Il Calasanzio ha iniziato le sue Costituzioni, scritte ormai 400 anni fa, con una frase che gli scolopi di tutte le generazioni hanno imparato a memoria: “Spiritu Sancto duce”. La Congregazione Generale ha deciso di convocare il nostro 48° Capitolo Generale sotto questo motto tanto caro al santo fondatore: “Sotto la guida dello Spirito Santo”.

Questo non è solo un “ricordo giubilare”. È vero che all’approssimarsi del quarto centenario della stesura delle Costituzioni di San Giuseppe Calasanzio ci sentiamo tutti particolarmente grati a Dio per la paternità del Calasanzio sulle Scuole Pie e per la grandezza e la semplicità della vocazione che egli ha generato nella Chiesa, la vocazione scolopica. È anche vero che nasce in noi il desiderio di commemorare, di celebrare, di mostrare la bontà di Dio per l’Opera del Calasanzio, che è in cammino da quattro secoli e ha una storia di dedizione ai bambini e ai giovani. È vero che, in questa dinamica, ci piace sottolineare idee o frasi che richiamano la nostra attenzione e che vogliamo sottolineare, essendo quella che ci occupa – sotto la guida dello Spirito Santo – una delle più significative.

Ma quello che vogliamo e di cui abbiamo bisogno è molto di più. Ciò che cerchiamo, sogniamo e speriamo è che il nostro Capitolo generale sia, in verità, un’occasione dello Spirito, un’opportunità per ascoltare e accogliere le sue ispirazioni, uno spazio di discernimento spirituale che ci aiuti a segnare la direzione che l’Ordine deve seguire nei prossimi anni, nella fedeltà al Vangelo, al Calasanzio e alla nostra missione educativa e pastorale.

Scrivo questa lettera fraterna per contribuire a questo prezioso obiettivo: che si rifletta a fondo su cosa significa celebrare un Capitolo generale “sotto la guida dello Spirito Santo”.

Vorrei concentrarmi solo su due aspetti, per rispettare non solo lo spazio, ma anche il significato di una Salutatio. Da un lato, vorrei invitarvi ad avvicinarvi alle chiavi da cui il Calasanzio parla della fedeltà allo Spirito. E, d’altra parte, voglio proporre alcuni atteggiamenti che possono aiutarci in questo compito entusiasmante.

In primo luogo, credo che ci siano tre spazi particolarmente importanti in cui il Calasanzio parla della guida dello Spirito: la Chiesa, la Formazione e la Preghiera. Ce ne sono molti altri, ma questi sono particolarmente chiari e significativi per me. 

Il Proemio del Calasanzio (CC 1 y C4) inizia dicendo “Cum in Ecclesia Dei”. Fin dal primo momento, il Calasanzio ha chiaro che vuole vivere nella Chiesa, esserle fedele, e ascoltare in lei la voce dello Spirito, che esorta (tendant) e convoca (vocavit) a cooperare in modo diligente alla missione evangelizzatrice. Per il Calasanzio è molto chiaro: viviamo e siamo “nella Chiesa di Dio”, e in essa e con essa discerniamo, lavoriamo, collaboriamo e sentiamo. Cosa significa questo per noi oggi? Indubbiamente, come per il Calasanzio: fedeltà, appartenenza, impegno, ascolto, preghiera… tante cose!

Dobbiamo ascoltare la voce della Chiesa, che oggi ci chiama alla centralità di Gesù Cristo, alla preferenza per i poveri, all’autenticità della vita, alla misericordia, all’annuncio gioioso della Buona Novella, alla povertà e alla semplicità della vita, all’esperienza autentica e ferma del nostro carisma specifico, alla testimonianza evangelica del superamento dell’autoreferenzialità e del clericalismo. Ascoltiamo il Papa che ci chiama “ad essere, veramente, esperti di comunione e a uscire da noi per andare con audacia verso le periferie esistenziali, e ci invita a una nuova “Pentecoste degli Scolopi”. Accogliamo i desideri di Francesco, che spera che la casa comune delle Scuole Pie si riempia di Spirito Santo, in modo che si crei in voi la necessaria comunione per portare avanti con forza la missione propria degli Scolopi nel mondo, superando le paure e le barriere di ogni tipo. Le vostre persone, comunità e opere possano irradiare in ogni lingua, luogo e cultura la forza liberante e salvifica del Vangelo. Che il Signore vi aiuti ad avere sempre uno spirito missionario e la disponibilità a mettervi in cammino[1]”.

Penso che questa debba essere una delle chiavi da cui il nostro Capitolo può vivere “sotto la guida dello Spirito Santo”: ascoltare la voce del Popolo di Dio e prendere decisioni in una profonda comunione ecclesiale. Viviamo in una Chiesa che ci aiuta a guardare ai giovani, alla fede e al discernimento vocazionale; in una Chiesa che cerca di crescere nella sinodalità e nella partecipazione corresponsabile; in una Chiesa che propone un nuovo Patto Educativo Globale; in una Chiesa che cerca un’educazione che parta da un’ecologia integrale. Facciamo parte di una Chiesa che lotta in ogni contesto per annunciare chiaramente il messaggio del Vangelo e per essere portatrice della carità di Cristo per tutti gli uomini e per tutte le donne.

In secondo luogo, mi piace contemplare il Calasanzio che parla del Maestro dei Novizi (CC23). Il Calasanzio chiede al formatore di “scrutare attentamente in tutti l’inclinazione interna e il modo come seguono la guida dello Spirito Santo”. Il compito formativo è contemplato dal Calasanzio come un esercizio di continuo discernimento per scoprire e assecondare le ispirazioni dello Spirito Santo nel proprio cuore. E se questo si può dire della formazione dei novizi, possiamo e dobbiamo dirlo di tutta la vita scolopica, a qualsiasi età e momento della vita.

Se viviamo aperti alla volontà di Dio, cercando di incarnare la vocazione con un onesto e umile desiderio di autenticità, la persona e la vita dello scolopio diventano uno spazio per la manifestazione di Dio, che spinge dall’interno (internam propensionem) verso la pienezza vocazionale.

Per questo il nostro Capitolo generale passerà un po’ di tempo a riflettere su “lo scolopio di cui abbiamo bisogno” e sui mezzi con cui possiamo aiutarci a vicenda a crescere. In questo compito la formazione iniziale è fondamentale, ma soprattutto lo è la vita scolopica vissuta in un crescente sforzo di autenticità. Anche in questo è in gioco l’apertura allo Spirito. 

Un terzo spazio di cui il Calasanzio parla esplicitamente come occasione dello Spirito è la preghiera, la meditazione calma e serena della Parola di Dio, il vissuto sincero della vita spirituale. Tutti conosciamo la preziosa espressione del Calasanzio in cui – citando Giovanni 3, 8 – afferma che “la voce di Dio è voce di spirito che va e viene, tocca il cuore et passa; né si sa donde venga o quando spiri; onde troppo importa lo star sempre in osservazione perché non venga all’improvviso e passi senza frutto[2]”.

Sono molto contento che il Capitolo generale dedicherà parte del suo lavoro per entrare in quello che potremmo chiamare il “modo calasanziano di pregare”, e può offrirci alcuni indizi per approfondire aspetti della nostra spiritualità che a volte possiamo trascurare. Per il Calasanzio la preghiera è uno spazio di ascolto e di docilità alle indicazioni dello Spirito Santo, legato alla calma e al silenzio interiore, con la meditazione e la contemplazione del Signore.

Molte volte ho pensato che noi scolopi non conosciamo o trascuriamo la profondità della spiritualità calasanziana, e a volte ci rivolgiamo ad altre spiritualità o devozioni più o meno lontane dalla nostra identità. Dobbiamo entrare più profondamente nel patrimonio spirituale del Calasanzio e formare i nostri giovani a partire da esso. A volte vedo persino nelle Case di formazione certi modi di pregare che non rispondono a ciò che abbiamo ricevuto come eredità, e ben consolidato, del nostro patrimonio spirituale.

Sintetizzo questa prima parte della mia riflessione condivisa richiamandone il filo conduttore. Ci aiuta a capire cosa significa celebrare un Capitolo Generale sotto la guida dello Spirito Santo per avvicinarci agli spazi privilegiati che il Calasanzio evidenzia come “occasioni dello Spirito”. Ho voluto evidenziarne tre in particolare: la nostra esperienza ecclesiale, la nostra formazione e vita scolopica attenta all’opera interiore dello Spirito e la nostra esperienza spirituale e di preghiera. Indubbiamente, tre aree che dovremmo tenere ben presenti in questi mesi e nei prossimi sei anni.

Vorrei dedicare la seconda parte della mia lettera fraterna a sottolineare due atteggiamenti che possono aiutarci in questo compito molto emozionante di vivere sotto la guida dello Spirito Santo. Credo che il nostro Capitolo generale ci renderà un grande servizio se ce li proporrà e ce li ricorderà tutti, e che faremo del Capitolo un buon spazio di discernimento se li vivremo e li condivideremo. Ognuno di essi meriterebbe  una riflessione molto ampia, ma credo che valga la pena dire qualcosa su ognuno di essi.

Vivere la vita come un processo spirituale. La nostra vita è solitamente piena di attività, lavoro e responsabilità varie. Questo, probabilmente, non cambierà mai. Ma ci sono alcune dinamiche che, senza “risparmiarci lavoro”, ci aiutano a vivere più consapevolmente tutto ciò che facciamo, e a saper percepire la presenza di Dio nella nostra vita. Si tratta di saper dare un nome a ciò che viviamo; lavorare per mettere tutto nelle mani di Dio; prendersi cura di quelle mediazioni che ci aiutano a vivere più centrati sulla fede; lavorare sulla nostra libertà interiore che ci aiuta a decidere a favore del bene comune e non dei nostri progetti personali; prendersi cura delle diverse dimensioni della nostra vocazione essendo consapevoli della nostra fragilità; cercare quegli aiuti che possono rafforzarci; trovare nella missione e nella comunità sostegno e forza; prendersi cura di quei tempi in cui possiamo essere più dediti al lavoro interiore, valorizzandoli nella loro giusta misura; vivere la vita quotidiana come chiave di fedeltà, ecc. In breve, si tratta di supporre che la nostra vocazione abbia bisogno di un processo spirituale attento e condiviso. Spero che il nostro Capitolo ci offra una parola su tutto questo.

Valorizzare la dedizione alla missione. Per lo scolopio, la dedizione ai bambini e ai giovani è l’espressione più genuina dell’incontro con Cristo. Fin dalla nascita del nostro Ordine, questo “segreto calasanziano” ci ha segnato profondamente: “Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me” (Mc 9, 37). Il Calasanzio si riferisce a questo testo nel suo Proemio, e lo ha incarnato lungo tutta la sua vita. E’ un bene che il nostro Capitolo generale, che sarà ben consapevole del 400° anniversario del Memoriale al Cardinale Tonti, offra una guida sul nostro necessarissimo ministero. È molto utile leggere nel Proemium del Calasanzio che tendiamo alla perfezione della carità, sotto la guida dello Spirito Santo, attraverso l’esercizio del nostro ministero (CC1, C4). La nostra missione non è solo un “lavoro”, ma lo spazio privilegiato dell’incontro con Cristo.

Ho l’esperienza di aver parlato con molti giovani scolopi che stanno iniziando il loro ministero e stanno facendo le loro prime esperienze come educatori e come sacerdoti. È molto frequente che mi dicano qualcosa del genere: “E’ molto più quello che mi danno i bambini che quello che io do loro” o “Quello che mi sostiene nella mia vocazione è l’incontro con i bambini”. Durante l’esperienza della pandemia ho potuto parlare con diversi scolopi, tutti coincidenti in una profonda nostalgia: “Sento la mancanza dei bambini”. La nostra missione, il nostro impegno quotidiano verso i bambini e i giovani, è un elemento centrale della nostra esperienza spirituale e della nostra capacità di vivere sotto la guida dello Spirito Santo.

Continuiamo a pregare per i frutti del nostro Capitolo generale, affinché tutto sia a lode di Dio e utilità del prossimo.

Ricevete un abbraccio fraterno.

P. Pedro Aguado Sch. P.

Padre Generale

 

 

[1] FRANCESCO. “Messaggio alle Scuole Pie con occasione dell’Anno Giubilare Calasanziano”. Novembre 2016.

[2] San Giuseppe Calasanzio. OPERA OMNIA. Capitolo 1, pagina 169. Lettera del 22 novembre del 1622.

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