse è arrivato il momento di fare dei passi, tanto umili quanto convinti, tanto semplici quanto certi, per avvicinarsi all’ideale che cerchiamo. E il modo è senza dubbio attraverso scelte, impegni e rischi. Viviamolo con gioia.

Un abbraccio fraterno.

P. Pedro Aguado Sch. P.

Padre Generale


[1] 48CG. “Sotto la guida dello Spirito Santo”. Nucleo di configurazione “Sulle orme di Gesù”, n. 5.

[2] 48CG. “Sotto la guida dello Spirito Santo”. Nucleo di configurazione “Sulle orme di Gesù”, n.11.

[3] 48CG. “Sotto la guida dello Spirito Santo”. Chiave della vita sulla vita comunitaria. Linee d’azione.

[4] 48CG. “Sotto la guida dello Spirito Santo”. 7° Chiave di vita: “La pastorale vocazionale”, 2a tesi.

[5] 48CG. “Sotto la guida dello Spirito Santo”. 8a chiave della vita: “Formazione iniziale”, 5a linea d’azione.

[6] 48CG. “Sotto la guida dello Spirito Santo”. 2a chiave della vita: la vita comunitaria. Linea d’azione n.7