Una delegazione della Provincia Ungherese dell’Ordine delle Scuole Pie si è recata a Roma, guidata dal Padre Provinciale Viktor Zsódi, e composta da direttori delle istituzioni scolopiche e collaboratori del centro della Provincia. Il viaggio aveva un duplice obiettivo: da una parte, partecipare alla giornata di studio organizzata dalla Conferenza Ungherese dei Superiori Religiosi Maschili e dal Forum Ungherese dell’Educazione Religiosa; dall’altra, vivere un pellegrinaggio comune che offrisse l’opportunità di approfondire il rapporto con la Chiesa e con la famiglia scolopica.

Domenica a mezzogiorno, la delegazione ha potuto pregare il Regina caeli insieme a papa Leone XIV in piazza San Pietro. Il Santo Padre ha salutato i pellegrini riuniti dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano e ha sottolineato nel suo discorso:

« Sempre e ovunque possiamo dare testimonianza di Dio, che è amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realtà della vita divina, per mezzo della quale tutto è stato creato dal nulla e redento dalla morte. »

Nel pomeriggio, il gruppo ha partecipato alla santa Messa celebrata nella casa madre dell’Ordine delle Scuole Pie, la casa di San Pantaleo a Roma.

Il celebrante principale è stato il padre scolopio József Urbán, attualmente Assistente generale responsabile degli affari asiatici dell’Ordine. P. József ha accolto con grande affetto la delegazione ungherese in questo edificio così significativo per la storia dell’Ordine e, nella sua omelia, ha collegato il messaggio del Vangelo con la missione della comunità scolopica.

Ha sottolineato che il motto scolopico Pietas et litterae non esprime soltanto l’unità tra fede e conoscenza, ma anche il fatto che l’amore e la presenza di Dio diventano una forza trasformatrice nella parola umana, nella cultura e nell’educazione. Essere Scolopio significa dunque che fede, amore e cultura servono insieme lo sviluppo e la dignità della persona.

« Essere Scolopio significa permettere che la parola di Gesù abiti in noi in modo tale che la nostra vita, il nostro insegnamento e la nostra presenza educativa diventino anch’essi parola. Una parola nella quale un bambino, un giovane, una persona affidata a noi possa intuire: non sei orfano. Hai un Padre, hai un futuro, c’è dignità in te, hai un posto nella vita; l’amore di Dio cerca anche te. »

Nel contesto della Messa, i membri presenti della Fraternità scolopica hanno rinnovato i loro impegni.

Il pellegrinaggio è proseguito il giorno seguente con la visita al centro storico dell’Ordine delle Scuole Pie: la casa e la chiesa di San Pantaleo, sede della Curia Generalizia, seguita da una passeggiata nel quartiere di Trastevere guidata dallo scolopio Roland Márkus. I partecipanti hanno potuto conoscere e contemplare oggetti personali di san Giuseppe Calasanzio, la sua stanza, le sue reliquie corporali e la sua tomba, così come numerosi ricordi importanti della storia dell’Ordine. Un’esperienza particolarmente significativa è stata la contemplazione del quadro di Calasanzio esposto nella chiesa di Santa Dorotea e la visita alla prima aula scolopica situata nell’edificio vicino.

Le storie personali, gli aneddoti e i piccoli dettagli legati ai luoghi storici hanno avvicinato ancora di più ai partecipanti la figura del Fondatore e hanno illuminato la nascita e lo sviluppo del carisma scolopico.

Martedì 12 maggio, la delegazione ha partecipato a una conferenza pedagogica celebrata nel salone degli atti dell’Accademia Ungherese di Roma, intitolata: Le costellazioni ungheresi dell’educazione – Tracciare nuove mappe di speranza nell’educazione cattolica ungherese. La conferenza si è svolta su iniziativa del Padre Provinciale scolopio Viktor Zsódi ed è stata organizzata dalla Conferenza Ungherese dei Superiori Religiosi Maschili e dal Forum Ungherese dell’Educazione Religiosa, con la partecipazione di numerose comunità di grande rilevanza nell’educazione cattolica ungherese.

La padrona di casa della conferenza è stata Rita Rubovszky, direttrice dell’Autorità Scolastica Cistercense, recentemente nominata dal vescovo János Székely consulente principale della commissione educativa della Conferenza Episcopale Ungherese.

La conferenza è stata inaugurata con il discorso di Péter Kveck, ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede ed ex alunno scolopio di Kecskemét. Anche Márk Aurél Érszegi, direttore dell’Accademia Ungherese di Roma, ha rivolto alcune parole di saluto.

Tra i relatori vi erano, in rappresentanza dei francescani, András Mikesy e Andrea Vörös, docenti della Scuola e Liceo Francescano Sant’Angela; il Padre Provinciale Gábor Vitális, della comunità salesiana Don Bosco; p. John Bayer, in rappresentanza dei cistercensi, insieme ai professori Balázs Tóth, Tamás Lőrincz e Zoltán Bozsik; Balázs Puskás, da parte dell’Istituzione Educativa San Michele di Vác; p. István Seszták, dell’Arcieparchia Greco-Cattolica di Hajdúdorog; e, in rappresentanza della Provincia Ungherese dell’Ordine delle Scuole Pie, il Padre Provinciale Viktor Zsódi, p. Roland Márkus e Petra Kalmár, collaboratrice del centro provinciale.

Le relazioni hanno illuminato da molteplici prospettive la situazione attuale dell’educazione ungherese e, in particolare, dell’educazione ecclesiale e delle scuole religiose. Sono state presentate esperienze su innovazioni, buone pratiche, sfide attuali e ricerca di cammini per il futuro.

Nella sua conferenza intitolata Accompagnare il cuore nelle periferie, lo scolopio Roland Márkus ha riassunto le risposte del Movimento Calasanz alle sfide di una società sempre più segnata dalla solitudine.

Attraverso esperienze personali, ha presentato il lavoro volontario svolto nell’insediamento rom di Sátoraljaújhely, dove i giovani non solo offrivano aiuto, ma, entrando con coraggio e cuore aperto, sperimentavano direttamente la realtà di coloro che vivono nella periferia. Una delle idee centrali dell’esposizione è stata che la povertà più profonda non è la mancanza materiale, ma l’invisibilità sociale: quando le persone “non appaiono sulla mappa” e rimangono escluse dall’attenzione della comunità.

Nel suo intervento ha sottolineato che le comunità ecclesiali ed educative hanno la responsabilità di riconoscere il proprio coinvolgimento nei problemi dell’esclusione sociale e della solitudine, e di dirigersi consapevolmente verso coloro che vivono nella periferia. Le scuole e le comunità scolopiche devono diventare punti di incontro dove il volontariato, la presenza personale e l’esperienza comunitaria aiutano a integrare i poveri, i soli e i giovani. Ha evidenziato che non basta parlare di coloro che vivono nella periferia, ma bisogna offrire loro la possibilità di esprimersi e di essere presenti nella comunità.

«Non dimentichiamo: quando, offrendo una presenza autentica, guidiamo coloro che ci sono stati affidati dalla solitudine digitale e dalla periferia verso gli incontri personali, non collochiamo soltanto destini dimenticati o isolati sulla mappa della storia della salvezza, ma anche noi stessi diventiamo visibili e pienamente umani per noi e per gli altri attraverso quell’incontro».

La conferenza congiunta del Padre Provinciale Viktor Zsódi e di Petra Kalmár, collaboratrice della Segreteria Pastorale e Pedagogica della Provincia Ungherese dell’Ordine delle Scuole Pie, portava il titolo Il carisma scolopico come creatività pedagogica. In essa hanno condiviso riflessioni sulla costruzione di un ecosistema pastorale e sul processo di “tracciare mappe” nel mondo dei giovani di oggi.

Secondo l’idea centrale dell’intervento di p. Viktor Zsódi, l’educazione cattolica e la pastorale possono diventare una vera “mappa di speranza” solo se gli educatori e gli operatori pastorali, seguendo l’esempio di san Giuseppe Calasanzio, non impongono ai giovani risposte prefabbricate, ma cercano il cammino dell’evangelizzazione mediante una presenza attenta, ascoltando la realtà e riconoscendo i veri interessi dei giovani.

«Per noi, la creatività pedagogica non significa fabbricare nuove tecniche, ma quella libertà spirituale capace di trovare nuove forme per lo stesso amore evangelico. Gli sviluppi sono diventati parte di un processo spirituale: la ricerca di come la nostra spiritualità possa incarnarsi nuovamente oggi».

Nella seconda parte della relazione, Petra Kalmár ha interpretato il carisma scolopico come creatività pedagogica: «non come produzione di nuove tecniche, ma come forma di una libertà spirituale capace di trovare nuove espressioni per lo stesso amore evangelico». Perciò, dietro gli sviluppi presentati non c’era principalmente una logica organizzativa, ma una visione teologica: la ricerca di come la spiritualità possa tornare a prendere corpo oggi nel mondo dei giovani. La conferenza ha sottolineato che «se il carisma vuole realmente incarnarsi nel presente, allora avrà anche forme organizzative». Nella tradizione cristiana, le strutture sono evangeliche quando servono la vita. Per questo, il rinnovamento organizzativo non è una “burocratizzazione” del carisma, ma una delle sue forme di incarnazione.

Così, l’obiettivo della pastorale è costruire una rete di relazioni «nella quale religiosi, collaboratori laici, giovani e le loro famiglie non lavorino gli uni accanto agli altri, ma si considerino parte di una missione comune». È stata anche sottolineata in modo particolare la “teologia della gratuità”: «la conoscenza veramente preziosa ha carattere di dono». Per questo l’educazione non può diventare semplicemente una “produzione di prodotti”, ma deve costruire una cultura comunitaria nella quale la conoscenza possa essere condivisa e trasmessa. Non è solo una questione tecnica, ma anche una presa di posizione spirituale di fronte alla logica della competizione.

Il messaggio finale della conferenza è stato che «il carisma scolopico è una realtà viva che in ogni epoca cerca un nuovo linguaggio, perché l’educazione cristiana è l’incarnazione costante del Vangelo nella vita delle persone di ogni tempo».

Secondo i programmi, questa conferenza romana rappresenta un primo passo: relatori e partecipanti hanno espresso insieme il desiderio che il dialogo continui e di poter così continuare a servire la causa dell’educazione ungherese. È stato anche manifestato il desiderio che il prossimo anno questo scambio si arricchisca con la partecipazione di relatori provenienti da altre realtà e si apra già all’ambito internazionale.

Il viaggio a Roma è culminato mercoledì mattina con la partecipazione all’udienza papale. Nella sua catechesi, papa Leone XIV ha meditato sulla figura della Beata Vergine Maria come modello, membro eminente e madre della Chiesa, nella quale la Chiesa contempla la propria vocazione: essere una comunità che accoglie la Parola di Dio, vive nella fede e porta Cristo al mondo. Ha incoraggiato i fedeli a unirsi alla Chiesa con un amore e una fedeltà più profondi, seguendo l’esempio di Maria e riconoscendo in lei il dono di Dio e la comunità della salvezza.

Rafforzata dalla benedizione apostolica di papa Leone, la delegazione pellegrina è tornata a casa per continuare a mettere al servizio dell’educazione ecclesiale ungherese tutti i tesori spirituali e intellettuali raccolti durante questi quattro giorni.

Csaba Szabó
Ufficio di Comunicazione della Provincia d’Ungheria