Nei prossimi mesi riceveremo, a poco a poco, varie informazioni e materiali relativi al Capitolo Generale dell’Ordine, tenutosi recentemente in Messico. Vorrei dedicare questa lettera fraterna a condividere con tutti voi alcune prime impressioni, forse sotto forma di una “enumerazione disordinata” di idee, opzioni e decisioni. Eccola.

Il dono essenziale dello Spirito è Gesù Cristo. Il Capitolo è stato convocato sotto un motto molto impegnativo e stimolante: “Sotto la guida dello Spirito Santo“. La nostra assemblea ci ha sfidato con chiarezza e profezia: siamo chiamati a camminare partendo da un unico centro, Cristo Gesù, il Signore. Siamo invitati a seguirlo giorno per giorno e a modellare la nostra vita a partire da Lui, in un processo permanente di identità vocazionale scolopica. Ne siamo profondamente grati e desideriamo dirigere a tutte le Scuole Pie un rinnovato appello ad essere testimoni del Signore, sperando di essere credibili, perché ciò che annunciamo lo viviamo con semplice e crescente autenticità.

Rinnovare i nostri impegni calasanziani. Il nostro Capitolo Generale ha sottolineato con forza l’importanza di andare avanti sulla base di Chiavi di Vita consolidate, ma che richiedono nuove risposte e offrono nuove sfumature. Tra queste: continuare a costruire le Scuole Pie, che sono uno strumento del Regno; curare con  fedeltà la vocazione ricevuta, per diventare gli scolopi  di cui hanno bisogno i bambini e i giovani; nutrire il nostro invio in missione, per incarnare un ministero sempre più necessario, affinché il nostro modo di servire i bambini e i giovani cresca in identità e in capacità di nuove risposte; una Pastorale Vocazionale basata sulla preghiera, sulla testimonianza e su un impegno sempre più attivo nel proporre, accompagnare e accogliere; una Formazione Iniziale intesa in modo integrale, capace di accompagnare tutte le dimensioni della nostra vocazione; una Vita Comunitaria intesa come sequela del Signore e testimonianza umile della sua centralità; una comprensione della nostra vita che sia un processo di fedeltà crescente, essendo questa la chiave della nostra Formazione Permanente: il processo; una dinamica di Partecipazione basata sulla costruzione condivisa di una Comunità cristiana scolopica in cui le diverse vocazioni si incontrano, ecc.

Camminare lungo sentieri rinnovati. Sono apparse nuove Chiavi di Vita, che portano sfide e provocazioni, e che diventano chiamate che richiedono nuovi passi da parte nostra. Accettiamo la chiamata alla sinodalità quale cammino di ascolto, accompagnamento, discernimento e corresponsabilità; percepiamo la nostra crescente interculturalità come una sfida di comunione sulla base della diversità e di inculturazione partendo dal Vangelo; assumiamo la sfida della sostenibilità integrale delle Scuole Pie, implorando dallo Spirito la stessa pazienza e lo stesso ardimento da cui le fondò il Calasanzio.

Ci sentiamo fortemente inviati alla Missione. Comprendiamo bene la visione del Calasanzio, che sulla base di  una comprensione integrale della vita scolopica insisteva sul fatto che l’esercizio del proprio ministero è un cammino di realizzazione. Abbiamo ricevuto l’impegnativa chiamata a camminare con i giovani per costruire insieme cammini di evangelizzazione per i bambini, i giovani e le famiglie che vivono tra noi. Partiamo dal presupposto che la promozione dell’identità calasanziana di tutte le nostre piattaforme di missione deve essere sempre un compito da promuovere, e sempre in modo condiviso con tutte le persone che sono corresponsabili della missione scolopica. E abbiamo riaffermato la chiamata alla missione tra i poveri, da parte delle Scuole Pie in uscita e missionaria. 

Una nuova “fotografia” delle Scuole Pie: lo Spirito ci incoraggia a guardare la nostra realtà in modo rinnovato. La “foto” era diversa: i religiosi capitolari, il Consiglio di Fraternità e i giovani con i quali camminiamo e con i quali condividiamo profondamente la Missione. È bene capire che è così perché lo Spirito ci ha chiamati insieme. E accogliamo la novità di questa esperienza come un dono che dobbiamo curare e rafforzare. Vogliamo che l’Ordine e la Fraternità camminino insieme in tutte le dinamiche dalle quali costruiamo il sogno del Calasanzio. Vogliamo che i giovani siano presenti nella vita reale delle Scuole Pie e che ci aiutino a non credere che abbiamo già dato tutte le risposte di cui hanno bisogno. Vogliamo che le persone che condividono vocazionalmente la missione scolopica siano parte – reale – del nuovo quadro. E vogliamo che questo sia il nostro modo di vivere e lavorare in tutte le nostre presenze.

Alcune decisioni e cambiamenti che sono incorporati nella nostra legislazione nazionale. Tra questi: la sfida della protezione dei minori e la lotta contro l’abuso sessuale, l’abuso di coscienza e l’abuso di potere; la dignità della donna; la lotta contro il clericalismo; l’accompagnamento integrale dei giovani sacerdoti; le chiavi di una formazione iniziale rinnovata; lo sviluppo del modello della presenza scolopica; la promozione del Direttorio di Partecipazione; il valore delle comunità condivise tra religiosi e laici; i ministeri scolopici; lo sviluppo sistematico della Pastorale Vocazionale; una maggiore agilità e pluralità nella configurazione delle Congregazioni provinciali; l’importanza della comunicazione, ecc. Ognuno di questi cambiamenti ha bisogno di una presentazione adeguata, senza dubbio; il momento verrà. 

Lo Spirito ci ha anche lasciato delle preoccupazioni alle quali dobbiamo cercare di rispondere. Vogliamo preoccuparci dell’opzione per i poveri, che fu ciò che spinse il Calasanzio a generare l’Ordine; vogliamo che la sfida di un’autentica esperienza scolopica, intessuta di preghiera, lavoro e comunità, sia sempre presente nei nostri sforzi; vogliamo che la nostra lotta contro il clericalismo e la mondanità sia reale e impegnata; vogliamo che le Scuole Pie siano piene di attenzione per gli ultimi e per i vulnerabili, e sempre dalla parte di coloro che soffrono; vogliamo che le chiamate che riceviamo dalla nostra Chiesa risuonino come inviti alla conversione e all’impegno; vogliamo, in breve, vivere la vocazione che abbiamo ricevuto come un’offerta al Dio delle chiamate.

Camminare con i giovani: Il Capitolo ci invita a condividere sogni; a costruire insieme; ad accompagnare nella verità; a vivere la nostra fede in profonda apertura e comunione; a promuovere con loro nuove missioni; a fare un cammino sinodale; a lasciare che il Calasanzio trasformi loro e noi, ecc. Il Capitolo ci invita a farlo perché l’ha vissuto e sperimentato. Vogliamo accogliere le tre grida pronunciate nel 48CG dal gruppo di giovani, che hanno affermato queste tre convinzioni ispirate dal Calasanzio e dall’esperienza vissuta: essere più missionari; vivere le realtà dei giovani promuovendo la loro utopia e i loro progetti, discernendo le loro necessità in un accompagnamento generoso; ripensare come si vive lo sfondo di ogni approccio pastorale: Gesù Cristo. Viviamo veramente di Cristo.

Lo Spirito non può essere controllato. Possiamo provare a nominare le sue ispirazioni, ma altre appariranno. Appariranno nei prossimi mesi e anni, nei processi di accoglienza del Capitolo, nei processi del cammino sinodale, nei processi capitolari delle Province, negli incontri fraterni, persino, si spera, negli incontri della Congregazione Generale. Un capitolo non è un evento isolato, ma un processo di discernimento e di vita.

Sono consapevole che ognuna di queste opzioni e decisioni ha bisogno di essere presentata più ampiamente e accuratamente per essere ben compresa e accolta all’interno delle Scuole Pie. Alcune di esse saranno oggetto di studio in future salutatio. Per il momento, ho voluto offrirvi una prima presentazione, molto sintetica, che può aiutare a iniziare il processo di ricezione del Capitolo, che sarà lungo e attivo. Per aiutare in questo processo, vorrei riaffermare tre dinamiche che credo aiutino nel processo di ricezione del capitolo:

Ricevere il Capitolo con un atteggiamento centrale, con una convinzione che ci colloca chiaramente nel momento presente dell’Ordine. E questo atteggiamento non è altro che cercare di vivere e camminare mettendo Gesù nel centro della nostra vita, della nostra missione e delle nostre opzioni. Solo così potremo accogliere questo Capitolo come un invito a “costruire Scuole Pie“.  Questo modo di situarci ci aiuta a comprenderci come persone impegnate in modo corresponsabile nella costruzione di un Ordine più vivo, più missionario, più fedele e capace di nuove risposte. Questo impegna noi tutti. Invitiamo i giovani a non ripetere i nostri modelli, ma a costruire con noi contribuendo con la loro sensibilità. Proponiamo una formazione iniziale che cerca una vita consacrata più significativa, non una vita senza orizzonti. Lavoriamo con e per i laici, non perché siano nostri collaboratori, ma perché costruiscano con noi, corresponsabilmente, secondo la propria vocazione. Tutto questo ci aiuta a capire noi stessi come umili operai in questo raccolto fertilissimo, che appartiene a tutti. Lavoriamo per vocazione. 

Purificare i nostri rischi e cogliere le nostre opportunità. Di fronte al Capitolo, tutti abbiamo rischi e opportunità. I rischi devono essere superati, le opportunità afferrate. Tra i primi, eccone alcuni: la tentazione dell’indifferenza (questo non fa per me, non ha niente a che vedere con la mia vita quotidiana e i miei bisogni), della generalizzazione “più scartoffie, come al solito”, della semplificazione (quello che conta dei Capitoli sono le elezioni, il resto resta sugli scaffali), della manipolazione (portare l’acqua al nostro mulino, invece di pensare a ciò che devo cambiare in me), del provincialismo (vediamo cosa possiamo ottenere da questo capitolo nella nostra Provincia, invece di pensare a cosa siamo chiamati, come Provincia, da questo capitolo), dell’ ignoranza (non mi preoccupo nemmeno di leggere, perché so già tutto e ho altre cose più importanti da fare). Ci sono molti esempi che potremmo aggiungere, ma non è necessario farlo, perché l’essenziale è essere consapevoli dei rischi che tutti cogliamo nell’accogliere, perché normalmente le cose si ricevono secondo il destinatario, e questo non è facile da evitare.

Abbiamo anche delle opportunità. È bene che sappiamo come approfittarne. Come semplici suggerimenti, vorrei indicarne alcuni: arricchire la nostra conoscenza dell’Ordine, cercando di capire cosa ci preoccupa e ci occupa, rafforzare e aggiornare la comprensione di alcuni elementi centrali del nostro carisma sui quali possiamo leggere documenti molto interessanti, accettare un piccolo movimento di disinstallazione vitale pensando a come posso collaborare per rendere possibili le grandi sfide comuni che abbiamo come Scuole Pie, organizzare un buon piano di formazione nella comunità, lavorando su alcuni documenti del Capitolo o fare un ritiro comunitario incentrato su cosa possono significare per noi le decisioni del Capitolo. 

Vivere questo tempo anche in una dinamica di preghiera. Le nostre comunità hanno pregato intensamente prima e durante il Capitolo Generale, chiedendo al Signore che la nostra assemblea sessennale fosse una “opportunità dello Spirito“. Credo che non dobbiamo mancare di farlo. Dobbiamo situare l’accoglienza del Capitolo nella vita di preghiera delle nostre comunità e opere, così come nella nostra vita di preghiera personale. A poco a poco, come la pioggia che bagna la terra – se è costante – la nostra preghiera ci trasformerà secondo la volontà di Dio. Per questo vi ricordo una delle petizioni che fa parte della preghiera preparata per il Capitolo.

Vieni, Spirito Santo. Aiutaci a contemplare la vita e il mondo con gli occhi di Gesù. Rendici umili e fedeli discepoli del Signore, come Maria, nostra Madre, e come il Calasanzio, nostro fondatore. Per la tua intercessione, che il Capitolo Generale del nostro Ordine sia accettato e accolto per la Gloria di Dio e l’utilità del nostro prossimo. AMEN.

Concludo questa lettera fraterna con una semplice storia del Capitolo, che penso illustri molto bene ciò che voglio dire in questa lettera. Durante il Capitolo abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare molte testimonianze dagli stessi capitolari, che ci hanno parlato dei progetti dell’Ordine, delle nuove presenze, ecc. Uno di loro è stato Roberto Dalusung dall’ Asia Pacifico. So che mi perdonerà se lo cito esplicitamente. Roberto ha spiegato il progetto di pastorale vocazionale scolopico in Asia, specialmente nei Paesi dove non siamo presenti. La sua presentazione è stata una testimonianza vocazionale, in cui si intrecciano molti dei valori di cui abbiamo parlato nelle sessioni di lavoro. Ascoltandolo abbiamo potuto vedere cosa significa l’amore per l’Ordine e per il Calasanzio, la forza della preghiera, l’audacia nella proposta, la serena fiducia nel Dio delle chiamate, l’apprendimento della generosità dei giovani, il lavoro per la costruzione delle Scuole Pie, la tenace pazienza di chi sa che il padrone dei processi è un Altro, e molte altre cose che sono nel profondo dell’anima di ogni scolopio. Forse è per questo che l’ovazione con cui è stata accolta la sua testimonianza è stata lunghissima. Grazie, Roberto!

Un abbraccio fraterno

 

P. Pedro Aguado Sch.P.

Padre Generale